Gioco
Quel progetto per rilevare il Livorno Calcio
A distanza di anni Salemmo svela un piano, poi saltato, di D’Alesio, Piccini, Neri e Fremura - Vai al liveblog
Tifoso da sempre (continua ad avere il posto in tribuna centrale) e ai vertici del Livorno per quattro anni - due da amministratore delegato e due da presidente - in uno dei periodi più tristi della storia amaranto, dove si trovò ad arginare una crisi che non aveva né innescato né aggravato lui, Paolo Salemmo, uno degli imprenditori edili più affermati della città, apre lo scrigno dei ricordi a distanza di 23 anni dalle sue dimissioni - che rassegnò prima che si concludesse la stagione disastrosa 1989-90 - dopo di che scivolò dietro le quinte ingoiando tanti bocconi amari senza più rilasciare dichiarazioni o cercare di ristabilire alcune verità.
E nel rievocare quegli anni bui e svelare un progetto del "Livorno ai livornesi" sinora mai divulgato, che avrebbe potuto portare addirittura la società tra le grandi di serie A, nato da un'idea del Cav. Gaetano D'Alesio, capostipite della famiglia di armatori, con l'assenso di un personaggio come Italo Piccini, Salemmo ci tiene, per prima cosa, a porre l'accento sui meriti dell'attuale presidente Aldo Spinelli che definisce "uno dei dirigenti più geniali della storia del calcio italiano". Nell'intervista che trovate sul giornale in edicola Salemmo parla anche del tentato avvicinamento a Moratti: "Le tentai tutte per regalare un futuro solido alla società, tramite Allodi contattai anche Moratti: il suo ingresso mi sembrava sicuro ma in extremis sfumò".
L'INTERVISTA INTEGRALE SUL GIORNALE IN EDICOLA
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