Gioco
Il derby di Nastasio «Grato al Cagliari ma amo il Livorno»
Il supertifoso amaranto vinse lo scudetto in Sardegna «Occhio, questi sono bravi e collaudati e ci faranno soffrire»
LIVORNO. Corrado Nastasio è uno di noi. E' nato a Livorno, vive qui e da anni non si perde una partita degli amaranto, in casa o in trasferta che sia. Corrado Nastasio però è stato anche uno di loro, dove per 'loro' si intende il Cagliari, il nostro prossimo avversario. Lui, ex ala (destra o sinistra non faceva differenza) dai garretti veloci e i piedi educati apre volentieri lo scrigno dei ricordi alla vigilia di una partita che lo induce a riportare l'orologio della vita indietro di oltre quarant'anni.
Corrado. Raccontaci il tuo Cagliari...
«Ho giocato in Sardegna dal 1969 al '71, i migliori anni dei rossoblu, quelli dello scudetto del '70 e della partecipazione alla Coppa dei Campioni. Ricordi indelebili anche se non giocai moltissimo».
Già, ma perché? Avevi mezzi tecnici e atletici non indifferenti...
«Fui acquistato nel '69 su suggerimento di Ugo Conti che era il vice di Manlio Scopigno. L'anno prima avevo fatto benissimo all'Atalanta ed ero entrato nel giro della Nazionale Under 23 al pari di Capello, Agroppi, Chiarugi e Merlo. Nel progetto tattico di Scopigno avrei dovuto rifornire di cross Gigi Riva e Boninsegna. Invece Bonimba andò all'Inter e in quell'operazione di mercato arrivarono, Domenghini, Gori e Poli e persi il posto. Ma restai comunque volentieri perché volevo far parte di quel gruppo».
Visto da lontano oggi, come allora, c'è la sensazione che tutta la Sardegna spinga il Cagliari. E' così?
«Senza dubbio. Il 1970 fu un anno magico. Noi vincemmo lo scudetto e facemmo conoscere al mondo la parte sud dell'isola. Nello stesso periodo l'Aga Khan sbarcò in Costa Smeralda e anche la zona nord diventò famosa. In Sardegna c'è grande senso di appartenenza e anche adesso è così».
Però, ironia della sorte, il Cagliari ora gioca sempre in trasferta per via dell'infinita questione di Is Arenas e del Sant'Elia...
«Purtroppo è così. Ma attenzione. Questo alla lunga può paradossalmente diventare un vantaggio perché i ragazzi si sono abituati a giocare lontano da casa e quindi il fattore campo per loro è diventato un dettaglio: nulla e nessuno può intimorirli».
Partita complicata, quindi quella di domani?
«Molto. Il Cagliari dispone di un impianto tattico ben collaudato con individualità di alto livello come Ibardo, Nainggolan, Daniele Conti, Pinilla. Non dimenticherei neanche Agazzi: con la Samp è andato male, ma rimane comunque un ottimo portiere. Sì, i sardi sono un avversario da prendere con le dovute cautele».
Vero, ma gli amaranto stanno vivendo un bel momento...
«Sì, i nostri sette punti in quattro partite forse sono una sorpresa, ma sono tutti ampiamente meritati. Se il Livorno gioca come sa può mettere alla frusta anche una squadra temibile come quella rossoblù».
Che cosa ti ha convinto di più degli amaranto in questo inizio di stagione?
«Lo spirito battagliero e l'organizzazione tattica. D'altronde sono queste le armi che servono per salvare la pelle in serie A. E il merito è tutto di Davide Nicola che riesce a trasmettere ai ragazzi il suo credo tattico e la determinazione».
Livorno-Cagliari. Il tuo cuore è diviso a metà?
«Non scherziamo. A Cagliari ho ancora molti amici. Alcuni verranno a vedere la partita. Altri sono quelli del Club Rossoblu Quattro Mori che ha sede in Piazza del Logo Pio. Inoltre la scorsa estate sono stato in Sardegna dove ho ricevuto attestati di stima e affetto commoventi, ma il Livorno è il Livorno. Dentro di me non può esserci spazio per nessun alta squadra».
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