Gioco
Tutta la verità di Davide Nicola
Dagli acquisti alle partenze, la valutazione dei nuovi, gli obiettivi. «Un grazie alla società, ora sono più ottimista»
LIVORNO. Pit stop ai piedi delle Apuane. Quattro giorni dopo la fine del calcio mercato e a metà della sosta del campionato per gli impegni della Nazionale, l'amichevole con la Carrarese diventa il preteso per fare un check up al Livorno. Davide Nicola analizza il momento degli amaranto.
Davide, partiamo dal giudizio sulla partita: ritmo lento, ma ottime indicazioni...
«Sì, lento ma solo negli inserimenti, non nel giro palla. Anzi da questo punto di vista i ragazzi sono mi hanno meravigliato, perché l'altra sera abbiamo giocato dopo aver sostenuto carichi di lavoro non indifferenti per cui era ipotizzabile un ritmo ancora più compassato».
Che cosa intendi per lentezza negli inserimenti?
«I ragazzi devono conoscersi. Emeghara per esempio deve prendere confidenza con Paulinho. Manca ancora quello che definisco il colpo d'occhio, ma con il tempo verrà».
Ottimista?
«Certo! I ragazzi si applicano con grande attenzione ed entusiasmo. Se l'atteggiamento è quello visto a Reggio Emilia con il Sassuolo e giovedì a Carrara è impossibile non esserlo».
Duncan esterno sinistro di centrocampo. Esperimento riuscito o comunque da riproporre?
«Sì, a Carrara l'ho provato in una posizione insolita. Ma Alfred è tatticamente intelligente. Ha forza e piede. Deve crederci. L'idea di utilizzarlo alla Asamoah, tanto per intenderci, non mi dispiace. Tra l'altro lui è mancino e non perde le sue caratteristiche e i tempi di gioco».
Amichevole archiviata con soddisfazione, quindi...
«Senza dubbio. Proprio in serate come quelle di Carrara possiamo costruire la nostra mentalità. L'avversario aveva motivazioni al limite e noi siamo stati sul pezzo. Abbiamo intrapreso una buona china: non resta che continuare».
Parliamo dei nuovi. Coda ha giocato tutta la partita ed è piaciuto molto...
«Sì, Andrea ha lo status di giocatore di categoria. Sa come comportarsi nello spogliatoio e in campo. Gioca semplice e in sicurezza. È abile quando deve scivolare in marcatura. È un gran bell'acquisto».
Miguel Borja?
«Si è dato da fare e l'ho apprezzato. Ha un fisico importante. È un giovane che deve sfruttare le occasioni che gli capiteranno. Ma non esageriamo con gli aggettivi. Aiutiamolo a crescere».
A chi può essere paragonato come caratteristiche?
"...a Miguel Borja..."
Parliamo di mercato. Qual è il tuo grado di soddisfazione?
«Siamo riusciti a prendere tutti gli obiettivi che ci eravamo prefissati. Coda, Emeghara e Rinaudo sono giocatori importanti. Borja, Piccini, Benassi, Mbaye e Mosquera devono crescere. Vanno innaffiati con calma: non una goccia in meno e non una in più. Sono soddisfatto. C'erano i margini per fare qualcosa in più, ma la società ha fatto il possibile. Il guaio è che per qualcuno Livorno non sarebbe stata una soluzione gradita. Ma noi andiamo avanti con chi abbiamo scelto e soprattutto ci ha scelto».
Uno che ha voluto fortemente il Livorno è Leandro Greco...
«Sì. Tra l'altro lui sta facendo cose incredibili. L'anno scorso giocava in Champions League e ora lotta con noi per la salvezza con una carica ammirevole. E io uno così lo tutelerò sempre anche per la duttilità tattica».
Se ne sono andati Mazzoni, Bernardini e Dionisi, tre del gruppo storico.
«Tre uomini veri, aggiungo. Ognuno è andato via per una motivazione diversa. Mazzoni ha espresso il desidero di essere protagonista altrove e non comparsa qui anche se la parola 'comparsa' non fa parte del mio vocabolario e non lo sarebbe stato. A Luca è stato proposto un ruolo che lui non ha accettato. Con correttezza da ambo le parti è stata presa una strada diversa».
Bernardini?
«Abbiamo preso due difensori e non aveva più la certezza di giocare e prima di fare il quarto o il quinto qui ha preferito andare al Chievo».
Infine Dionisi...
«Poteva rimanere. Gli ho chiesto perché ha deciso di andare via e mi ha confessato che da tempo pensava di fare un'esperienza all'estero. Sono molto grato a tutti e tre a cui mando un abbraccio. Detto questo, però il nucleo del gruppo dell'anno scorso è stato mantenuto come volevamo».
Adesso ripartiamo con il Catania nel mirino e qualche certezza in più?
«Sì. La prima certezza è la voglia di trovare l'identità giusta per lasciarci dietro le spalle almeno tre squadre. Poi proveremo a infastidire anche le altre».
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