Gioco
Livorno, un rigore che grida vendetta
A Verona meritava il pareggio, ma una punizione e un penalty «guadagnato» daToni condannano gli amaranto
INVIATO A VERONA. Da Bassano a Verona ci sono 99 chilometri . Forse ha pure dormito tra i suoi guanciali. Hanno chiamato il vicino di casa per confezionare un bel regalino.
Non ha fischiato niente per tutta la partita, poi d'improvviso il signor Dino Tommasi di Bassano del Grappa si è ricordato del fischietto. Il fenomeno. E ha pensato bene di trasformare una doppia trattenuta tra Toni e Schiattarella in un calcio di rigore. L'episodio al 73' che ha messo il timbro alla partita, il 2-1 che ci costa la prima sconfitta esterna. Immeritata. Tra l'altro Tommasi si è anche reso conto benissimo di averla combinata grossa, perché dopo 5' ha fischiato uno strano fallo a Toni che dopo due metri sarebbe stato abbattuto da Bardi. Visto che ci siamo: a inizio ripresa Halfredsson, già ammonito, ha fatto un fallo da dietro da giallo pieno come il sole, sul quale Tommasi ha sorvolato. E scusate se è poco… Dispiace perdere così. Due calci di piazzati: una punizione di Iturbe nel primo tempo, il rigore di Jorginho nella ripresa. Episodi che condannano il Livorno nel risultato, ma solo in quello. Perché per il resto abbiamo visto la solita squadra grintosa, che sta attaccata alla partita, che crea occasioni.
Certo, ci sono stati anche momenti difficili, come a metà secondo tempo quando il Verona ha iniziato a premere (o meglio, a buttare palloni in area), ma se ti chiami Livorno è chiaro che comunque non ci saranno giornate di relax. E poi alla resa dei conti, quante parate ha effettuato Bardi? Molte meno di Rafael.
Nicola in settimana aveva guardato e riguardato Verona-Milan, partita spaccata in due dalla presenza di Luca Toni, uno ingombrante in ogni senso, nel bene e nel male. E la sua scelta di disegnare un nuovo Livorno su misura dell'avversario, si era rivelata anche azzeccata. Poi, se prendi due gol su calcio piazzato, è un'altra storia. Aveva piazzato Rinaudo al centro della difesa, 192 centimetri per combattere "torre contro torre" la partita a scacchi contro Toni. E infatti Toni è rimasto a lungo ai margini del match, mentre Rinaudo si è pure permesso il lusso di segnare la rete dell'1-1 sul finire di primo tempo, di testa. Tornando alla tattica: siccome Nicola non si priverebbe mai di Emerson, aveva avanzato il brasiliano regista di centrocampo, sistemandolo tra Luci e Greco, con licenza di provarci da fuori visto campo e palla scivolosi. Il tutto con Lambrughi a sinistra e Siligardi (sta crescendo, gli manca il ritmo gara ma sta tornando lui) davanti al posto di Emeghara.Mosse che per larghi tratti hanno regalato al Livorno solidità sia in mezzo che davanti alla difesa. Infatti Mandorlini ha dovuto presto cambiare il copione, passando dal 4-3-1-2 con Iturbe dietro alle punte, al classico 4-3-3.
Non è un caso che a cavallo della mezzora gli amaranto abbiano avuto tre nitide palle-gol, col Verona salvato da Rafael due volte su Paulinho e una volta su Luci. Poi il gol di Iturbe, una punizione, un gioiello, imparabile. E la replica di Rinaudo, a una manciata di secondi dall'intervallo, il colpo di testa dell'illusione. Forse un po' meno bene il Livorno della ripresa, quando la circolazione della palla ha perso fluidità. Il Verona ha guadagnato metri, Nicola ha provato a mettere un centrocampista di sostanza come Duncan al posto di Emerson, ma l'inerzia era oggettivamente dalla parte del Verona. Però Toni e compagni dovevano anche far gol, e invece non ricordiamo parate di Bardi sull'1-1, solo tanti cross. Ecco perché quel rigore concesso da Tommasi non può essere considerato come un semplice errore, ma come un vero episodio che ha cambiato il volto alla partita. Negli ultimi 20' il Livorno era stanco, le tre partite in una settimana hanno lasciato il segno. E la partita è morta lentamente senza grossi sussulti. Comunque guai far drammi. Il Livorno anche a Verona se l'è giocata a testa alta, meritando alla grande il pareggio. Poi può non arrivare il risultato perché trovi un ventenne argentino che segna su punizione da 25 metri o un arbitro che si inventa un rigore, ma la prestazione c'è stata. Ed è da qui che si riparte. Anche in vista della prossima trasferta a Napoli. Con entusiasmo ed ottimismo, perché quelli non andranno mai persi.
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