Il Tirreno

Livorno

Se l’isola romba con i bolidi retrò da tutta Europa

di Andreas Quirici
Se l’isola romba con i bolidi retrò da tutta Europa

Passione amarcord e turismo a 4 ruote Grande successo per la gara storica dell’Elba

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Immaginate il borgo di Capoliveri assordato dal rumore di motori provenienti da un altro tempo. Pensate alle strade tutte curve in salita e poi in discesa dall’asfalto impregnato di salmastro. E poi ali di folla, meccanici, odore di olio bruciato e un orgoglio isolano che ogni anno si rinnova.

Potere del Rally storico dell’Elba che si è corso da giovedì a sabato con 119 partecipanti provenienti da tutta Europa, 12 Paesi rappresentati e un gusto retrò per quello che da queste parti è considerano lo sport nazionale.

Alla fine ha vinto Nicholas Montini, un venticinquenne bresciano a bordo di una Porsche 911, alla sua prima stagione sul bolide tedesco e alla sua prima vittoria assoluta in una competizione di questo genere. Un giovane in un ambiente fatalmente caro a chi ha vissuto le stagioni storiche dei rally negli anni Settanta e Ottanta, dove l’elettronica era un miraggio e in cui la bravura dei piloti era predominante per tenere sulla strada le auto lanciate in curve sterrate a tutta velocità.

E proprio manifestazioni come quella che si è corsa negli ultimi giorni all’Isola d’Elba ripropongono l’essenza del rally come si correvano negli anni belli di questa disciplina.

Le auto fanno parte del cosiddetto “antiquariato” dei motori: la già citata Porsche 911, la Opel Kadett, la A112 Abarth e molte altre. In teoria si possono presentare macchine la cui produzione risale fino al 1985. In pratica si trova un po’ di tutto. Ma non sono affatto pezzi da museo. Come la Lancia Fulvia Hs 1600 di Marco Galullo, un meccanico e carrozziere dell’Elba, primo tra la decina di piloti dell’isola che hanno preso parte alla corsa.

«L’auto è del 1971 – racconta – e lanciarla sulle strade della mia terra, con così tanti tifosi e amici a seguire le prove speciali è stato davvero una sensazione incredibile».

Già, perché sulle strade della gara, iniziato da Capoliveri e che ha toccato tante località come Cavo, Monte Perone, Portoferraio, nei tre giorni della manifestazione c’erano 8000 persone a seguire le performance dei piloti alle prese con auto in cui è completamente assente l’elettronica che, invece, domina la scena nei rally moderni.

Lo “storico” è nato nel 1968 con l’obiettivo di promuovere il territorio e ancora oggi svolge in pieno la sua funzione. Ma fa anche di più per questa terra così particolare. «Il rally storico riesce davvero a unire l’isola – spiega il fondatore della manifestazione, Elio Niccolai, dell’Aci di Portoferraio – Gli elbani sentono questo evento come se gli appartenesse davvero. Lungo il percorso si trovano i cinquantenni che lo seguivano in passato e che non l’hanno mai abbandonato. Ma anche i loro fratelli più piccoli e i figli. E’ il loro orgoglio e gli vogliono bene. I cittadini delle varie località dell’Elba sono molto devoti al campanile. Basta vedere come si sono comportati con il recente referendum per il Comune unico, bocciandolo clamorosamente. Ogni cittadina o paese dell’isola rivendica una propria identità e non vuol vederla mischiare con altre. Ma quando vanno in “continente” dicono di essere dell’Elba, quando viene chiesto loro da dove vengono. E il rally è uno degli elementi per cui è conosciuta l’isola anche all’estero. Questa è una terra dalla grande tradizione automobilistica. Qui hanno corso i più bravi di tutti i tempi».

Ecco, perché al pubblico dell’Isola d’Elba bisogna concedere anche un po’ di spettacolo, senza stare a guardare troppo il cronometro. Il rally è divertimento per chi lo corre, ma anche per chi lo guarda più da vicino possibile.

