Gioco
Oratori in rete anche Livorno sogna l’Olimpico
Junior Tim Cup, quest’anno esordio labronico nel campionato delle parrocchie firmato Lega
«Per i ragazzi è stata un’esperienza indimenticabile». Roberto Posarelli, responsabile del Csi fiorentino, sembra ancora emozionato ricordando i giorni di fine maggio, quando ha accompagnato a Roma la squadra della parrocchia di San Jacopino di Firenze alle fasi finali della Junior Tim Cup, la competizione organizzata dalla Lega Calcio, dal Csi e dal celebre gestore di telefonia.
Tre giorni di calcio a sette e fratellanza, di amicizia e di spalti gremiti vissuti da protagonisti, visto che le finali per il terzo posto e per la vincente del torneo si sono disputate allo stadio Olimpico prima della gara tra Roma e Lazio, valida per la finalissima di Coppa Italia.
Un’esperienza indimenticabile, appunto, che i ragazzi di San Jacopino hanno però vissuto sulle tribune dell’impianto romano, visto che non sono riusciti a superare il primo turno della fase finale, così come quelli della parrocchia di Sant’Apollinare di Pisa, gli altri rappresentanti toscani.
Poco male. L’importante è stato esserci e magari riprovare a vivere quelle emozioni di nuovo, visto che anche quest’anno l’esperimento di riportare il calcio nelle parrocchie sarà fatto di nuovo. In realtà, manca ancora l’annuncio ufficiale.
Lega Calcio e Tim stanno studiando gli ultimi dettagli dell’operazione che ha visto un oratorio di Cagliari aggiudicarsi la prima edizione. I due colossi faranno un annuncio entro breve, mentre quelli del Csi lavorano per farsi trovare pronti al secondo appuntamento.
Anche perché questo è l’anno dei mondiali. Il mondo del pallone “locale” dovrà chiudere i battenti in anticipo rispetto al solito per lasciare spazio alle Nazionali che voleranno in Brasile a giugno. Ecco, perché all’inizio di maggio si disputerà la finale di Coppa Italia a Roma. E le squadre degli oratori che avranno avuto accesso alla fase nazionale della Junior Tim Cup dovranno essere delineate per quel periodo.
Poi, tre giorni prima della finalissima, i giovani calciatori, nati tra il 2000 e il 2002, si recheranno nella capitale in treno, saranno prelevati alla stazione e portati in una residenza per pellegrini alle porte della città. Lì dormiranno, mangeranno e faranno amicizia con ragazzi della loro età. Una sorta di campus sportivo e sociale.
Una prima grande esperienza di vita, tra i vestiti da gestire, il divertimento da conciliare con gli impegni del campo e i ricordi da portarsi nel cuore che si affievoliranno, saranno sostituiti da altri avvenimenti, ma che faranno parte per sempre della loro vita.
«Stando a contatto con i ragazzi – dice Posarelli – ti accorgevi della luce straordinaria che brillava nei loro occhi durante quelle giornate infinite. Per loro è stato davvero il primo incontro con la libertà, ma anche con la responsabilità di un’esperienza “da grandi”. Hanno vissuto un sogno e noi con loro».
Il campionato degli oratori è agganciato alle sedi delle squadre di Serie A. L’anno scorso, in Toscana, si giocava a Firenze e Siena. Quest’anno ancora a Firenze, ma non più nella Città del Palio (la cui squadra è retrocessa in serie B), bensì a Livorno.
Un esordio, quello dei labronici, che coinvolgerà numerose squadre a questa iniziativa (un comitato del Csi è nato anche all’Isola d’Elba). Anche se la difficoltà a reperire “parrocchie calcistiche” ha portato a includere già l’anno scorso, formazioni livornesi e pisane che giocavano il torneo senese (addirittura Sant’Apollinare di Pisa ha rappresentato Siena a Roma).
«Non è facile reperire squadre dalle nostre parti che siano affiliate agli oratori – ammette Gianni Zanazzi, responsabile del Csi di Livorno – L’anno scorso ci siamo arrangiati. Se la Lega Calcio e la Tim decideranno di proseguire l’avventura speriamo di avere un maggior numero di partecipanti per i nostri tornei di zona. Dalle nostre parti, la tradizione degli oratori non è sentita come al nord o in altre aree italiane. Eppure, c’è stato un tempo in cui le parrocchie erano il fulcro della vita sportiva di tutti i giovani».
Era il Dopoguerra, quando le città si stavano rimettendo in marcia e il prete di paese era considerato una delle istituzioni più importanti.
In quel periodo, proprio il Csi era fortissimo. Circa 80mila tesserati e un range di attività sportive praticamente infinito per quegli anni. Negli oratori si giocava a basket, a ping pong, a pallavolo e a calcio, naturalmente. E ognuno aveva squadre delle varie discipline. Negli anni Cinquanta e Sessanta arrivare alle fasi nazionali dei campionati Csi era un avvenimento. Si andava a gareggiare allo Stadio dei marmi o al Flaminio e s’incontravano ragazzi provenienti da tutta Italia con lo sport a fare da collante tra i vari gruppi. Uno spirito di amicizia e di fratellanza che la Junior Tim Cup prova a riproporre tra i giovani italiani, anche se i tempi sono definitivamente cambiati.
«E’ vero – riprende Posarelli – viviamo in un mondo completamente diverso da cinquanta o sessant’anni fa. Ma l’obiettivo della Junior Tim Cup è proprio quello di provare a dare nuova vita alle comunità che agiscono attorno alle chiese».
Sport e parrocchia, giovani e oratorio: binomi che potrebbero effettivamente avere una nuova chance. E se è vero che gli esempi devono arrivare dai grandi capi, i segnali che la Chiesa sta lanciando ai giovani possono trovare pertugi significativi tra chi ha tutta la vita davanti. Papa Francesco è stato ultimamente protagonista di un incontro a tre con le Nazionali italiana e argentina in occasione dell’amichevole dell’Olimpico tra le due squadre.
Monsignor Simone Giusti, il vescovo pisano di Livorno, invece, presiede un circolo diocesano per la gestione di Amichiamoci, la manifestazione labronica che coinvolge 600 ragazzi in cui si corre la maratona, si gioca a calcio, basket, tennis tavolo, pallavolo, ma anche a caccia al tesoro.
Comportamenti importanti per un movimento che spera di trovare un posto nel mondo sportivo italiano, con l’obiettivo di diffondere quei valori che spingevano ogni giorno i ragazzini di sessant’anni fa a uscire di casa e a varcare la soglia dell’oratorio. Certo, stride il confronto fra quei tempi e gli attuali, in cui i bambini giocano al computer, fanno sport come scherma o equitazione che in passato erano cose da film e devono affrontare agende d’impegni che nemmeno i loro genitori manager d’azienda.
«Non sarebbe male trasferire un po’ degli insegnamenti di vita e di coscienza che ricevevamo allora nelle vite dei nostri figli – suggerisce Zanazzi – anche se siamo consapevoli della piega che il mondo ha ormai preso».
Frasi come "viva lo sport... contro tutte le guerre! Viva lo sport... guarda quante bandiere! Viva lo sport... coi suoi mille colori! Questo è lo sport... una staffetta di cuori!", oppure "Amico mio dai corriamo insieme, tu spingi un po' ed io ti seguirò, a volte basta poco a far coraggio, non ti fa dire... " Io non ce la farò!", contenute nell’inno del Csi la dicono lunga sullo spirito che ha animato negli anni questo movimento. E che, almeno nelle intenzioni, continua a essere il faro che porterà tanti ragazzi a rincorrere il sogno di giocare un giorno all’Olimpico.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
