Il Tirreno

Livorno

È un Livorno che va rinforzato

di Alessandro Bernini
È un Livorno che va rinforzato

In Coppa Italia passa il Siena (0-1): ora tocca alla società dare un organico adeguato a Nicola

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LIVORNO. Mettiamola così: se ci sono in arrivo i 4-5 rinforzi promessi dalla società, allora non c'è da preoccuparsi più di tanto. Ma dopo una lunga e tormentata estate di trattative saltate, a Livorno siamo tutti San Tommaso: dobbiamo toccare per credere. In questo momento il Livorno è una squadra che lotta e dà l'anima, ma in serie A serve di più. Anche perché domenica arriva la Roma di Totti e Lamela, di Gervinho e Pjanic, altro che (con tutto il rispetto) Angelo e Vergassola.

Il risultato è bugiardo, il Livorno non avrà giocato una partita memorabile ma poteva tranquillamente vincere. Paulinho, in una giornata delle sue, avrebbe segnato almeno una doppietta, stavolta tra pali ed errori si è divorato 3-4 gol, ma può capitare. Lui resta comunque il nostro uomo in più. Il problema è che il Livorno attuale è lo stesso dello scorso anno (senza Duncan e Gentsoglou, visto che Greco era in panchina), non rinforzato: abbiamo un allenatore come Nicola che vale un conto in banca, dei ragazzi che meritano solo applausi, ma una rosa al momento non competitiva per la serie A. Inutile girarci attorno. Servono un difensore forte, due centrocampisti e due attaccanti, forse anche un esterno a sinistra. E vi garantiamo che questo pensiero è sposato anche dall'interno.

Adesso il presidente Spinelli deve partire all'attacco. Siamo in ritardo ma ancora in tempo per essere competitivi. Una pedata nel sedere a chi fino a oggi ha detto no al Livorno, e uno sforzo per mettere dentro i giocatori che servono a Nicola.

L'altro Livorno. Quanto il Livorno sia in emergenza a livello di organico, si è visto dalla formazione iniziale. Con Luci e Greco in panchina, Nicola è stato costretto a spostare Schiattarella in mezzo al campo e addirittura Gemiti sulla destra, su una fascia che al massimo ha visto in televisione. Non si è trattato di un esperimento (Gemiti non giocherà mai più a destra, Nicola su quella fascia ha bisogno di Schiattarella che ieri è stato sacrificato in mezzo) ma di una necessità.

Nella ripresa addirittura Nicola ha inserito Ceccherini in difesa, spostando Valentini centrale e alzando Emerson a centrocampo al fianco di Schiattarella. Idea che ha regalato idee: con Emerson in regia c’è stata più profondità, il raggio d’azione è diventato più ampio, anche se alla fine è mancata lo stoccata.

A proposito. Nicola ieri in panchina non aveva neanche una terza punta.

Le occasioni. La beffa per il Livorno è stata ritrovarsi sotto dopo aver dominato il primo tempo. Perché nel giro di mezzora gli amaranto hanno avuto 4 nitide occasioni da rete, 3 con Paulinho (un tiro fuori da due metri, una traversa su punizione, un sinistro a lato di un niente) e una con Gemiti (sinistro al volo respinto da Lamanna).

Non che gli amaranto avessero travolto il Siena, però la supremazia era netta. Senza continuità, con ritmi soft (e vorremmo anche vedere alle 17 del 16 agosto…), ma con buona autorità grazie soprattutto all'agonismo di Schiattarella e alle giocate di Paulinho.

Poi, improvviso, al 43’, il gol di Angelo che ha preso d’infilata Lambrughi e poi Mazzoni. E nella ripresa non è bastata tanta buona volontà.

Lo striscione della Nord. Oltre 4000 presenze, mica poche in una giornata e per una partita del genere. La Curva Nord ha incitato la squadra dal primo all’ultimo minuto, con un “grazie ragazzi” al fischio finale da applausi, e che la dice lunga sul credito che questi giocatori si sono meritatamente conquistati.

Qualche coro all’indirizzo della società e uno striscione eloquente: “Tutti gli anni prestiti e svincolati, non vogliamo un campione ma rispetto per la nostra passione”.

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