Il Tirreno

Livorno

Spinelli gioia da derby «Preso un bel punto»

di Fabrizio Pucci
Spinelli gioia da derby «Preso un bel punto»

Il patron amaranto a Marassi da avversario tra silenzi e vecchie abitudini «Ci siamo mangiati qualche gol, ma avete visto che paratona ha fatto Bardi»

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GENOVA. «Sono contento: abbiamo preso un punto ciascuno e le due tifoserie tornano a casa felici».

Alla fine della partita emotivamente più difficile, il presidente amaranto Spinelli è ecumenico. Per una sera ha rinunciato al suo k-way giallo e ha optato per un pullover blu notte.

È sereno dopo tanta tensione accumulata durante tutto questo primo giorno d'autunno. Per ingannare l'attesa del suo personale derby del cuore, ma soprattutto nel tentativo (vano) di far apparire questo Genoa-Livorno come una partita normale il presidente non aveva cambiato le sue abitudini: sveglia di buon mattino, poi la colazione allo stesso bar di sempre. Infine l'immancabile passeggiata sul lungomare genovese dove qualcuno l'ha pure avvicinato con una battuta: «Pres, mi raccomando: questa sera niente scherzi eh!». E via: a monte il buon proposito di non pensare alla sfida rossobluamaranto. Poi il pranzo e la scorpacciata di partite in tv: uno sguardo ai cadetti e poi i preparativi senza trasgredire a nessuna regola scaramantica.

Spinelli entra nel “suo” stadio alle 19,30 in compagnia del vice Siri. È agitato, non riesce a frenare l'emozione. Vuole stare vicino alla squadra. È in postazione con i giornalisti di Mediaset Premium per l'intervista prepartita, ma non resiste davanti al microfono e si allontana perché vuole andare a salutare i suoi ragazzi nello spogliatoio.

Solo l'intervento della nutrita troupe del digitale terrestre lo convince a farsi intervistare, ma solo dopo che il pres ha passato in rassegna il Livorno. Sorride, Spinelli, ma si capisce che dentro è un vulcano. Il passato si mischia con il presente. I ricordi con l'orgoglio di presentare il suo Livorno in quella che è stata la sua casa per molti anni. Sciu Aldo non si siede nel suo posto di sempre. È defilato. Sta nella parte sinistra della tribuna. Il figlio Roberto, camicia bianca e sorriso a trentadue denti, si trova una decina di metri più lontano e prima del fischio d'inizio saluta vecchi amici.

La gradinata nord, cuore del tifo rossoblu, dimostra subito di non avere nessun nostalgia del presidente del Livorno e gli riserva subito un coro poco edificante. Pochi minuti più tardi viene pure esibito uno striscione offensivo. Se c'è tanto astio significa che c'è ancora sentimento.

Intanto Emeghara si divora l'1-0 e lui si lascia andare a un piccolo gesto di rammarico. Osserva la partita e soffre, il presidente. Evita sguardi, si concentra sulla sfida. Nella parte centrale del secondo tempo il Genoa spinge e gli amaranto stringono i denti. Spinelli non lascia trasparire emozioni. Poi ci sono tre situazioni favorevoli al Livorno, ma di nuovo il pres non muta espressione. Poi la paratona di Bardi che ha salvato il risultato e la tensione che si scioglie: «Avete visto che prodezza? Ma tutta la squadra mi è piaciuta. Ci siamo mangiati qualche gol di troppo, ma va bene così. Abbiamo giocato senza paura contro un avversario di grande valore». Meno 33 punti alla salvezza. Per una sera Spinelli non ci pensa e si concentra sulla partita: «Siamo venuti a giocarcela a viso aperto. Abbiamo preso un punto pesantissimo perché uscire indenni da questo stadio è dura per tutti. Ora sotto con il Cagliari». E il Genoa? «Ha preso un bel punto perché noi siamo davvero una buona squadra».

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