Il Tirreno

Livorno

Più fiaschi che fischi col Verona è sempre così

di Fabrizio Pucci
Più fiaschi che fischi col Verona è sempre così

Precedenti inquietanti negli ultimi due campionati: dalle sviste di Tommasi alla maglia di Cacia chiesta da Nasca. Anche Spinelli ieri ha alzato la voce

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Giochi contro il Verona e sai già che dovrai fare i conti con un arbitraggio discutibile, O meglio: indiscutibilmente favorevole ai gialloblù. La considerazione è frustrante, ma trova un triste riscontro oggettivo nei fatti.

Il Livorno è furioso. Nicola ha scelto il silenzio, ma in società hanno visto bene. Ieri anche il presidente Aldo Spinelli si è fatto sentire dopo la beffa del Bentegodi. Questa squadra va tutelata.

Sono almeno due i precedenti che meritano di finire sotto la lente d'ingrandimento in questo inizio di settimana al fiele per colpa dell'ineffabile Dino Tommasi di Bassano del Grappa, uno che abita a un tiro di schioppo da Verona, ma che viene sempre designato quando l'Hellas gioca al Bentegodi contro gli amaranto. Altro mistero buffo di un giallo che analizziamo in modo circostanziato.

Lo scandalo Nasca. 20 ottobre 2012. All'Ardenza il Verona si impone con il risultato di 2-0. Il Livorno soffre nel primo tempo e a metà ripresa incassa il gol di Cacia che ha l'effetto di svegliare la squadra amaranto che nel finale si riversa nell'area di rigore avversaria. I protagonisti sono due: Paulinho e l'inguardabile signor Nasca di Bari che arbitra a senso unico.

Annulla per fuorigioco un gol buono come il pane al brasiliano. Non contento il fischietto pugliese pochi minuti dopo nega al Livorno un sacrosanto rigore per intervento scomposto di Cacciatore sempre sul bomber di Caxia do Soul.

Il guaio è che non si tratta neanche dell'ultimo atto di una direzione di gara da 4 in pagella perché dopo la fine della partita l'arbitro, nel corridoio che conduce agli spogliatoi, si fa consegnare da Cacia la sua maglia ancora madida di sudore. Un bel regalino, non c'è che dire. Forse non sospetto, ma di certo inopportuno.

Il doppio Tommasi. Cinque mesi più tardi c'è un altro arbitraggio che finisce per sabotare i sogni amaranto. Dirige proprio Dino Tommasi, quello che due giorni fa ha abboccato al carpiato di Luca Toni. Nella partita dello scorso marzo il Livorno impartisce una lezione ai gialloblù che tuttavia riescono a pareggiare con Martinho il vantaggio iniziale firmato da Paulinho.

Al 20' del primo tempo Tommasi ammonisce Duncan per un normale fallo di gioco su Martinho. E' un episodio decisivo. Alfred non avrebbe meritato il giallo, ma tant'è: nella ripresa il ghanese atterra Cacia lanciato a rete e immediato scatta la seconda sanzione. Il centrocampista amaranto finisce sotto la doccia e il Livorno, che aveva ripreso a dominare, deve ripiegare su se stesso. Il vento della partita gira, ma il risultato non si schioda dal pareggio. Episodi pesantissimi che finirono per decidere la volata promozione e playoff visto che gialloblu e amaranto finirono a stretto contatto di gomito.

Toni ammette il tuffo. Infine è opportuno tornare sull'arbitraggio di domenica. Al di là del rigore inventato (è fantascienza pensare che l'esile Schiattarella possa abbattere quel pivot di Luca Toni) la direzione di gara è stata a senso unico. A fine partita Siligardi giustamente sacramentava: «Noi attaccanti non siamo mai stati tutelati. Io e Greco abbiamo subìto almeno quattro falli a testa non sanzionati».

L'ultima parola è stata quella di Soldatino Schiattarella. Mentre stava salendo sul pullman ha confidato che lo stesso Toni ha ammesso la svista arbitrale. Che dire: signor Tommasi, a non rivederci mai più.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web