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Pari di scoglio, la lanterna è amaranto

di Alessandro Bernini
Pari di scoglio, la lanterna è amaranto

Due salvataggi nel finale di Coda e Bardi regalano al Livorno un pari che vale oro. Annullato un gol di Mbaye per fuorigioco

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INVIATO A GENOVA. Minuto 93, l'ultimo. Stoian scappa sulla fascia sinistra, crossa al centro, stacco di testa di Calaiò… e… gol di Bardi. Una parata pazzesca, incredibile, un colpo di reni su una sassata da tre metri che si stava infilando sotto la traversa. L'uomo ragno ci spedisce alla cassa, a ritirare un punto che vale oro. E che fa ballare di gioia gli oltre 500 tifosi saliti da Livorno, entusiasti di uscire dallo stadio cantando «cosa siete venuti a fa…» ai genoani.

A faccia dura. Giusto così, perché prendere gol all'ultimo minuto sarebbe stata una beffa. Anzi, una grande ingiustizia. Pensate che il primo tiro in porta del Genoa è arrivato dopo 66' minuti, una telefonata da 20 metri di Vrsaliko che Bardi poteva parare col mignolo. C'è stata un po' di sofferenza nel finale, è vero, ma era scontata. Mica si poteva pensare che il Genoa, fresco di trionfo nel derby, se ne stesse tranquillo ad aspettare il 90'.

È un pareggio che ha i lineamenti decisi e senza paura di quando Davide Nicola entra in campo. Strappato da 11 leoni che al Ferraris non hanno mai arretrato di un centimetro. Contro il Catania scegliemmo Rinaudo come simbolo, stavolta puntiamo su Ibrahima Mbaye, un ragazzino (o un "bimbo" se preferite) di 19 anni che aveva quasi tutto contro: uno stadio infuocato, un avversario come Vrsaljko che si sta dimostrando tra i migliori esterni del campionato, una partita che dopo poco è diventato quasi un match di “valetudo”. E invece il bimbo è entrato sul match a muso duro, alla Schiattarella per intenderci.

Come lui anche Greco, che per una volta si è messo a fare l'operaio a tempo indeterminato, un super Duncan che ha preso il posto dopo 25' di Biagianti e ha fatto il mediano-regista con risultati eccellenti, una difesa sempre concentrata e capace di tenere in astinenza un Genoa che ne aveva rifilati 3 alla Samp.

Pressing alto. Il Livorno se l'è giocata con le proprie armi, dimostrando sin dal primo secondo di non aver paura del Genoa. Nessuna barricata, nessuna gabbia speciale su Lodi, architetto del Genoa, il classico 3-5-2 con Greco sulla linea dei centrocampisti e non qualche metro più avanti. La vera novità è stata in difesa: visto il forfait di Emerson (in panchina per il problema muscolare), Nicola ha lanciato Rinaudo titolare, con Ceccherini alla sua sinistra e Coda a destra, mentre Mbaye è andato a fare il pendolino di sinistra.

Piuttosto gli amaranto hanno subito puntato forte sul pressing, senza aspettare che il Genoa arrivasse nella nostra metàcampo. Paulinho e Emeghara erano i primi a ringhiare sui difensori, costringendo il Genoa ad azione farraginose, complicate, che si spegnevano spesso con passaggi sbagliati per mancanza di spazi. E quando i rossoblù si affidavano ai lanci lunghi per la testa di Gilardino, ci pensavano i tre dietro a far rimbalzare fuori palla prima e giocatore poi.

L'infortunio di Biagianti (toccato duro sulla caviglia) ha costretto Nicola a ridisegnare il centrocampo dopo 25': dentro Duncan che è andato a fare il centrale, con Greco sul centrosinistra. Duncan si è ripresentato col vestito buono, indossato in serie B, senza nessun timore di fronte a Lodi ma anche di fronte a due che amano randellare come Matuzalem e Biondini.

Risultato: il Livorno nel giro di pochi minuti ha avuto le migliori occasioni, ma Emeghara non ha trovato la zampata.

La sofferenza. Se lo sono date di santa ragione Genoa e Livorno, alla faccia della sfida dell'amicizia nel segno di Aldo Spinelli. A inizio ripresa Liverani ha visto la brutta parata ed ha addirittura rinunciato ai piedi dolci di Lodi (per la verità in ombra) per mettere dentro Cofie, giocatore più tonico ma di legno con i piedi. E negli ultimi 20' il Livorno ha sofferto, finendo talvolta anche schiacciato nella propria metàcampo.

Con Liverani che ha buttato dentro pure Stoian alla ricerca della giocata, mentre Nicola ha lanciato Siligardi per Emeghara. Sì, in quegli attimi un po' di paura ci ha assalito.

San Coda a 10' dalla fine ci ha messo lo zampone per salvare un pallone sulla linea, ma tutta la squadra ha difeso con le unghie e il cuore questo pareggio d'oro, fino alla super parata di Bardi allo scadere.

Bravi tutti. 7 punti dopo 4 partite: lecchiamoci i baffi e gustiamoci la domenica.

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