Gioco
Luci, caro mio capitano: «Una dedica alla famiglia»
Il primo gol in serie A e una gioia incontenibile. «Otto punti ora ci consentono di lavorare con serenità. I tifosi? Ci riempiono il cuore e ci responsabilizzano»
LIVORNO. Capitano, mio capitano. Ma come si fa a segnare un gol in serie A? E soprattutto qual è l'emozione che ti esplode dentro quando vedi il pallone gonfiare la rete? Fino alle 21 e 23 di mercoledì 25 settembre 2013 Andrea Luci, di fronte a queste due domande avrebbe fatto scena muta. Normale per uno arrivato alla quinta presenza assoluta in serie A dopo una vita da mediano. Poi però accade che felicità e merito si prendano a braccetto e allora la gioia lungamente sognata, ma repressa, ti stravolge i tratti del viso, ti fa correre a braccia aperte per mezzo campo e produce tanta adrenalina da non farti chiudere occhio la notte successiva.
Andrea, quando Emeghara ti ha recapitato l'assist hai avuto il tempo di pensare che fosse arrivato il momento sognato da una vita?
«In campo non si pensa molto, si gioca. Però quando ho stoppato il pallone ho avuto la sensazione che il più fosse fatto e mi son detto: ci siamo, ora o mai più. Avrei potuto anche calciare di prima, ma chissà dove avrei mandato quel pallone».
E poi quella gioia incontenibile...
«Sì. E' stata davvero un'emozione incredibile da dedicare alla mia famiglia».
Alla fine è arrivato un pareggio. E' un punto che fa classifica e morale, sei d'accordo?
«Assolutamente sì. E' stato conquistato con sudore e fatica contro una squadra molto solida. I rossoblù giocano insieme da molti anni e si vede. Sapevamo che quella con il Cagliari, dopo il debutto con la Roma, era la partita più difficile di questo segmento iniziale del torneo. Abbiamo superato un bello scoglio. Quello di mercoledì è un punto che allunga la nostra striscia positiva a quattro giornate».
Otto punti in cinque partite. Gran bell'inizio...
«Sì. Grazie a questo filotto di risultati adesso possiamo lavorare con serenità e di preparare nel migliore dei modi le trasferte di Verona e Napoli. Non siamo attesi da due passeggiate, ma ce la giocheremo».
Il Livorno ha ampi margini di miglioramento. Ma secondo te su quale aspetto dovete lavorare di più?
«Probabilmente dobbiamo essere più lucidi. Nel finale della partita con il Cagliari non lo siamo stati perché abbiamo corso qualche rischio di troppo e nel contempo non abbiamo trovato la strada per fare male ai sardi che stavano accusando un calo».
Anche voi però siete sembrati stanchi, un po' come a Genova...
«E' vero. Forse abbiamo accusato la fatica degli impegni ravvicinati».
E' possibile dare un'alta lettura: questa squadra per giocare alla pari con le altre non deve mollare di un centimetro per novanta minuti e questo sforzo alla lunga lo si paga...
«E' un'ipotesi plausibile. In effetti abbiamo giocato cinque partite a tutta, sempre con le mascelle serrate. E' Chiaro che sul piano nervoso ancor prima che fisico qualcosa lasciamo per strada. In qualche modo il gap che ci separa dalle altre dobbiamo limarlo. Noi la facciamo spremendoci fino all'ultima stilla di energia. Se vogliamo rimanere in questa categoria siamo costretti a dare il 110% in tutte le partite».
I tifosi apprezzano questo vostro atteggiamento pugnace. Lo hanno capito e sono incondizionatamente dalla vostra parte...
«Sì, lo sappiamo e questo ci riempie il cuore e nello tempo di responsabilizza. Tutto l'ambiente però deve essere pure consapevole che potranno arrivare anche periodi difficili fatti di qualche sconfitta consecutiva. Se anche in quel caso riusciamo a mantenere questa unità di intenti tra tifosi e squadra credo proprio che possiamo salvarci».
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