Gioco
Genoa-Livorno, lo scambio di figurine
Da Spinelli ai dirigenti, dai tecnici ai giocatori, c’è un filo che unisce le due società. Ruotolo: «Il Livorno può fare risultato»
LIVORNO. Cinquantotto gallerie e 180 chilometri colorati di amaranto e rossoblù. Altro che nastro d'asfalto nero. L'Austrada A12 che congiunge Livorno e Genova negli ultimi quindici anni è stata trafficatissima. Un presidente (Aldo Spinelli), uno stuolo di dirigenti (dal compianto Gianluca Signorini a Stefano Capozucca) passando per allenatori (Donadoni per citarne uno) e decine e decine di giocatori. Di doppi ex, in questa sfida di Marassi ce ne sono in quantità industriale e si tratta uomini di calcio di alto livello.
Uno di questi è Gennaro Ruotolo. A Genova lo chiamavano il Monumento. A Livorno ha vinto un campionato di C e uno di B, portandoci anche in A da allenatore. Per lui, quella di sabato non può essere una partita come le altre.
Gennaro. Ci siamo. È di nuovo Genoa-Livorno. Sensazioni?
«Bellissime. Faccio il tifo per tutte le squadre in cui ho giocato. Chiedo sempre il risultato anche di Sorrento e Arezzo e perfino di quella del mio paese dove giocai in Prima Categoria da ragazzino. Ma la partita tra Genoa e Livorno ha un sapore particolare».
Che partita sarà?
«È difficile dirlo. Il Genoa è reduce dal successo nel derby e quella vittoria va comunque gestita perché i rossoblu rischiano di sentirsi dei campioni e di arrivare scarichi all'impegno immediatamente successivo».
Quindi paradossalmente è bene che il Genoa abbia asfaltato la Samp?
«Sì, perchè ora arriva il difficile: mantenere un livello di rendimento elevato».
E il Livorno come si presenta al 'Ferraris'
«Stanno bene anche gli amaranto, li ho visti, sono partiti alla grande».
Sul piano tattico che cosa ti aspetti?
«Può succedere di tutto. Le due squadre sono dotate di un attacco esplosivo e in mezzo hanno due giocatori simili: Lodi e Greco. Il primo è più offensivo, ma gioca abbastanza bloccato e detta i tempi per cui le sue caratteristiche in questa fase iniziale della stagione si avvicinano a quelle dell'ex romanista».
Nicola allenatore di successo. Te lo aspettavi?
«Davide è sempre stato un ragazzo in gamba. I risultati parlano per lui. E noi allenatori viviamo proprio di e per quelli. Uno può essere un tecnico bravissimo, ma se non vince tutto il suo lavoro va a farsi benedire».
Parliamo di Spinelli.
«Per lui non ci sono aggettivi. E non è questione di riconoscenza personale. I fatti sono dalla sua parte. Tanto di cappello».
Chi può essere il giocatore decisivo?
«Gli attaccanti. Gilardino-Calaiò e Paulinho-Emeghara assicurano spettacolo, ma non mi meraviglierei se uscisse una partita bloccata. Credo che il Genoa dovrà fare la partita, ma senza sbilanciarsi altrimenti rischia di essere punito in contropiede».
Chiudiamo con il ricordo più bello in rossoblu e in amaranto...
«Nel Genoa ho giocato oltre quattrocento partite. Ricordo i campionati vinti, il quarto posto in A e la semifinale in Coppa Uefa con il successo ad Anfield Road. Sul piano personale non posso dimenticare di aver segnato una tripletta a Wembley».
Non è male neanche il curriculum nel Livorno...
“Scherziamo? Tornammo in B dopo 30 anni e in A dopo 55. Può bastare? Certi ricordi non si cancellano. Sono nella storia di questi due club a cui sono legatissimo. Sabato sarò allo stadio».
Avrai il cuore diviso a metà...
«Andrò in veste di allenatore. Per osservare, documentarmi, così accantonerò le ragioni del cuore».
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