Il Tirreno

Livorno

Il balcone di Giulietta contro la Coop della Cigna

di FEDERICO BUTI
Il balcone di Giulietta contro la Coop della Cigna

Verona? Bella, piena di soldi e turisti e spinta dal mito dipinto da Shakespeare Noi poveri e con poche attrattive, ecco che il pareggio sarebbe grasso che cola...

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di FEDERICO BUTI

La sua temperie, non solamente quella meteorologica, ci garba poco e personalmente non ci starei nemmeno pitturato; però bisogna riconoscere che Verona è una gran bella città. Extracalcisticamente parlando non c’è gara, come purtroppo è destino che capiti con quasi tutte le città che figurano in questa suprema categoria.

Calcisticamente invece è tutta da vedere, però annotiamo subito che loro di squadre in serie A ce n’hanno due e la seconda come bacino d’utenza potrebbe corrispondere al Picchi o al Sorgenti Labrone, a volergli già bene. La non marginale differenza è che quelli del Chievo c’hanno Paluani sulla maglietta e noialtri il Lonzi: Verona è gonfia zibilla di quattrini, proprio qui casca l’asino e la rincorsa diventa difficile.

E’ scritta nel destino e irrimediabile, questa differenza? Per molti versi sì, nella storia sono sempre stati un crocevia importante, quando loro erano contesi fra le più grandi potenze d’Europa noi eravamo sempre alle prese con le zanzare e coi rezzagli per chiappare qualche muggine o sparlotto da minestra. Ma per altri versi bisogna dare atto ai veronesi di essere stati molto più furbi e di avere imparato bene le arti del compromesso, del complotto e della bugia creativa.

Su una colossale bugia, difatti, è costruita la terza o quarta industria di Verona, quella di Giulietta e Romeo, ci speculano allegramente da 500 anni e non gliela leva più nessuno nemmeno se domani lo Shakespeare s’alzasse dall’avello e dicesse la verità. Si calcola che certi giorni siano più di 10mila i bischeri (una volta ci sono stato anch’io, non voglio fare il superiore) che s’intrippano il tour melodrammatico del balcone di Giulietta, della tomba di Giulietta, della casa di Romeo e del posto dove duellarono Mercuzio e Rinaldo o come si chiamava: tutti luoghi sapientemente scelti a distanza strategica da ristoranti, alberghi, centri commerciali e negozi di chincaglierie agghiaccianti; ora pare che addirittura faranno un museo coi murales di cartongesso pieni di bigliettini melensi lasciati dai visitatori. Non so se vi rendete conto di quanto gli rende e gli renderà ai veronesi questa bufala, un giorno o l’altro ci si compreranno anche Messi e Ronaldo.

Ovviamente è tutto falso o perlomeno molto dubbio a cominciare dalla storia che probabilmente non è mai successa, e se è successa non era a Verona bensì nella nostra amata Toscana, guarda caso. Ma Livorno non c’entra solo per questo. Il grande Bardo scrisse la bufala romantica negli ultimi dieci anni del Cinquecento, in un periodo nel quale la grassa Verona sonnecchiava fra una guerra e una pestilenza. Precisamente in quegli anni c’era invece una città che nasceva avventurosamente accogliendo mori come Otello, ebrei come il mercante di Venezia, levantini come Troilo e poi anche nordisti malinconici come Ameleto; a Livorno lo Shakespeare c’avrebbe trovato quanti Giuliette e Romei voleva e forse nemmeno taroccati.

Se però qualcuno gliel’avesse detto, così come se oggi ai turisti delle crociere qualcuno gli dicesse che in questa città non c’è da vedere solo la Coop della Cigna. Ecco perché alla fine ci dobbiamo contentare di un pareggino al Bentegodi, se ci riesce portarlo via...

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