Il Tirreno

Livorno

Falcone su Oracle Gigante e giramondo re in Coppa America

di Sandro Lulli
Falcone su Oracle Gigante e giramondo re in Coppa America

Un livornese di 31 anni nel sorpasso contro New Zealand Nel 2000 era con Onorato. La gioia di suo padre Carlo

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LIVORNO. I compagni di Oracle lo chiamano il "gigante buono". E' alto 190 centimetri, ha la barba folta e nera da orco, ma anche il sorriso di quello che non farebbe male a una mosca. C'era anche lui a bordo del mostro Usa nella rimonta incredibile, nell'aggancio e poi nella vittoria contro New Zealand: si chiama Shannon Falcone, ha 31 anni, è nato a Livorno, ed ha alle spalle una storia da giramondo che potrebbe dare vita a un film d'avventura. E' il primo il primo toscano che vince la Coppa America: c'è andata male con Luna Rossa (uscita comunque a testa alta), ma una piccola soddisfazione ce la siamo tolta. «E' stata una esperienza fantastica, una vittoria entusiasmante…», ripete Shannon, anche se l'accento della città dei Quattro Mori s'è perso nella notte dei tempi. E probabilmente non l'ha neppure mai avuto. Perché suo padre Carlo, 59 anni, attuale console dell'isola caraibica di Antigua (altro personaggio da copertina), lo portò con sé quando aveva appena tre anni: papà Falcone acquistò una barca a vela di 14 metri, "Caccia alla Volpe", vi caricò sopra tutta la famiglia e partecipò alla traversata atlantica Transat del Alizee dal Marocco alla Guadalupa, poi girovagò per mesi prima di sbarcare ad Antigua dove rimase folgorato dalla bellezza di quest'isola. E da quel giorno Shannon è cresciuto a pane e vela. E a 19 anni questo ragazzone tutto muscoli ma di grande sensibilità (e con ottima preparazione scolastica) iniziò a solcare Atlantico e Pacifico svolgendo tutti i ruoli a bordo.

Nel 2000 Vincenzo Onorato lo chiamò a fare parte del gruppo di Mascalzone Latino impegnato a Auckland per la Louis Vuitton 2002-2003. Successivamente Falcone fu ingaggiato da Patrizio Bertelli su Luna Rossa. Non prima di aver partecipato a un giro del mondo a bordo di Volvo Ocean Race.

Dopodiché come avrebbe potuto dire no a Larry Ellison che lo voleva su Oracle. Perché Shannon, oltre ad essere un ragazzo intelligente e rispettoso, è un velista versatile che sa stare a prua, come sull'albero, alle drizze come ai grinder. E tre giorni fa era proprio a "mulinare" mentre Oracle s'involava verso la vittoria del 9-8, che significava America's Cup. «Ci era andato tutto per il verso sbagliato nelle prime regate. Poi - aggiunge - siamo venuti fuori, la barca è tornata a essere quella che conoscevamo, cioè fantastica, veloce, perfetta. Ma abbiamo passato settimane stressanti. Non potevano più concederci neppure la svista più piccola. Abbiamo dato tutti il 120 per cento per dare corpo a questa impresa e il nostro timoniere James Spithill ha compiuto il capolavoro».

Ha esultato anche suo padre, Carlo, lui sì che l'accento labronico ce l'ha ancora (l'altro viene spesso in Italia e quando non abita a Livorno va nella sua casa a Saturnia, nel Grossetano) e tutti i suoi fratelli. A Antigua c'è stata festa. Carlo è un uomo stimato e apprezzato. Perché oltre ad essere un ex velaio (imparò l'arte negli Stati Uniti nella veleria Orizon), un imprenditore del settore nautico e immobiliare, negli anni Novanta ha avuto il merito di rilanciare l'economia e l'immagine dell'isola dando impulso alla nautica dopo aver avuto l'idea di far costruire un nuovo molo. Da lì la sua escalation che ultimamente è cresciuta assieme a quella del figlio. Che due giorni fa ha avuto la gioia di alzare la fascinosa Coppa America al cielo. «La vela è la mia vita - conclude Shannon -. Mi piacciono sia i monoscafi che questi super catamarani. Qui su Oracle vivo emozioni indescrivibili, siamo una team affiatato, a bordo c'è tutto: rispetto, amicizia, professionalità. Abbiamo compiuto un'impresa storica, i nostri tifosi sono impazziti di gioia e anche noi. Ora ci saranno giorni e giorni di festeggiamenti…».

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