Gioco
L’uomo dimenticato è uscito dal tunnel «Rinato con Nicola»
Sei partite in tre anni, ora Rinaudo è tornato protagonista «La società è stata eccezionale, il mister è l’uomo in più»
LIVORNO. Il Livorno non è e non sarà mai una squadra come tutte le altre. Quella prestigiosa maglia amaranto esercita un fascino irresistibile su chiunque abbia la fortuna, il privilegio di indossarla. Sei un giocatore normale? Metti la magica casacca sulla pelle e il tuo 'status' migliorerà sensibilmente perché giocare nel Livorno significa moltiplicare le energie, lavorare duramente e portare avanti una storia quasi centenaria.
L'ultima domenica di settembre ci ha regalato un'altra storia da raccontare. È quella di un ragazzo di 30 anni che a causa di una lunga serie di sventure temeva di aver chiuso con il calcio. E invece lo rivediamo lì nel cuore dell'area di rigore del Verona. Un colpo di testa in acrobazia e il pallone che gonfia la rete gialloblù per il momentaneo 1-1. Quel ragazzo è Leandro Rinaudo da Palermo che, appena uscito dal tunnel della sfortuna corre come un pazzo alla telecamera di Sky e grida: «Questo è per voi Francesco e Federico e per te Annamaria». Sono i nomi dei suoi due gemelli e della moglie.
Montagne russe. Il calcio ti dà, il calcio ti toglie. Benvenuti nel circo dell'effimero. La parabola di Rinaudo è un continuo saliscendi al cui confronto le montagne russe diventano piatte come una cronometro in Pianura Padana. Nel 2008 Rinaudo, a 25 anni, viene acquistato dal Napoli che lo preleva dal Palermo per 6 milioni di euro. Lui firma un quinquennale da 800mila euro e diventa uno dei difensori più quotati della serie A.
Con la maglia azzurra se la cava benissimo al punto da attirare l'attenzione della Juventus che nel 2010 lo acquista in prestito oneroso con diritto di riscatto fissato a 5 milioni. Sembra il trampolino di lancio. Il problema è che sotto la piscina è vuota e quando Leandro si tuffa di fa male. Con la maglia bianconera ha giusto il tempo di giocare una sola volta prima di infortunarsi. Ernia al disco, poi un intervento al tendine d'Achille. Ciao Juve ed è di nuovo Napoli, stavolta da comprimario ai margini della rosa fino a che non viene girato al Novara in serie A. Cinque presenze e di nuovo Napoli fino a scadenza senza mai giocare.
Il resto è storia recente. Leandro chiede al Livorno di potersi allenare con gli amaranto. E sboccia l'amore con quella maglia magica. Rinaudo convince tutti. Entra nello spogliatoio in punta di piedi. È un ragazzo serissimo e un difensore di alto livello. La società lo tessera e lui si guadagna pure il posto da titolare a Genova, complice l'infortunio di Emerson. A Verona il bis condito da quel gol liberatorio. Quattro presenze in un mese di campionato. Ne aveva collezionate sei negli ultimi tre anni.
Emozioni. Rinaudo ha la parlantina sciolta e si racconta volentieri: «Dopo il gol ho pensato alla mia famiglia. Purtroppo qualcuno ha strumentalizzato quella mia esultanza, ma non ha capito proprio nulla. Non voglio più pensarci».
Già: moglie e figli. Sono stati loro i punti di riferimento nei momenti più difficili: «Sì. Mi sono sempre allenato duramente. Non mi sono mai arreso, ma non nascondo che in questi anni ho passato anche periodi in cui pensavo che non sarei più tornato a giocare. Proprio in quei momenti la mia famiglia mi ha sostenuto con tutto l'amore possibile. Provate a pensare: ero arrivato alla Juve, il top, ma poi ho avuto tutta una serie di problemi che mi avevano confinato nel dimenticatoio. Ma ora finalmente è tutto alle spalle».
Quel gol. Leandro ripercorre con la memoria quegli istanti immediatamente successivi al gol del Bentegodi: «È stata una liberazione. È come se dopo aver vissuto per tre anni nel buio, mi fosse arrivata addosso la luce. Mi sono commosso. Subito dopo il pareggio siamo rientrati nello spogliatoio e non nascondo che ho dato sfogo alle mie emozioni».
Grazie Livorno. Rinaudo è un marcantonio di oltre un metro e novanta. Con uno così grande e grosso non litigheresti mai. Ma lui ha lo sguardo pulito delle persone di cuore e conosce il significato della parola gratitudine: «È incredibile quello che è successo nell'ultimo mese e mezzo. Ho chiesto alla società di potermi allenare, senza pretendere nulla. Il Livorno è stato correttissimo: ha valutato con attenzione le mie condizioni. Al posto dei dirigenti amaranto avrai fatto la stessa cosa. Io mi sono impegnato come sempre e alla fine è arrivato il contratto».
Il fuoriclasse Nicola. Il difensore palermitano ha parole dolci come il miele per il “suo” mister: «Nella mia carriera ho avuto tanti allenatori. Ma nessuno è paragonabile a Nicola. Non parlo mai volentieri dei tecnici perché chi lo fa rischia di passare per ruffiano. Faccio uno strappo alla regola. In questi 40 giorni Davide mi ha dato tantissimo. E non mi riferisco solo all'aspetto calcistico. Lui è il valore aggiunto di questo gruppo meraviglioso. Riesce a trarre il massimo possibile da ogni singolo giocatore. Nicola è il nostro esempio. Il nostro uomo in più».(f.p.)
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