Il Tirreno

Livorno

Futuro a 18 buche e l’Elba ci spera

di Pietro Busconi

Ottimismo e fiducia da parte del club Acquabona «Può rilanciare l’isola con un turismo a cinque stelle»

3 MINUTI DI LETTURA





«Il golf può essere uno degli elementi cardine per il rilancio del turismo dell’Isola d’Elba». Si esprime così Carlo Vallardi, presidente del Golf club Acquabona, il campo che sorge nelle vicinanze di Portoferraio. «Insieme all’ampliamento del nuovo porto e alla ristrutturazione dell’aeroporto, il golf potrà rappresentare l’attrazione sportiva d’eccellenza per il richiamo turistico anche internazionale».

In questo periodo sembrerebbe che il Comune elbano stia valutando la prassi da adottare per la realizzazione urbanistica dell’allargamento a 18 buche dell’attuale percorso di golf. Allargamento che è stato richiesto dalla proprietà del campo fin dal 1987. Le previsioni lasciano comunque intendere che, considerati i tempi tecnici e le pastoie burocratiche di rito, si potrebbero avere gli opportuni permessi entro l’anno per arrivare all’inaugurazione del nuovo tracciato nel 2017. E intanto il turismo langue. E pensare che il golfista oggi rappresenta una voce importantissima di molte economie turistiche. Indagini accurate hanno dimostrato che la capacità di spesa del golfista in vacanza è pari al doppio di quella del turista “normale” e che ogni 100 euro spesi dal golfista, solo il 10 per cento resta nelle casse del circolo di golf. Il resto si spalma su alberghi, ristoranti, trasporti, servizi e shopping. Negare queste evidenze, oggi, soprattutto da parte di un’isola che da 10 anni lamenta una crisi di presenze turistiche significa rifiutare il rilancio. Restando in fiduciosa attesa che le cose cambino e la percezione del golf trascenda lo snobbismo di altri tempi, il Golf Club Acquabona va avanti con le attuali nove buche e con un tracciato di gioco comunque attraente e sfidante, giudicato entusiasmante soprattutto dagli stranieri che lo frequentano. E, se un campo a 18 buche è certamente più adatto al richiamo turistico, quello a 9 buche gode di indubbi vantaggi, soprattutto per i giocatori locali. Meno tempo da ritagliarsi per il gioco conciliando meglio lavoro e sport, ridotta faticabilità per i giocatori meno giovani e, comunque, possibilità di partecipare alle gare federali grazie ad un apposito criterio di valutazione e gestione dell’handicap di gioco. Malgrado questa serie di vantaggi concreti, la pratica del golf fatica ad attecchire sull’isola e, ancora oggi, non sono molti i residenti che lo praticano, nonostante prezzi di assoluto interesse e tariffe associative particolarmente favorevoli. Qualcuno addirittura rinuncia all’iscrizione per paura dei risvolti fiscali che il tesseramento ad un circolo di golf potrebbe determinare, dimostrando di non conoscere bene le normative e i costi di questo sport. Tanto per fare un esempio, giocare per tutto l’anno sul campo dell’Acquabona costa meno che giocare a tennis o andare in bicicletta. Questi anni di crisi hanno segnato anche le presenze di giocatori occasionali. Restando pressoché stabile la quota di presenze straniere (circa il 30 per cento sulle frequentazioni complessive annue), risultano carenti soprattutto gli italiani, a conferma di una crisi nazionale che morde ancora e che non sembra attenuarsi e che aggrava così la condizione isolana di questo circolo che è meno facilmente raggiungibile di altri. Per reagire a questa situazione, il Golf Club Acquabona ha attuato la politica delle quote basse e green fee a prezzi costanti. Continua anche la promozione presso la scuola di Portoferraio per attrarre i più giovani con programmi di avvicinamento che si protraggono per tutto l’anno scolastico. Peccato che a fine scuola gli studenti accantonino, insieme ai libri, anche l’idea di giocare a golf.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web