Il Tirreno

Livorno

Irene Vannucci, un remo mondiale che brilla in Corea

di Dario Serpan
Irene Vannucci, un remo mondiale che brilla in Corea

La vogatrice del Tomei esalta l’Italia nella spedizione iridata «Studio da avvocato ma la mia vita è quella dell’atleta»

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LIVORNO. Un Abbagnale, figlio d'arte, vince in Corea 25 anni dopo Seul, e la notizia va da sé. Solo che ai Mondiali di canottaggio, svoltisi a Chungju in Corea del Sud dal 25 agosto all'1 settembre, l'Italia è arrivata prima nel medagliere finale con 3 ori, 2 argenti e 3 bronzi. E nella spedizione azzurra, formata da 80 atleti, c'era anche una livornese, giovane e agguerrita: si chiama Irene Vannucci, ha 23 anni ed è una vogatrice del VVF Tomei.

Storia intrigante la sua, quella di un'ascesa in tempi rapidi che l'ha portata dal gozzo del Montenero alla divisa azzurra nel giro di 3 anni, con un futuro tutto da scrivere. Sì perché Irene, classe 1990, studia Giurisprudenza, «ma la mia vita è quella dell’atleta», dice sicura, soprattutto dopo l'esperienza iridata in Corea. Per la sua prima volta ha varcato i confini europei, salpando con un volo Emirates (via Dubai) verso una città di 200mila anime circondata da montagne, nel centro della penisola coreana, sponda sud. «Faceva un caldo tremendo laggiù – racconta l'atleta labronica -, umidità al 96%, ma abbiamo trovato un'organizzazione ottima. È stato bellissimo inserirmi ed entrare subito in sintonia con tutto il gruppo della nazionale, accanto ad atleti che poi hanno vinto medaglie fino alla conquista del primo posto finale».

Per Irene Vannucci nessuna medaglia in bacheca, solo esperienza, ma non è poco per una debuttante. «Ho preso parte a due specialità – spiega lei stessa: l'8 e il 4 senza (dove senza sta per senza il timoniere). Ci siamo scontrati con mostri sacri di queste specialità, soprattutto con atlete, come quelle russe, canadesi e americane, fisicamente impressionanti, fuori dalla nostra portata. Infatti siamo arrivate ultime su 9 equipaggi nell'8, mentre nel 4 senza è andata leggermente meglio: quinto posto su 6 equipaggi, dietro a Usa, Canada, Australia e Germania. Nelle due discipline, gli Stati Uniti hanno fatto da padrone».

È soprattutto grazie ai risultati maschili che l'Italia ha primeggiato alla fine, ma per Irene è un onore aver fatto parte della spedizione: «Un'esperienza da brividi - dice - Ho preso parte anche alla tradizione del taglio dello scalpo». Cioè? «La sera prima dell'inizio delle gare, agli atleti maschi vengono rasati i capelli. Ho voluto farlo anch'io, ma solo dalla parte sinistra, come simbolo di appartenenza al gruppo».

Claudio Romagnoli è il tecnico azzurro che, dopo una serie di raduni, ha incluso nella squadra Irene Vannucci, che quest'anno ha preso parte anche agli Europei di Siviglia. “I risultati per ora non arrivano, ma si tratta di un progetto appena nato che, come vuole il nostro allenatore, andrà valutato nel corso degli anni».

Irene lo sa e non ha intenzione di mollare: con il suo Tomei, agli ordini del trainer Stefano Lari, si allena tutti i giorni e adesso deve prepararsi agli italiani assoluti, in programma il 29 settembre a Sabaudia. Lei ha vinto il titolo nel singolo l'anno scorso, mentre a gennaio 2013 si è presa lo scettro anche al remoergometro. Così a febbraio è arrivata la prima chiamata della nazionale, per questa vogatrice di punta che fa canottaggio soltanto dal 2011.

«Ho iniziato – ricorda – dopo che nel 2010 ho vogato nel Montenero, vincendo 6 gare su 6 con le apine giallonere. Da lì ho capito che volevo di più, e ora che ci sono so che è dura stare al passo, ma questa è la strada che voglio seguire».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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