Gioco
Chi vince a Firenze? Rui Costa... Bravi azzurri, quanta sfortuna
Tattica perfetta, eravamo in quattro davanti all’ultimo giro. Nibali ha speso troppo per rientrare Scarponi trampolino perfetto per lo Squalo. Purito-Valverde, quanti errori, mondiale buttato via
INVIATO A FIRENZE. Visto che a noi è andata maluccio, nonostante una grande squadra e una tattica praticamente perfetta, a Firenze non poteva vincere che Rui Costa. Non Manuel, ex bandiera viola ai tempi di Batigol, ma Alberto. Scaltro, opportunista e anche fortunato, il portoghese, che il prossimo anno correrà con la Lampre di Giuseppe Saronni, ha sfruttato al meglio il “gioco di squadra” con Alejandro Valverde e portato a casa il mondiale toscano. Lo spagnolo, infatti, invece che aiutare il compagno di nazionale Joaquim Rodriguez (i due si odiano) ha dato una bella mano al compagno di squadra alla Movistar, Rui Costa che in volata ha trionfato in scioltezza. Quindi primo Rui Costa, secondo “Purito” Rodriguez, terzo Valverde. Medaglia di legno per Vincenzo Nibali, uno splendido Nibali che insieme a tutta l'Italia avrebbe meritato molto di più. Ma questo è il ciclismo: non sempre vince chi lo merita.
Gli azzurri hanno interpretato la gara nel miglior modo possibile. Sempre in testa a tirare, a fare selezione, a spingere, a scremare il gruppo. Il fatto è che il percorso, come del resto da noi previsto, non era poi così duro. Più della distanza e del circuito finale i corridori hanno sofferto la pioggia. Molte cadute, tanti ritiri ma i più forti alla fine erano tutti là. Il ct Paolo Bettini aveva immaginato un finale con trenta corridori e dentro due dei nostri. Invece nell'ultimo giro erano in 58 e quattro azzurri, Nibali, Pozzato, Scarponi e un grande Visconti che era andato in fuga per una ventina di chilometri. La proporzione era la stessa ma il risultato non è arrivato.
Bisogna onestamente dire che la sfortuna ha giocato un ruolo determinante. Nibali, il nostro capitano, si è dovuto fermare per ben due volte. La prima per cambiare la bici (gli erano franati addosso nella discesa del San Baronto) e l'altra per una caduta nel terz'ultimo giro, al termine della via Bolognese e prima dell'ingresso in via Triste. In quel punto a terra sono andati anche Luca Paolini (che poi dovrà ritirarsi) e Michele Scarponi. Quest'ultimo è risalito subito in sella e non ha avuto problemi ad accodarsi al gruppo, l'altro invece ha dovuto faticare un po' prima di rientrare. Ma ce l'ha fatta (in cinque chilometri ha recuperato un minuto) e nell'ultima tornata del circuito di Fiesole, poco prima di arrivare in vetta, è andato all'attacco. Ad aprirgli le porte è stato Scarponi che poi si è messo da parte. L'affondo di Vincenzino è stato favoloso. Una scudisciate delle sue. Gli sono andati dietro Rodriguez, Valverde, Rui Costa e il colombiano Uran. In discesa Purito ha allungato forse perché Nibali aveva un po' di timore a osare dopo la caduta precedente. Uran si è distratto, ha sbagliato una curva e il suo mondiale è finito lì. Sul muro di via Salviati ancora Nibali ha ricucito su Rodriguez e il quartetto si è presentato sul drittone del traguardo in ordine sparso. Purito aveva 100-150 metri di vantaggio su Rui Costa, a debita distanza Nibali e Valverde. Dei quattro Nibali era il meno veloce e non aveva chance, ma questo si sapeva. Il pasticcio l'hanno fatto gli spagnoli: non a caso a un certo punto quando Rui Costa si è avvicinato a Purito, quest'ultimo deve avergli detto:”ti ha dato via libera, vero?”. Gli accordi erano che Valverde avrebbe chiuso su chiunque si sarebbe avvicinato a Rodriguez. Ma la Spagna è fatta così, ha buttato via il mondiale. Noi invece che meritavamo di vincerlo lo abbiamo perso tra cadute e un mare di iella. Peccato. Un Nibali così meritava almeno il podio.
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