Il Tirreno

Livorno

Resistenza Livorno, è un punto d’oro

di Giorgio Billeri
Resistenza Livorno, è un punto d’oro

Luci illude gli amaranto, poi il Cagliari domina la ripresa e sfiora più volte il vantaggio. Ma gli amaranto restano in piedi

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LIVORNO. Prendiamolo, coccoliamolo e teniamocelo stretto questo punticino. Perchè il Cagliari ci ha preso a cazzotti per tutto il secondo tempo, come uno spietato Apollo Creed e il Livorno che barcollava sulle gambe come Rocky Balboa. Prendiamocelo perchè serve per la classifica e per allungare la striscvia positiva, ma portiamoci via anche una lezione importante: questa è la serie A, dove non esistono partite tranquille, dove andare in vantaggio non basta per chiudere i risultati a doppia mandata. Ieri all’Ardenza, Nicola lo aveva detto a chiare lettere, è scesa una squadra più forte, più rodata, più quadrata e il Livor no ha sofferto come mai quest’anno. Essere riusciti a non perdere è una piccola impresa che va riconosciuta al gruppo amaranto, un pò in debito di forze e di ossigeno rispetto a Genova. E si è visto.

Luci...nello specchio. Una partita allo specchio per due squadre così lontane e così vic ine. Due presidenti vulcanici, due allenatori imberbi ma illuminati dal coraggio delle idee, due atteggiamenti tattici simili, con il Livorno accucciato nella sua tana con il 3-5-2 e il Cagliari che martella sugli esterni cercando l’imbucata dei centrocampisti. Quasi ci riesce Nainggolan, pirata multi-tatuato, a passare sotto la sbarra del casello amaranto ma la diagonale di Schiattarella è da mostrare nelle aule di Coverciano. Ma appena la difesa sarda, statuaria e abbastanza presuntuosa nel palleggio al limite dei sedici metri sbaglia grossolanamente il passaggio uscita (colpa di Astori, un nazionale...) il serpente esce dalla cesta e fa malissimo: Paulinho per Emeghara, carambola con Avelar e le porte del paradiso si schiudono per capitan Luci: piatto destro elementare e la classe operaia da in paradiso.

Gol fantasma. Insomma, un Livorno sontuoso nella sua umiltà. Centrocampo strettissimo, fasce presidiate dai fanti Schiatta e Mbaye, rischi ridotti al minimo dietro con Ceccherini a ringhiare sul colosso Ibarbo e Nenè ipnotizzato da Lord Brummel Emerson. E nel finale di tempo ci sarebbe (c’è) stato anche il 2-0 che ci avrebbe mandato a bere il the caldo con il cuore nello zucchero: mischione in area su calcio d’angolo di Greco e la zanzara Emeghara che brucia tutti e giustizia Agazzi., Per l’assistente di Pairetto è offside, ma le immagini televisive dimostrano abbastanza chiaramente che Nenè, defilatissimo, teneva in gioco l’attaccante amaranto. Ci stava, non era facile da vedere nella tonnara dell’area di rigore ma il conto, all’intervallo, non torna per Nicola e i suoi.

Inizio-shock. E, puntuale, la storia ha cambiato la sua direzione. Dal possibile 2-0 all’1-1 sono passati otto minuti, il tempo per il Cagliari di piazzare le tende nella metà campo amaranto. Si sapeva che il centrocampo di Lopez è uno dei migliori delle medio-piccole e il palleggio di Nainggolan, di Conti e Ekdal ha iniziato a sordire il Livorno. Finchè Perico, innescato da un tacco di Conti degno del papà Brunetto, ha messo dentro una palla avvelenata che ha rimbalzato come un flipper prima di trovare il piedone caldo di Ibarbo: conclusione elementare che bacia il palo e uccella Bardi. Nicola ridisegna la squadra perchè si accorge che Emeghara e Paulinho sono un lusso contro una mediana così preponderante come quella sarda: dentro Belingheri per l’attaccante ex Siena in un 3-5-1-1 che ha come missione l’inaridimento delle fonti di gioco rossoblù. Momento difficilissimo, la nave amaranto sembra ostaggio delle onde nel mare di Sardegna. Ceccherini stoppa Ekdal a un passo dal sogno, Bardi vola su calcio franco di Nenè. Lopez si accorge che l’avversario rincula verso le corde e si gioca Cabrera e Pinilla. Il Livorno capisce che è tempo di incassare con umiltà: Lambrughi per Mbaye e Rinaudo per Greco sono i chiari segnali che è il momento della resistenza e che non c’è nulla da vergognarsi a tentare di portare a casa il puntarello. Pinilla ci spaventa ancora con una torsione aerea di pura potenza ed è fiato sospeso fino al the end.

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