Il Tirreno

Livorno

Boldrini, una medaglia d’oro amaranto

di Mario Orsini
Boldrini, una medaglia d’oro amaranto

Pugilato: ai Giochi della Gioventù la Toscana seconda dietro la Puglia. La città celebra il successo della kermesse

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LIVORNO. Una medaglia d’oro nella categoria Canguri a coppie e una d’argento nella prova individuale dei Cangurini. La premiata “ditta” Michele Terreni ed Emanuele Santini e il bravissimo Manuel Boldrini colorano d’amaranto la 38esima edizione dei giochi della gioventù di pugilato e mandano in un brodo di giuggiole il pubblico. «Alla soddisfazione di avere organizzato, in maniera ottimale, questa finale nazionale dei giochi uniamo la contentezza di vedere tre dei nostri ragazzi dell’Apl sul podio», le parole di Tancredi Gioia, presidente della gloriosa società con sede nell’ex caserma Lamarmora e cuore pulsante della macchina organizzativa. Toscana seconda. Per i tre baby aspiranti pugili di casa nostra anche la soddisfazione di mettersi al collo la medaglia d’argento della prova a squadre nella classifica per Regioni. La Toscana grazie agli 11 punti conquistati dalla coppia Santini-Terreni e ai 9 di Manuel Boldrini si è classificata al secondo posto, con 33 punti complessivi, alle spalle della Puglia (36). Più indietro in fila indiana le altre 10 regioni presenti, ognuna con sei piccoli atleti. Ma di emozioni, specialmente ai piccoli protagonisti, questa bella edizione dei Giochi della Gioventù, ne ha regalate davvero tante cominciando dalla sfilata di sabato nell’immenso salone del Terminal Crociere. A fare da apripista la banda dell’Accademia Navale e subito dietro, con i relativi stendardi, le delegazioni regionali. Poi il saluto ai piccoli atleti e alle loro famiglie delle autorità sportive e istituzionali.

Tra loro il presidente nazionale della Fpi Alberto Brasca, il comandante dell’Accademia Navale Giuseppe Cavo Dragone, il presidente della Provincia Giorgio Kutufà e del Coni cittadino Giovanni Giannone, i dirigenti della FPI nazionale e regionale Massimo Scioti, Domenico Virton e Giuseppe Ghirlanda, di Tancredi Gioia e de mitico Franco Nenci. Interventi preceduti da un doveroso minuto di raccoglimento per ricordare le vittime dell'immane e assurda tragedia di Lampedusa. Giuramento di lealtà sportiva Tra i momenti emotivamente più importanti, le note dell’inno di Mameli e il giuramento di lealtà dei piccoli atleti. A leggerlo Jacopo Piacentino, un baby boxer dell’Apl che pur non avendo conseguito risultati sportivi sufficienti per essere inserito nella compagine del Granducato: «Nei quattro in cui è stato con noi si è sempre distinto per impegno, serietà, correttezza, rispetto delle regole, dei compagni e degli insegnanti. Davvero un modello», le parole di Marina Casini, della macchina organizzativa. Tra le belle parole lette da Piacentino, cui gli atleti hanno risposto lo giuro: l’impegno a gareggiare con sportività, senza l’ausilio di droghe e doping, per la gloria e l’amore dello sport. Differenziate le prove effettuate dai baby aspiranti boxer, a seconda delle Categorie di appartenenza: Cuccioli, Cangurini, Canguri e Allievi: esibizioni tecnico tattiche al sacco, corsa sui 25 metri, circuiti di abilità psicomotoria, sparring condizionato senza contatto fisico e serie di saltelli anche incrociati a tempo con una cordicella tra le mani. In ogni caso tutto in piena allegria. Particolarmente felici i tre piccoli eroi di giornata: i 12enni Michele Terreni, Emanuele Santini e Manuel Boldrini (nove anni). «Non mi aspettavo di vincere, da grande voglio fare il pugile o il medico», afferma Michele, sotto gli occhi di babbo, mamma e della sorellina Diletta. Chi sogna di salire sul ring è anche Emanuele Santini che come icona ha: Mohamed Alì e come modelli di riferimento più sottomano: Lenny Bottai e Luca Tassi. «Se non faccio il pugile vorrei fare il farmacista». Felice ma anche un po’ distaccato il piccolo Manuel Boldrini. Lui a queste cose c’è un po’ abituato: 1° nel 2010, 2° nel 2011, 5° nel 2012 e 2° nel 2013.

Autentico toccasana Luca Tassi, infine, sgombra il campo da deleteri preconcetti legati a questo tipo giovanile: «Ho partecipato cinque volte ai giochi della gioventù. Ho vinto la fase regionale e ottenuto ottimi piazzamenti in quella nazionale. Quello che ricordo, più con piacere, è il loro aspetto ludico. Il divertirsi stando insieme. Mi hanno aiutato a crescere dal punto di vista fisico e psicologico. La ginnastica pugilistica a questi livelli, non sono io a scoprirlo, è un vero toccasana. Ti abitua a coordinare e armonizzare i movimenti. A impegnare tutti i muscoli del corpo. Ti dà sicurezza e autostima e t'insegna a rispettare le regole. Non è detto poi che uno debba fare per forza il pugile. Anzi la maggior parte di questi ragazzini sicuramente non lo farà. I benefici che ne hanno tratto rimarranno invece per tutta la vita e i ricordi indelebili. Così come è accaduto a me». Insomma: Tutti protagonisti, nessuno escluso, come recitava lo striscione del Coni.

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