E personaggi come Federico “tramezzino” Ormezzano, su una Talbot Lotus del 2002° trazione posteriore servono come il pane a questa corsa.

Il pilota, famoso negli anni Ottanta, ha dato spettacolo praticamente a ogni curva, mandando in delirio il pubblico, perdendo però qualche minuto di troppo. Ma, come detto, il rally storico è soprattutto piacere di mettersi alla guida di un’auto che non ha niente a che vedere con i mezzi con i quali si corrono i rally moderni. Qui l’elettronica non conta.

Serve invece grande capacità di guida e di gestione del mezzo, visto che si tratta di auto vecchie. E che rischiano di rompersi facilmente. «E’ chiaro che un’auto potente coma la Porsche 911 ha più chance di vincere o di effettuare prestazioni migliori di una con un motore inferiore – dice ancora Niccolai – Ma in queste gare predomina il fattore umano, sia quello dei meccanici, ma a maggior ragione quello dei piloti che devono sapere bene quello che fanno quando sono al volante, perché non hanno nessun aiuto per la trazione o per la guida da parte dell’elettronica. Si tratta di una corsa vera, con mille inconvenienti, ma dal fascino davvero straordinario».

L’immagine iniziale dell’asfalto corroso dal salmastro che lo rende ancor più difficile da domare per un pilota che corre a tutta velocità con la sua auto torna in mente proprio in questo momento. Perché il rombo dei motori a ogni passaggio delicato, nei tre giorni di gara, è stato illuminato da un sole splendido e da una temperatura praticamente estiva.

Uno spot pubblicitario incredibile per un’isola che sta cercando di stare al passo coi tempi e di allungare la stagione dei soggiorni turistici il più possibile. Non è un caso, infatti, che il rally storico si corra a settembre e che quello cosiddetto moderno, ripreso da cinque anni dopo un lungo periodo di stop, si svolga ad aprile. «Queste manifestazioni hanno uno scopo sportivo – sottolinea di nuovo Niccolai – ma anche di promozione dell’Elba. E si tratta di eventi che riescono a portare molte persone sull’isola nei giorni di gara. Il mondo dei rally è composto da veri appassionati che fanno sacrifici pur di seguire da vicino le prove speciali».

Un pubblico attirato anche dalle storie dei piloti. Come quella dello stesso vincitore del rally storico 2013 che ha dovuto confrontarsi con Roberto Montini, il padre anche lui in gara. O come quella di Tiziano Nerobutto, un pilota trantino che ha vinto la speciale categoria dedicata alle A112 Abarth che come navigatore aveva la figlia. O come il pistoiese Cristiano Matteucci, figlio d’arte di Luciano “Cafissi” Matteucci appunto, personaggio molto noto tra i fan dei rally in Italia. Cristiano ha partecipato al rally storico dell’Elba a bordo di una Talbot Samba gruppo B, appartenente alla collezione di auto da rally del padre, proprietario di una decina di esemplari da competizione.

Nomi sconosciuti al grande pubblico, ma che godono di una certa fama tra gli appassionati di questo genere di sport motoristico. Come Michela Martinelli, ex pilota in passato che si è voluta cimentare di nuovo con le curve dell’Elba in questa circostanza. O come Isabella Bignardi, anche lei molto in auge tra le donne dei rally negli anni Ottanta. Ma attenzione. Il rally storico non è un triste revival dei tempi che furono.

E’ più un ritorno al passato con tanti giovani che si avvicinano a questa specialità, spinti da un sentimento romantico dell’essere pilota di auto da rally.

Un mix di generazioni culminato con la festa in piazza a Capoliveri l’altra sera, da cui era cominciato tutto lo scorso giovedì. Cena e bagordi per celebrare un mito che ha nell’Isola d’Elba uno dei suoi templi più famosi nel mondo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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