Il Tirreno

Livorno

La prima di baby Pairetto gol annullato e cartellini

di Federico Lazzotti
La prima di baby Pairetto gol annullato e cartellini

Il figlio e nipote d’arte alla prima in serie A: divisa fluo e capello all’indietro Fa arrabbiare il Picchi per il maxi recupero. Del padre ha l’andatura e il polso

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LIVORNO. I riflettori addosso Luca Pairetto da Torino, figlio e nipote d’arte, li avrebbe avuti anche senza quella divisa giallo fluo, il capello sciugnato, le sette ammonizioni distribuite durante la partita, i maxi recuperi che hanno attentato alle coronarie dei tifosi amaranto e soprattutto quel gol annullato su segnalazione del guardalinee al cobra elvetico Emeghara a fine del primo tempo.

Sì perché il suo esordio in serie A, per il mondo del pallone con il fischietto al collo, era la curiosità della giornata di campionato.

Bravo o raccomandato, si domandavano gli addetti ai lavori ricordando le gesta di nonno Antonio e le beghe, anche processuali, di papà Pierluigi. «A Livorno manda Rocchi», recitava un’intercettazione con Moggi.

È successo lo stesso nello spettacolo a gente del calibro di Francesco Facchinetti quando si è messo a cantare, poi ha smesso per far cantare gli altri. Oppure, tornando allo sport, quando nel basket è arrivato in serie A Massimiliano Duranti, figlio dell’olimpionico Bruno.

Pairetto junior, 29 anni, iscritto alla sezione di Nichelino e consulente di marketing nella vita, è sbucato fuori al Picchi mezz’ora buona prima dell’inizio del match accompagnato dalla cinquina arbitrale, c’è anche il giudice di linea, come nella pallavolo. Accanto il quarto uomo: acconciatura alla Collina e fisico alla Tagliavento. Due scatti lungo la linea laterale, un po’ di stretching e poi di nuovo nello spogliatoio per l’ultima riunione.

Chissà se prima di risalire, in testa ai ventidue giocatori, ha pensato alla prima volta che ha arbitrato. Era il 12 febbraio 2000, il Livorno era in C1 e lui designato per la partita dei Giovanissimi provinciali tra Cambiano e Fontaneto Chiari. Da quel giorno ha iniziato una carriera sfolgorante che in 13 anni lo ha portato - alle 20,47 di ieri - all’esordio nella massima serie. Nei primi cinque minuti del padre si è vista la corsa claudicante e il pantaloncino un po’ troppo alto per non stringere sui fianchi. Il primo fischio è arrivato dopo cinque minuti per un fallo di Ibarbo su Emerson. «È troppo lontano dall’azione», fanno notare dalla tribuna quando non punisce un’entrata su Paulinho. «Pairetto maletto», è la rima quando tira fuori il primo cartellino a Schiattarella.

È il quindicesimo e nella mezzora successiva evidentemente ci prende gusto e nella lista dei cattivi finiscono Duncan, Ibarbo per un calcio a Greco e Dessena per una forbice da dietro su Paulinho.

Quando il Livorno passa in vantaggio, per un attimo gli occhi sono tutti su l’arbitro fluo e sul suo linguaggio del corpo, perché il timore è che lui o il suo assistente abbiano visto un fuorigioco che dalle tribune, causa prospettiva, non era possibile vedere. Invece Pairetto alza il braccio, indica il centrocampo e tutti contenti.

Passano venti minuti è la situazione si capovolge: Mbaye infila quello che sarebbe stato “l’oliva nel Martini” ma il barman con la bandierina dice che è fuorilegge. E a poco valgono le proteste degli amaranto che cercano di far notare il tocco di un difensore del Cagliari.

Quando il quarto uomo alza il tabellone con i tre minuti di recupero il Picchi insorge. Peggio va nel secondo tempo: Pairetto arbitra all’inglese, lascia correre su un paio di legonate ospiti e non vede un rigore dubbio per il Cagliari, meglio per noi.

«Abbassa la voce», dice a Perico, quando protesta dopo un fallo laterale contestato.

Il resto è attesa per quel fischio finale che arriva cinque minuti dopo il quarantacinquesimo. Eccolo il bel ricordo che il Livorno porterà con sé della prima di Pairetto, il figlio d’arte col fischietto.

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