Sicurezza
Quant’è dura far convivere ricci e aquile
Crespina e Lorenzana, il calcio e i simboli Fusione tra club, in attesa di quella dei Comuni
INVIATO A CENAIA. Avete mai visto un’aquila e un riccio andare a caccia insieme? Li avete mai visti andare d’accordo? No, vero? C’è un posto, però, dove stanno cercando di forzare la mano al darwinismo. È tra i colli della provincia di Pisa, dove Crespina e Lorenzana si sono calcisticamente unite e lo stanno provando a fare anche dal punto di vista amministrativo, con il referendum per il Comune unico, in corso fino a oggi alle 15. Ieri, giornata di votazioni, le cose sul campo sono andate male: un sonoro 3-0 contro il Monterotondo Marittimo, la terza sconfitta in quattro partite per il Lorenzana Crespina ferma a tre punti in classifica. Un avvio difficoltoso... che rispecchia l’andamento dell’affluenza al referendum. Ieri alle 17,30, nei seggi della scuola di Cenaia, a pochi metri dal campo sportivo dove la squadra ha giocato, aveva votato appena il 15% dei cittadini.
L’aquila, simbolo di Lorenzana e il riccio, da sempre sinonimo di Crespina faticano a trovare l’intesa. Una strana coppia messa insieme più per convenienza che per convinzione. E se dal referendum dovesse uscire un risultato negativo, la situazione si complicherebbe. «Sarebbe un bel problema», dice Luca Turelli, il presidente del Lorenzana Crespina che fino a giugno è stato “solo” il massimo dirigente delle aquile.
Ma fondersi non significa solo firmare un po’ di carte, scegliere una maglia unica e disputare un campionato solo. Ci sono tanti passaggi economici e logistici, che meritano di essere approfonditi perché possono capitare a ogni latitudine.
Per questa fusione in terra pisana, l’organizzazione societaria, al momento, prevede l’utilizzo del campo di Crespina per le partite di prima squadra e Juniores (anche se finora le gare si sono disputate a Cenaia per permettere la realizzazione di nuovi spogliatoi a Crespina) e gli allenamenti a Lorenzana, compresi quelli di tre squadre della società Colline pisane, che gestisce solo settore giovanile. Il Comune di Crespina paga le bollette del campo, mentre quello di Lorenzana non ha fondi per fare altrettanto. Si tratta di una cifra fra i settemila e i diecimila euro. Mica briciole per la prima categoria.
Insomma, l’operazione è complessa e delicata, più di quanto possa sembrare. E l’esito del referendum “politico” condizionerà queste nozze calcistiche. «Se l’unione dei Comuni va in porto - riprende Turelli - potremo contare sul contributo della nuova amministrazione. Altrimenti dovremo trovare un rimedio che passa inevitabilmente per un ridimensionamento dell’attività»
Sarà anche per questo che qualche dirigente è andato in giro per Lorenzana nei giorni scorsi a sollecitare il voto tra le famiglie. Ne va della nuova squadra di calcio. Ma il clima, sia a Crespina che a Lorenzana non è proprio tranquillo su questo referendum. Uno dei dirigenti andati in “missione” preferisce non apparire per evitare screzi da paese. «C’è troppa divisione - dice - Ho amici per il sì e altri per il no e non voglio essere messo in mezzo a queste discussioni. Anche se per me bisognerebbe unirsi». Lo stesso dirigente, poi, si siede fuori dal campo a incitare la squadra. Peccato che dica sempre «gnamo ragazzi, forza Lorenzana». Non proprio l’inno dell’unione di squadre e Comuni. E quando qualcuno gli fa notare di citare anche Crespina, risponde: «Ma io abito a Lorenzana».
