Il Tirreno

Livorno

Serve la vendetta con i campagnoli di papà Squinzi

DI FEDERICO BUTI
Serve la vendetta con i campagnoli di papà Squinzi

I «mazzuoli» tutti casa e fabbrica non fanno paura E c’è quella partita persa al centesimo minuto...

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DI FEDERICO BUTI

«Sasòl mazòl». Non è un saluto arabo, ma è il messaggio che ieri mi ha cinguettato un amico molto togo (simpatico, ganzo) di Modena e vorrebbe dire letteralmente «Sassuolo mazzuolo».

A significare la sarcastica identificazione del paesello emiliano con la faticosa e ottusa - per quanto remunerativa - attività edilizia che vi domina incontrastata.

C’è un precedente. A maggio, dopo la sconfitta del Livorno al centesimo minuto dell’ultima giornata, il medesimo amico dopo avermi sfottuto mi raccontò l’irriferibile barzelletta del sassuolese che va in gita a Parigi e prende l’Arco di Trionfo per un gran vespasiano.

E concluse così: «Sasòl l’è come la vostra Cecìna: denèr e poleinta, non c’è menga altro». (Sassuolo è come la vostra Cecina: quattrini e polenta, non c’è mica altro).

Al che dovetti informarlo: 1) che Cecìna non c’entra nulla con la polenta di ceci come pensava lui (così si chiama a Pisa, oibò!) e infatti si pronunzia Cècina.

2) che a differenza di Sassuolo, Cècina è sul mare, ci si mangia del discreto pesce, non sarà un faro internazionale di cultura ma è di possibile origine etrusca ed è pure citata nella Divina Commedia mentre Sasòl è citato al massimo nella “Secchia rapita” del Tassoni; 3) che in effetti a Cècina i quattrini ci sono più che a Livorno, il che peraltro non è tanto difficile.

Il togo prese atto e fece ammenda, però ribadì che secondo lui «restano sempre tutti contadèini».

E dunque stasera si ritorna fra i contadeini emiliani per una specie di derby Livorno-Cecìna, secondo il mio amico.

Che però trascura il fatto che i mazzuoli sono diventati squinzi, hanno spesso dato la paga proprio a loro culi gialli modenesi, sono in A per la prima volta e ci vogliono restare. Non sarà una partita facile e siccome a maggio avevo invano raccomandato ai nostri di dare tre pallonate agli squinzi ed evitare i playoff, stavolta me ne guardo bene: vedete un po’ voi, l’importante è non fare i polentoni (o topponi).

Chiariamoci: non è una partita facile, ma quasi. Il nostro mercato è stato la solita fiera disordinata ma alla fine perlomeno n’abbiamo presi cinquanta che tutta la notte canta; loro non si sono rinforzati come pensavo, visto cotanto presidente: una riserva dell’Inter (noi ce n’abbiamo mezza dozzina) e qualche buon giocatore di B che al piano disopra non c’era mai stato.

Alla prima ne hanno presi un paio dal Toro che non è di certo quello di Puliciclone.

Insomma stasera bisogna tornare a casa con qualcosa nel sacco, con la Rometta abbiamo sprecato un possibile punticino e il campionato non aspetta, se non sfruttiamo il calendario miracoloso che c’è toccato saranno guai; per di più questa volta non si gioca a Modena dove non si vince dai tempi di Mascalaito e Ribechini, bensì nell’ostile (per loro) Reggio dove abbiamo qualche gran bel ricordo.

Per tutto ciò, chiudendo in rima come abbiamo incominciato, Sassuolo casca proprio a fagiuolo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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