Gioco
«La mia amara stretta di mano in tv»
Mandorlini e il “biscotto” con l’Empoli. E Tombolini mi dice: il rigore non c’era
Secondo appuntamento qui a Milano negli studi di "Quelli che il calcio"; viaggio pessimo, a causa di un acquazzone che fino a Parma rendeva praticamente la strada invisibile. Al posto di Nicola probabilmente emulerei Phil Bennet, allenatore di rugby del Gallesi, che prima degli incontri contro l'Inghilterra, ricordava ai suoi giocatori le angherie subite dal loro popolo dagli inglesi; così ricorderei le esternazioni poco felici di Mandorlini, i cori vergognosi, il "biscotto" con l'Empoli, ma il mister da gran signore non caricherà più del normale questo incontro.
Dopo aver letto fuori dalla porta del mio camerino il nome di Juary, entro curioso sperando di trovarmelo di fronte, magari mentre sta provando la samba intorno alla bandierina del corner. Quindi microfonatura e postazione. Ospiti da brividi, miti di un calcio forse più lontano per sensazioni e stati d'animo che per l'effettivo scorrere degli anni. Furino, tanto docile, educato e sereno di persona come mai lo avrei immaginato; proprio lui, simbolo del calcio rude e di poca eleganza. Poi Patrizio Sala, mediano di quel Torino che a noi "antijuventini" regalò una storica soddisfazione nel '76. L'uno-due del primo tempo sono due sussulti da calci piazzati; il tempo di commentare entusiasticamente il pareggio di Rinaudo e ci prendiamo la pausa dell'intervallo. Sfilano poi Olivera, che negli anni '80 si oppose a Mazzone e mantenne il suo "orecchino" e finalmente Juary a cui Nicola Savino chiede di ripetere la prima "trasgressiva" esultanza della storia del nostro calcio.Incalzato da Savino contesto il rigore e Tombolini conferma.
È finita, una stretta di mano al veronese, il tempo di salutare tutti e, con un po' di rammarico, guadagno l'uscita, già sapendo che di qui a maggio non sarà l'unico ingiusto boccone amaro che dovrò ingoiare.
Mario Menicagli
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