Gioco
Balleri: Livorno-Samp, vincerà la fame
Parla il doppio ex. «Gli amaranto hanno la mentalità da battaglia, i blucerchiati no. Ma occhio al loro contropiede»
LIVORNO. Quattro anni con la maglia blucerchiata sulla pelle. Addirittura sei con quella amaranto, la più sognata, la più amata da un livornese verace come David Balleri. L'ex pendolino, ora guida i Giovanissimi Nazionali del Livorno, ma non ha perso i contatti con la realtà genovese. Impossibile con la moglie e la famiglia di lei tifosi della Samp.
«In effetti - sorride David - questa è una settimana particolare durante la quale riceverò tante telefonate da Genova».
Come si presentano le due squadre a questo scontro diretto?
«Il Livorno molto bene. Dispiace per la sconfitta di Napoli, ma il cammino degli amaranto è perfettamente in linea con l'obiettivo fissato dalla società all'inizio della stagione. La squadra, tranne le partite con Roma e Napoli, quando ha giocato con avversarie del suo livello non ha affatto demeritato. La Samp invece è partita molto male».
E questo ha creato qualche malumore a Genova...
«E' normale. La squadra sta andando male in rapporto al potenziale di cui dispone Delio Rossi. Non dimentichiamoci che la Samp ha perso molto male anche il derby per cui i tifosi sono sul chi va là. La partita con il Genoa fu davvero inguardabile».
Nella Samp ci sono due illustri ex: Fiorillo e Gentsoglou che però sono ai margini...
«Sì. Per loro sarà una domenica all'insegna della nostalgia perché tornano da comprimari in uno stadio che li ha visti protagonisti. Non sarà facile tenere sotto controllo le emozioni. Tra l'altro non mi sembra che quanti giocano al loro posto stiano facendo sfracelli. Secondo me un centrocampista come il greco alla Samp farebbe molto comodo in campo».
Che tipo di partita pensi di vedere?
«Ho seguito spesso la Sampdoria in tv. E devo dire che ha sempre assunto un atteggiamento guardingo. Ha aspettato gli avversari nella speranza di trovare la gioca in contropiede con Eder e Gabbiadini. Stabilire a priori chi sarà più aggressivo è sempre complicato. Certo. Il Livorno gioca in casa e almeno nelle intenzioni dovrebbe essere più votato all'attacco».
Il ritorno del campionato dopo la sosta è sempre un'incognita. A chi avrà giovato di più?
«Al Livorno è servita di sicuro perché Nicola ha avuto la possibilità di far riposare chi ha tirato la carretta e di amalgamare gli ultimi acquisti. Lo stop del campionato ha permesso anche di metabolizzare i quattro gol di Napoli. Il tutto con la massima serenità garantita da una tifoseria che segue con passione la squadra aiutandola nei momenti di difficoltà.
L'ambiente doriano invece è rimasto sotto pressione per quindici giorni e questo comporta un bel dispendio di energie nervose».
Che cosa può fare la differenza in questa partita?
«La fame. Il Livorno lotta sempre con il coltello tra i denti perché sa che quella è l'unica via per arrivare alla salvezza. La Samp si trova in fondo alla classifica e molti dei suoi giocatori non sono abituati a vivere certe situazioni sgradevoli per cui rischiano di rimanere impelagati».
Quali sono i Livorno-Sampdoria che ti sono rimasti nel cuore?
«Sono due. Entrambi giocati e vinti da noi amaranto nel 2007. Il primo nel mese di maggio. Conquistammo i tre punti della salvezza proprio con i blucerchiati grazie a un gol di Antonio Filippini. Sei mesi più tardi vincemmo 2-1.
Era il Livorno di Camolese che dopo un inizio disastroso si stava risollevando dalla zona retrocessione. Eravamo convinti di farcela, ma alla fine della stagione purtroppo di arrendemmo, ma quella resta comunque una partita indimenticabile».
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