Gioco
“Vota la promessa” che festa a casa Inter
I vincitori del nostro concorso accolti da Mazzarri e company
INVIATI AD APPIANO GENTILE. Il siparietto della giornata lo regalano Alessio Carli, aria sbarazzina e lingua veloce come il fulmine, e Walter Mazzarri, uno che di certo non si dimentica di essere nato a San Vincenzo. «Me la regali la maglietta?», si fa avanti spavaldo il ragazzino livornese. «Dé, non posso mica rimanere nudo, poi come fo?», la fulminea replica del tecnico che sta plasmando l'Inter a sua immagine e somiglianza. Alessio non si arrende. «Allora salutami Zanetti che si è fatto male», rincara la dose, meritandosi il sorriso e la pacca sulla spalla di un divertitissimo WM.
La giornata ad Appiano Gentile si potrebbe condensare anche così, in un momento rilassato, bello, sorridente, per niente artificioso tra gli idoli del grande calcio e la decina di baby arrivati da Livorno, accompagnati da papà e nonni forse ancora più emozionati di loro. Tablet, cellulari, fotocamere imbracciate senza soluzione di continuità, puntati sui loro beniamini che sgambettano a cinque metri di distanza, su un terreno così perfetto da sembrare una moquette.
L'Inter ha aperto le porte del suo scrigno, solitamente quasi inviolabile anche per parenti e affini dei giocatori, alla allegra brigata partita al mattino dalla sede del nostro giornale per passare una giornata immersa nel nerazzurro. Un mondo perfetto, organizzato come un orologio svizzero. Dall'ingresso alla sala stampa fino al campo uno stormo di addetti, giacca, cravatta e ricetrasmittenti vegliano sui vincitori del nostro concorso «Vota la promessa», ne sorvegliano le mosse, cercano di regimarne l'entusiasmo.
Impresa non semplice perché i bambini aspettavano questa giornata da chissà quanto e non c'è cerbero che tenga. Magliette di Eto'o (massì, l'epopea del triplete non muore mai), di Zanetti, album in mano.
I nasi appiccicati alla porta a vetri della sala stampa quando, prima dell'allenamento, arrivano i bolidi dai vetri oscurati che vorrebbero nascondere l'identità dei giocatori nerazzurri. Ma non c'è vetro che tenga, questi sono preparatissimi e riconoscerebbero anche James Bond in missione speciale.
«Guarda Guarin, boia che macchina». «E Palacio? Oggi non viene?». È il momento dell'allenamento. Arriva Milito col suo profilo alla Fausto Coppi e la sua andatura caracollante ed è come una scossa elettrica.
«Corre bene, a Sassuolo gioca», il vaticinio di qualche papà.
I nerazzurri in partitella se le danno di santa ragione, Guarin affonda, Kovacic cuce il gioco ma quello che più impressiona il gruppo from Livorno sono i fisici da decatleti di Samuel, Ranocchia, Campagnaro e Andreolli. Sulla fascia sinistra spunta quel Pereira che l'Inter lo scorso anno pagò addirittura 13 milioni e che ora con Mazzarri vede il campo col cannocchiale. «Meno male c'hanno dato Mbaye al posto di lui», commenta un babbo che «tifavo Inter ma ora in serie A c'è Livorno e allora viene prima la maglia amaranto e dopo quella nerazzurra».
I ragazzini non conoscono la parola timore, salutano Nagatomo come fosse il loro compagno di banco e lui, il giapponesino gentile, ricambia con un sorriso e saluta con la mano.
Poi arriva Cambiasso, sorridente, disponibile, e inizia la pioggia di foto e autografi. Abbracci, sorrisi. Scena che si ripete con Andreolli, con Ranocchia, con Kovacic che non parla mezza parola di italiano ma tanto non serve per sorridere nelle foto e firmare autografi.
Il più disponibile è Mazzarri. Scherza coi bambini, li abbraccia. «Ma te con quella cresta chi sei? Hamsik?», butta lì al piccolo Filippo che resta un attimo imbarazzato.
Poi dai genitori esce fuori anche il cuore amaranto. «Mister, mi raccomando, quando viene a Livorno ci tratti bene. Se proprio dovete vincere facciamo 1-0, ma se si può fare anche un bel pareggino... Così siamo tutti felici...». Mazzarri sorride, non risponde. «Siete troppo forti, quando sento questo accento mi sento a casa», butta lì il tecnico nerazzurro.
Filippo Danti, vincitore assoluto del concorso, maglietta nerazzurra, parte un po' in disparte ma poi sulla balaustra del campo centrale di Appiano fa comunella con gli altri: Alessio, Mattia, Leonardo, Alberto, Gianmarco, Niccolò, Gabriele: è la loro grande giornata, c'è anche il sole e fa caldo, e il buffet aspetta in sala stampa, premio finale di una giornata da raccontare, domani, agli amici. Una giornata indimenticabile. Una giornata nerazzurra ma con tanto amaranto.
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