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IL PERSONAGGIO/2

Dino Lorenzini, calcio di 4 generazioni

Dino Lorenzini, calcio di 4 generazioni

Dall’Inter al Cecina, «e ora sogno di giocare con mio figlio»

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LIVORNO. «Ho giocato insieme a calciatori di quattro generazioni diverse: prima quelle degli anni '60 e '70, poi quella degli anni '80, ora quella degli anni '90. Ho condiviso lo spogliatoio con figure come Walter Cardinali così come con i ventenni di oggi. Il calcio è cambiato, ma per me il richiamo del campo è rimasto lo stesso».

Dino Lorenzini tra poche settimane compirà quarant'anni ma non è per niente stanco. Si prepara anzi ad affrontare un'altra stagione di categoria con il Cecina. «Prima si era più disponibili al sacrificio, oggi sono minori sia la forza di volontà che l'attaccamento alla squadra», racconta Dino con una punta di amarezza, riavvolgendo il filo dei ricordi fino a quegli anni ottanta in cui partì per Milano per andare a vincere un titolo nazionale con i Giovanissimi dell'Inter.

«Ho avuto la fortuna di avere allenatori come Vitulano, Costanzo Balleri, Ilario Citi e tutto ciò che ho imparato cerco di trasmetterlo, magari anche a quei ragazzi che a volte si adagiano perché facilitati dalle regole che impongono di schierare giocatori sotto un certo limite di età».

E se i ricordi si dilatano ormai senza fine, su quelli dei tanti anni vissuti con il Picchi Lorenzini si sofferma con particolare affetto: «Mi sarebbe piaciuto concludere la mia carriera al Picchi. Sarebbe stato come chiudere un cerchio. Ma è andata così. Se dovessi concludere con la maglia del Cecina sarò comunque contento».

Giocherà «fin quando andare al campo non diventerà un peso”, fin quando non sarà il momento di concentrarsi solo sulle altre partite della sua vita: un lavoro da avvocato e due figli che seguono già l'ascendente paterno, se è vero che il più grande, che ha 10 anni, milita oggi negli Esordienti del Livorno. Quel giorno, appese le scarpe al chiodo, Dino resterà un pezzo di storia del calcio livornese, che con un briciolo di fortuna in più avrebbe potuto essere un professionista; ma che oggi, quando si guarda indietro, non ha dubbi: «Nessun rimpianto. Il mio desiderio più forte? Giocare insieme a mio figlio. Forse non farò in tempo, ma chissà».

Alessio Traversi

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