Gioco
Papere e incertezze, Bardi domenica flop Luci: può succedere
Dalle paratone di Genova al pomeriggio terribile di Napoli I compagni: adesso nessuno si permetta di crocifiggerlo
INVIATO A NAPOLI. Per tornare sulla terra Francesco Bardi da Salviano si è vestito da extraterrestre: maglietta e pantaloncini verdi su calzettoni blu. Ma l'abito, stavolta, non fa il miracolo di San Gennaro: quattro gol subiti, mai così tanti quest'anno, uno dopo appena tre minuti; il secondo su un tiro di Inler da quaranta metri che il portierino amaranto in fluo ha praticamente spinto in rete; il terzo di Callejon, invece, gli è passato accanto lento e beffardo. Mentre sull'ultimo, la sua respinta è finita dritta dritta sui piedi di Hamsik che prima di uscire tra gli applausi si è tolto la soddisfazione di gonfiare la rete sotto la curva B e alzare la cresta nei pressi della bandierina. Superman Bardi, quello del miracolo a Marassi su Calaiò e di paratone che hanno fatto gridare all'avvento del predestinato dei pali, al San Paolo è tornato umano: uno che sa come prenderle - il volo sulla punizione di Mertens nel finale era degno del suo idolo Gigi Buffon - ma a 21 anni può capitare pure la giornata storta, quella della papera che ti fa scuotere la testa, appoggiare le mani suoi fianchi per sopportare la frustrazione. A qualcuno domeniche così possono togliere fiducia e certezze, ma per altri, i campioni, è mestiere che entra, pelo sullo stomaco che cresce, ossigeno e linfa per guardare avanti. I pugili assaggiano il sapore del tappeto, i ciclisti la polvere, i portieri l’erba e la solitudine dentro alla folla.
Ma quando il protagonista della caduta è uno che qualsiasi cosa accada si presenta sempre con la faccia del vicino di casa e ha la squadra a proteggerlo non bisogna fare drammi. «Un infortunio come quello di Francesco - dicono in coro capitan Luci e Coda nel dopo gara - può capitare. Nello spogliatoio è bastato uno sguardo per dirci che è tutto ok, che può succedere, che gli errori si fanno tutti. Ci ha salvato tante volte, oggi nessuno si permetta di crocifiggerlo per quell’errore. È e resta uno dei migliori portieri del campionato».
La giornata di Bardi dentro al Marakanà dell'emisfero occidentale è cominciata alle 13,38 quando è sbucato fuori dal sottopasso dello stadio accompagnato dal vice Aldegani e il preparatore dei portieri Berti. Ancora in tuta amaranto, ancora inviolato. Ad aspettarlo il sole di Napoli dopo il temporale della notte e i fischi dei ventimila già appollaiati sui gradoni dello stadio un'ora e mezzo prima dell'inizio della partita. «È come entrare in un vespaio», racconta chi ha giocato al San Paolo..Stessa atmosfera alle 14,58 quando con le squadre ad un passo dal campo partono i fischi nel momento in cui lo speaker tra una hit di musica dance e l'altra pronuncia le formazioni. Il numero uno amaranto ci ha messo poco a capire che una tazzuriella e' café non sarebbe bastato a tenerlo in piedi. Dopo il calcio d'inizio sono passati appena venti secondi e Ceccherini, compagno di squadra dai tempi dei pulcini quando insieme tifavano il Livorno di Protti e Lucarelli, due che qui sono stati di casa, ha cercato di fargli subito uno scherzetto con un appoggio fuori misura di testa che gli ha fatto venire la techicardia. Due minuti ed eccolo il primo gol del Napoli. E poco importa se Rinaudo non chiude, Ceccherini non scala, Schiatta non spezza la ripartenza e prima ancora Luci tenta il sombrero invece di tirare innescando il chilometro lanciato di Martens, uno che fino a ieri a Napoli lo avevano visto solo agli allenamenti. A raccoglierla nel sacco sul diagonale di Pandev è Checco Bardi quello che ha iniziato nel Sorgenti Labrone, sogna di difendere la porta dell'Inter, è felice di fare il portiere tifoso e già vede l'azzurro, che per sua fortuna non è sempre quello di Napoli.
fedelazzotti
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