Il Tirreno

Livorno

«Tutti negli spogliatoi, è una corrida»

di Vezio Trifoni
«Tutti negli spogliatoi, è una corrida»

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MOSCA. Gesto nella tradizione o provocazione? Un bacio sulla bocca scambiato sul podio tra due velociste russe è l'ultimo atto di una polemica che ha vivacizzato un Mondiale di atletica leggera povero di record, ma non di emozioni, che ha coinvolto a Mosca atleti, autorità e media. Motivo del confronto è una legge russa che vieta la propaganda omosessuale in presenza di minori e che non pochi sportivi hanno criticato, mentre sono stati clamorose prima le dichiarazioni a difesa della norma e poi la repentina marcia indietro della zarina mondiale dell'asta Yelena Isinbayeva. Quando tutto sembrava tornato sul binario della normalità - anche il colore delle unghie della saltatrice svedese Emma Green-Tregaro, costretta a coprire un polemico smalto arcobaleno con il rosso - ecco l'inaspettata performance di Tatyana Firova e Kseniya Ryzhova, che hanno festeggiato davanti alle telecamere la vittoria nella 4X400 baciandosi sulla bocca. Un gesto che alcuni media stranieri hanno interpretato come una sfida al presidente Putin e alla sua legge anti-gay. I media locali hanno ignorato il gesto e le atlete non hanno fatto commenti sulla vicenda. Più che di una clamorosa protesta casalinga contro il leader del Cremlino, potrebbe però trattarsi della vecchia tradizione sovietica di baciarsi sulla bocca anche tra persone dello stesso sesso per salutarsi affettuosamente. Firova e Ryzhova si erano baciate anche in pista subito dopo la vittoria nella staffetta, ma il fatto di aver ripetuto il gesto sul podio lascia qualche dubbio sulla loro effettiva intenzione. Nessun dubbio è stato invece espresso dal ministro russo dello sport, Vitali Mutko, secondo il quale i media occidentali hanno gonfiato esageratamente la questione della legge. «Questo problema è un'invenzione - ha detto il ministro durante la conferenza stampa finale dei mondiali -. Non c'è alcun divieto alle relazioni sessuali non tradizionali, nessuno è privato dei suoi diritti. Garantiti a Mosca così come alle Olimpiadi di Soci. La legge riguarda la protezione delle giovani generazioni non solo dal quelle ma anche dall'alcol e dalla droga». Di sicuro, in ogni caso, il bacio tra le due campionesse iridate ha fatto meno scalpore di quanto fece in Occidente quello alla sovietica scambiato nel 1979 tra il leader del Pcus, Leonid Brezhnev, e il segretario del partito socialista della Germania Est, Erich Honecker, che divenne una icona della guerra fredda.

Rogge e Sochi. «Il Cio è consapevole del fatto che lo sport è un diritto dell’uomo e deve essere accessibile a tutti, indipendentemente dall’appartenenza etnica o dall’orientamento sessuale, a spettatori, ufficiali, giornalisti e ovviamente agli atleti». È quanto precisa il presidente del Comitato olimpico internazionale, Jacques Rogge, parlando al quotidiano tedesco Tagesspiegel della tanto discussa legge anti-gay promulgata dal governo russo. «Ci opporremo con tutte le nostre forze a chi metterà in pericolo questo principio - assicura parlando delle Olimpiadi invernali di Sochi 2014 - il Cio continuerà ad assicurare che i Giochi avranno luogo senza discriminazioni«. A proposito dell’appuntamento in terra russa in programma dal 7 al 23 febbraio, Rogge ricorda anche come la Carta olimpica vieti dimostrazioni nei siti delle Olimpiadi. «Questa - spiega il presidente del Cio, all’ultimo anno del suo mandato - non deve essere vista come una sanzione ma come un mezzo per proteggere gli atleti da pressioni sull’uso strumentale dei Giochi«.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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