Gioco
200 metri per tutti Livorno va di corsa nel nome di Mennea
Festa al campo scuola per i 34 anni del record mondiale In pista dal bambino di 12 anni al cinquantenne
LIVORNO. Piccoli Mennea crescono. A giudicare dall’entusiasmo e dalla grinta messa sulla pista del centro Coni c’è da scommettere che lo spirito della Freccia del Sud aleggi in qualcuno di questi ragazzi che col fiatone e le braccia un po’scomposte taglia il traguardo in un pomeriggio qualunque, uno dei tanti trascorsi ad allenarsi a due passi dal mare, in un caldo pomeriggio di settembre. Ma la giornata non è come tutte le altre: il 12 settembre 1979 nasceva un mito, un atleta pugliese ai 2000 metri di quota di Città del Messico fece segnare nei 200 metri sul tabellone 19 secondi e 72, record del mondo più longevo. Un pomeriggio dedicato a lui, grazie all’organizzazione del comitato provinciale della Fidal, il gruppo giudici, la Libertas Runners Livorno e l’Atletica Livorno. Una giornata di corsa aperta non solo agli atleti, ma a tutti gli appassionati, anche quelli più “grandicelli”. Come Antonio Caprai, presidente provinciale Fidal, pronto a correre i duecento metri in mocassini, alla faccia degli scettici. “Siamo una delle città italiane con il miglior rapporto atleti/abitanti, qui oggi ci saranno un centinaio di ragazzi a testimonianza di quanto crediamo e investiamo nel settore giovanile. Il nostro impianto è disastrato, stiamo facendo una raccolta firme da portare al sindaco e fargli capire che questo centro ha bisogno di profondi interventi, sono dieci anni che cerchiamo un aiuto da parte delle istituzioni che non arriva, ci siamo stufati”. Anche Giovanni Giannone, presidente provinciale Coni fa eco alle parole di Caprai: “La giornata di oggi vuole avvicinare i nostri piccoli campioni al grande Mennea, è un modo per far conoscere il suo esempio ai più piccoli. È bene che il Comune si renda conto del movimento e della necessità di fare profondi interventi, come Coni faremo la nostra parte per quel che ci compete, ma Livorno ha un grande bisogno di sostenere la sua atletica». Mentre i grandi parlano i piccoli corrono, appena tagliano il traguardo in preda al fiatone vengono condotti dai volontari a ritirare gli attestati di partecipazione, poi di corsa dai genitori perché nel frattempo un’altra batteria è in partenza e bisogna ottimizzare i tempi per non intralciare il traffico all’arrivo. Tutti si impegnano al massimo per battere i compagni, ma c’è spazio anche per il fair play con Stefano che dopo la curva vede il compagno che inciampa e cade, allora si ferma ad aiutarlo e tagliano il traguardo insieme. Un gesto da incorniciare insieme al diploma, un gesto potente se a farlo è un bambino di otto anni. Michele di anni ne ha dodici, corre da 5 e di atletica se ne intende davvero. Arriva prima degli altri, se gli chiedi chi era Mennea risponde così: «32 anni fa fece il record di 19”72 che durò vent’anni». Poi ci sono le più grandi, Michela è una delle mamme che si allenano al campo di atletica, 32 anni ma teme la concorrenza e non vorrebbe correre. Cristina è una mamma-istruttrice, di anni ne ha 45 ma la convince che è giusto correre, perché è bello, perché è in ricordo di Mennea.
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