Un pantano dal quale non si esce, anche se non è il caso di abbinare la faticosa convivenza tra i due paesi con il cattivo andamento della squadra. Di giocatori “indigeni”, infatti, ce ne sono solo due e sono di Crespina. Nessun pervenuto da Lorenzana. Ma nel calcio, si sa, anche a questi livelli si va dove si può battere cassa, non certo dove porta il cuore. E da queste parti, proprio grazie alla fusione, qualche soldo in più rispetto ad altre società è stato trovato. Doppio numero di sponsor a disposizione e meno spese di gestione. Anche se, scavando, qualche perplessità sul progetto, specie a Crespina, c’è. Stefano Pellegrini, dipendente delle poste, ex presidente dei ricci e oggi numero due del nuovo club, ammette la situazione: «Le resistenze in paese non sono state per niente silenziose. Ma in mancanza di persone disposte a prendere il mio posto, mettersi insieme era l’unica soluzione. Speriamo di convincerli col lavoro e i risultati».
Pellegrini sa che non sarà facile. Anche perché la fusione sul campo va in senso opposto a quella che i sindaci sperano esca dalle urne. Lorenzana ha poco più di 1200 abitanti, Crespina 3700. A livello amministrativo la prima andrebbe “sotto” la seconda, ma a livello calcistico è proprio Lorenzana ad avere maggior potere, visto che l’anno scorso ha conquistato la promozione in Prima categoria, mentre i cugini sono retrocessi in Seconda. Da questa situazione è nata una società con cinque consiglieri per parte, ma l’allenatore è lo stesso che ha vinto il campionato col Lorenzana e da Crespina sono rimasti solo tre o quattro giocatori. Il resto o giocava già nel Lorenzana oppure è stato preso dalla dirigenza lorenzanese. In tutto 38 giocatori e chi non gioca segue la squadra dall’argine attorno al campo. «Mi sa che non verrò più a vedere il Crespina, non c’è rimasto più nessuno», dice un signore seduto in tribuna insieme a un’altra cinquantina di spettatori.
Scetticismo e campanilismo sono candelotti di dinamite pronti a esplodere posizionati sotto il ponte della fusione tra i due colli. A meno che non dilaghi, invece, il senso pratico tipico di chi ne ha vissute tante nella vita, imparando a guardare oltre le divisioni. «Il mondo è tornato ai tempi della guerra e l’unica cosa da fare è quella di unire le forze», dice Oliviero Gennai, 77 anni, uno che la sa lunga. Da oltre un decennio convive con una deambulazione precaria, per l’emorragia cerebrale derivata da un intervento alla carotide che gli ha tolto equilibrio e la capacità di gestire il movimento di una gamba. «Abito vicino al campo sportivo di Crespina - racconta - e vado sempre a vedere la partita. Quando gioca in trasferta mi faccio accompagnare. E anche dopo questa fusione, eccomi qui, seguo la squadra. Hanno fatto bene a mettersi insieme. Così come è giusta la decisione del Comune unico. In due si lavora meglio e si hanno più soldi a disposizione. In paese c’è chi è contrario sia alla scelta fatta dai dirigenti del calcio, sia a quella del sindaco. Ma sbagliano di grosso. È l’unica strada per avere futuro, perché noi vecchi dobbiamo pensare ai giovani. Io sono orgoglioso di aver creato una ditta d’imbianchini e di averla lasciata a mio figlio che, a sua volta, la lascerà al suo. Per me è un sollievo, ma non posso stare tranquillo per l’avvenire di mio nipote per come stanno andando le cose nel mondo».
Bisogna provarci, quindi. E quelli di Crespina e Lorenzana lo stanno facendo, anche se le fusioni nel calcio non sono una novità. L’anno scorso, lo stesso Lorenzana aveva dato vita al primo connubio tra pisani e livornesi attorno a un pallone, alleandosi con il Collesavetti, che a sua volta si era unito al Vicarello. Un matrimonio interrotto dall’opportunità di seguire la scia degli amministratori comunali lorenzanesi e crespinesi. «Abbiamo preso anticipato i tempi della politica - dice Pellegrini - Ma solo il tempo dirà se abbiamo fatto bene oppure no».
Parole che arrivano a fine partita. Quando gli spettatori se ne vanno scuotendo la testa. Uno di questi gli si avvicina e fa: «Quest’allenatore fa giocare troppo i suoi», criticando l’egemonia di Lorenzana all’interno della squadra a scapito di Crespina. Pellegrini allarga le braccia, si gira e fa un sospiro. Quant’è dura la convivenza tra ricci e aquile.
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