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AMARANTO»VERSO LA SFIDA SALVEZZA
LIVORNO. Era fine giugno. Ci chiamò un collega di Genova, «guarda che l’affare per la cessione di Paulinho alla Sampdoria è praticamente fatto. Manca la firma ma le società sono d’accordo». Non ci...
LIVORNO. Era fine giugno. Ci chiamò un collega di Genova, «guarda che l’affare per la cessione di Paulinho alla Sampdoria è praticamente fatto. Manca la firma ma le società sono d’accordo». Non ci risultava, però il calciomercato è lineare come un sismografo durante uno tsunami. E allora approfondimmo. «Ma le condizioni?». Risposta sicura: «Al Livorno vanno 5 milioni più Fiorillo e Gentsoglou». Bene, in quel momento capimmo che Paulinho (a meno di rilanci) non sarebbe andato alla Samp.
Troppo furbo il presidente Spinelli, uno che si può mangiare Riccardo Garrone a colazione coi biscotti. Fiorillo sarebbe stato un panchinaro, Gentsoglou idem, e con 4 milioni (ingaggio compreso) ci compri una punta che rischia di renderti meno della metà di Paulinho. Insomma, virtualmente era una valutazione di 7-8 milioni, nella realtà dei fatti molto meno. Da qui il rilancio di Spinelli che, chiedendo 10 milioni cash, fece intendere che non c’era pane secco.
Le chance di salvezza del Livorno sono nate in quel giorno. Grazie a Spinelli che ha rinunciato all’uovo oggi senza essere sicuro della gallina domani, grazie a Perotti che lo ha consigliato e confortato nella scelta di non cedere, grazie a Nicola che ha posto la conferma di Paulinho in cima al suo progetto.
Domenica Livorno-Sampdoria sarà anche il rewind di questo scontro di mercato, scivolato via tra qualche scintilla e qualche goliardata come quella che vedete in foto: Garrone che regala a Spinelli la maglia di Paulinho con la scritta 10 milioni, come a dire “ti do questa invece dei soldi”.
Spinelli si è preso maglia e Paulinho, affidando al suo pupillo brasiliano una fetta dei sogni di salvezza. E domenica per il 9 amaranto sarà la partita del “sono” contro il “sarei potuto essere”. Sicuri, conoscendo “Paolo”, che dentro di lui non c’è ombra di rimpianti.
«Paulinho avremmo potuto venderlo - conferma oggi Spinelli - ma in realtà sapevo che in serie A poteva far bene, bisognava solo che arrivasse l'offerta giusta. La Sampdoria aveva manifestato un forte interesse, ma non siamo riusciti a trovare un'intesa sul piano economico e così abbiamo deciso di fare un sacrificio, tenendoci il giocatore. A volte tenere un giocatore è un sacrificio più grande di venderlo». Già, ma a volte l’uovo diventa gallina.
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