Il Tirreno

Livorno

Alessandra Di Batte uno strano ace le ha cambiato la vita

di Riccardo Ferretti
Alessandra Di Batte uno strano ace le ha cambiato la vita

Sei titoli italiani, nazionale, era una predestinata del tennis «Non mi divertivo più, lasciai tutto, ora la laurea mi ripaga»

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LIVORNO. Dottoressa scusi, quale è la medicina migliore per far diventare mio figlio un bravo tennista? «Occorre tanta volontà e sacrificio, oltre ad un buon talento. E comunque mi dia retta lo faccia studiare...».

Alessandra Di Batte, 24 anni, classificata "soltanto" 2/4 "per scelta", è attualmente una delle più forti tenniste italiane di seconda categoria. Mercoledì scorso si è laureata in farmacia con l'ottimo punteggio di 101, grazie anche ad una coraggiosa azione intrapresa cinque anni fa, che stiamo per raccontarvi.

Da Under ha vinto per ben sei volte il campionato italiano, ha cantato l'inno di Mameli per due volte con la maglia azzurra, con Astrid Besser e Corinna Dentoni, facevano parte delle promesse del tennis nazionale, dai 12 ai 16 anni. «Effettivamente ho vinto tanto a livello giovanile, sia individualmente che nelle gare a squadre».

A 16 anni è stata convocata nell' allora neonato Centro Tecnico di Tirrenia, l'attuale fiore all'occhiello della federazione, con lei, tra gli altri, c'erano attuali buoni tennisti come Alessandro Giannessi e Matteo Trevisan. Lì è rimasta per tre piacevoli anni durante i quali all'interno del centro ha anche concluso le scuole superiori. A 18 anni prese la dolorosa decisione di abbandonare il tennis professionistico e di tentare il test per farmacia. «Non ho chiuso occhio per tre notti. Ma ho ritenuto che fosse la cosa giusta da fare. Mi stavo accorgendo che ad alti livelli facevo fatica ad imporre il mio gioco, nei tornei future disputati trovavo giocatrici fisicamente più preparate, in quel periodo il mio diritto si era involuto, e in più non mi divertivo come da ragazzina. Mi mettevo troppa pressione e mi chiedevo se fosse giusto affrontare tutti quei sacrifici, farli affrontare ai miei genitori, e rinunciare a studiare. Se avessi continuato chissà, magari ora sarei forse tra le prime 400 del mondo, ma con una laurea in meno nel cassetto che mi dà grande soddisfazione e serenità per il futuro».

Da quel giorno trenta esami dati, pian piano la voglia di giocare a tennis che le è ritornata. «Grazie a Massimo Ciantelli, magari lo avessi conosciuto prima: mi ha fatto tornare la voglia di giocare e mi ha coinvolto a 360° in quella che era la mia passione, per di più nell'ambiente dove sono cresciuta con il maestro Piero Cocchella. Pian piano ho ritrovato il mio tennis, il grande divertimento della mia vita, che consiglio ai giovani e agli adulti».

Negli ultimi anni è diventata a Villa Lloyd il punto di riferimento di molte giocatrici e giocatori. «Sì mi fa piacere essere considerata dai ragazzini come il loro idolo e il loro esempio. Abbiamo costruito una squadra che ha vinto per due anni il titolo regionale di serie C, grazie anche all' impegno del presidente Amerigo Conti e di tutto il consiglio, e alle qualita' fuori e dentro il campo delle amiche-maestre Lucia Della Fazia e Veronica Volandri e delle giovani Giulia Cerutti e Carlotta Nassi. Il prossimo anno, magari con un nuovo acquisto, puntiamo a salire in serie B».

Il giorno che ci ha comunicato che non avrebbe partecipato ai campionati italiani di settembre ci ha colto di sorpresa, avevamo la percezione che sarebbe potuta arrivare almeno in semifinale, ancora una volta ha scelto prima il dovere poi il piacere. «Lo so, potevo far bene, negli Open di questa estate ero in grande forma. Ma dovevo preparare la tesi, rischiavo di non essere concentrata nè sui libri nè sul rosso»

Tra poco diventerà anche istruttrice di tennis di secondo grado. Da grande avrà l'imbarazzo della scelta. «Mi piacerebbe lavorare all'interno di una farmacia dedicando un paio d'ore al giorno all' insegnamento ai più piccoli. Ai quali dirò di credere nelle proprie possibilità e nei propri sogni ».

Brava, intelligente, lungimirante. Possibile che tutto ciò che fa riesca a farlo bene? «L'importante nella vita è programmare il proprio futuro, il più delle volte ci sono riuscita».

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