Gioco
«Voglio un regalo, vincete per me»
Il presidente carica i suoi e rivela: «Avevo già comprato il Napoli per 100 miliardi, per fortuna nella notte saltò tutto...»
LIVORNO. La carica del primo tifoso. Alla vigilia della dura trasferta di Napoli Aldo Spinelli è carico e fiuta il colpaccio. E' un capitano di lungo corso e sa perfettamente che il pronostico pende dalla parte degli azzurri, ma figuriamoci se lui, abituato com'è a lottare sa sempre, si dà per vinto ancor prima che il suo Livorno scenda in campo.
Presidente, ci siamo. Arriva la prima partita stagionale nella tana di una big. Sensazioni?
“È una gara affascinante in tutti i sensi. Per i giocatori, ma anche per i nostri tifosi. Giocare al San Paolo contro il Napoli è il massimo. Quanto a stimoli e motivazioni non dovrebbero esserci problemi. Queste sono le classiche partite che dal punto di vista del temperamento si preparano da sole».
Il pronostico sembra scritto...
«Può essere. Anzi. Questa ipotesi è plausibile, ma se giochiamo con la stessa grinta e la medesima attenzione dell'Arsenal l'altra sera possiamo fare risultato. Il Napoli è una delle due o tre realtà più importanti del campionato, ma in campo ci vanno due squadre e può succedere di tutto».
Come si immagina questa partita?
«È difficile dirlo. Sicuramente non dobbiamo chiuderci. Almeno nelle intenzioni dobbiamo pensare di giocare a viso aperto, tanto se ci difendiamo ad oltranza il finale è scritto perché loro sono più forti anche se noi abbiamo un Paulinho in più».
Lei confida molto nel brasiliano...
«Sì. Ho parlato con lui e con tutti i ragazzi. In settimana hanno preparato nel migliore dei modi partita. A Paulinho ho pronosticato che segnerà. Sì, sono proprio convinto che lo vedremo esultare al San Paolo».
Più che una speranza, la sua pare una certezza...
«Il giocatore, per i suoi trascorsi, è molto amato a Sorrento e a Napoli sarà seguito da tanti suoi ex tifosi. Per lui ci sarà una motivazione in più per fare bene».
Ci misuriamo con una società a cui lei è stato accostato spesso in passato. Che cosa c'è di vero?
«Molto. Per una notte il Napoli è stato mio».
Il retroscena è clamoroso...
«Sì e visto che sono trascorsi tanti anni lo rivelo volentieri».
Avanti, dica.
«Avevo offerto 100 miliardi per comprare la società. Era il periodo del dopo Ferlaino e la proprietà aveva accettato. L'acquisto era praticamente definito. Avrei preso l'80% delle quote. Il rimanente 20% sarebbe rimasto a Corbelli. Conosco Gianni da tantissimi anni. Volevo che restasse con me perché non sapevo fino in fondo che cosa avrei trovato dentro la società e lui mi sarebbe stato d'aiuto di fronte a qualsiasi evenienza».
Poi però l'affare saltò...
«Sì, perché la mattina dopo spuntò Naldi che di miliardi ne offrì 140 e il Napoli fu suo. Con una bella differenza...»
Quale?
«Io i 100 miliardi li avrei tirati fuori davvero, lui i suoi 140 li promise e basta e infatti il Napoli fallì».
E il Livorno?
«Credo di avere un santo protettore, lassù. Per fortuna sono rimasto qui. E oggi sono un presidente felice. Livorno è vicina a casa, il contesto è diverso e ho meno pensieri».
Napoli invece sarebbe stata una brutta gatta da pelare...
«Senza dubbio. Sarebbe stato un impegno non indifferente, però con 50-60mila tifosi ad ogni partita è tutta un'altra storia».
Quella notte trascorsa da presidente del Napoli in pectore che cosa le passò per la testa? Anche lo scudetto?
«Beh guardi. Avevo davvero grandi ambizioni. D'altronde non può essere altrimenti quando ci si misura con una piazza come quella partenopea. Lì c'è gente che non mangia pur di andare allo stadio. C'è una passione incredibile. Livorno, però, con le dovute proporzioni assomiglia tanto a Napoli e benedico il giorno che decisi di prendere la società amaranto».
Insomma, dopo quella con il Genoa ecco un'altra partita diversa dalle altre...
«Ma no, quella con il Napoli è una vecchia storia. Mi dispiace solo non essere presente al San Paolo. Ho i sintomi dell'influenza e resterò a casa. Il guaio è che quando seguo la squadra in televisione soffro tantissimo e finisce che mi agito sempre. E invece devo stare più calmo. Ma questo Livorno mi piace e mi emoziona. Sono davvero orgoglioso di questa squadra».
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