Italia
Paulinho, il bimbo carioca ora studia da re dei bomber
I due gol in sette minuti hanno trascinato gli amaranto alla vittoria «La gavetta mi ha fatto crescere. I Mondiali? Contento di andare a vederli a casa»
LIVORNO. Il bimbo carioca che guardava Bebeto e Romario in televisione è diventato grande con la maglia amaranto addosso e ora studia da capocannoniere: tre gol in tre partite, doppietta con il Catania davanti a Cristiano Lucarelli seduto in tribuna, guarda il caso.
«La strada per la salvezza è ancora lunga», risponde con gli occhi bassi della timidezza a fine gara: novanta minuti più recupero extralarge passati a sgomitare nella tagliola creata per lui da Alvarez e Biraghi.
E dire che quando è arrivato a Livorno, era l’estate del 2005, con quel nome che assomiglia a uno scioglilingua con troppe trappole fonetiche, Paulo Sergio Betanin Paulinho, aveva 19 anni, spalle ancora troppo strette per reggere il colpo e due stelle davanti per brillare da subito.
È iniziata da lì la sua gavetta, prendendo botte sui campi di periferia tra Sorrento e Grosseto. Nel frattempo si è tatuato farfalle colorate sui muscoli e fatto crescere un codino da samurai. «Per farsi le ossa - ricorda oggi - serve fare esperienza, e prendere le botte. Io sono stato fortunato perché ho trovato sempre ambienti giusti che mi hanno aiutato a crescere».
Ma per scoprire la ricetta della sua scalata al successo devi guardargli le braccia. C’è la data di nascita di suo figlio Yann Matheus sotto al polso destro 28.5.2011, su quello sinistro, invece, porta un braccialetto viola con la scritta “Live” e un filo di cautchu con un teschio d’argento incastonato.
«La vita - prosegue - la affronto così: con la faccia cattiva e il sorriso». Tale e quale a quella corsa dopo il secondo gol ad Andujar, a distanza di 7 minuti dal primo, dove non capisci, guardandolo esultare, dove inizi la rabbia e finisca la gioia. Forse perché uno che viene da Florianopolis, penisola brasiliana a un’ora da Rio de Janeiro, conosce la fatica di percorrere le distanze e ora dice di non avere più paura, di nulla. Né degli avversari e nemmeno delle vertigini.
Eppure se “Paulo” - come lo chiamano all’Ardenza - avesse voglia di guardare, oggi, la classifica dei bomber di serie A, vedrebbe il suo nome lassù, in cima, accanto quelli di Pepito Rossi, Arturo Vidal e José Callejòn. Sopra solo Marek Hamsik, uno che secondo il presidente del Napoli «non ha prezzo».
Così, visto che sognare costa meno del rinnovo all’attaccante partenopeo, da qui a giugno, ci sarebbe anche una maglia del Brasile da conquistare. «Non scherziamo - glissa subito nonostante le venti presenze e le 6 reti nell’under 20 di Branco - sarò già felice di andare a vedere qualche partita da spettatore, visto che i Mondiali li fanno vicino a casa mia».
Ora c’è da pensare all’oggi. «Il Catania è una buonissima squadra e ci ha messo in difficoltà, la nostra forza è stata la capacità di restare compatti e saper soffrire. Ecco perché siamo contenti, ma allo stesso tempo sappiamo che la strada è lunga. La nostra forza? Il gruppo e la mentalità, con queste armi siamo convinti di poter migliorare giorno dopo giorno. Poi ci sono i tifosi che non ci lasciano mai». Il bimbo è diventato bomber e ora non vuole smettere di crescere.
@fedelazzotti
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