Il Tirreno

Livorno

Sandy Iannella, europei agrodolci «Un’esperienza per ripartire»

di Andrea Masini
Sandy Iannella, europei agrodolci «Un’esperienza per ripartire»

Il talento del calcio femminile livornese ha giocato quattro partite nella competizione continentale in Svezia. «Ho un po’ di rammarico però la concentrazione e la testa sono qualità fondamentali»

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LIVORNO. La nazionale di Cesare Prandelli può contare su Giorgio Chiellini, quella di Antonio Cabrini su Sandy Iannella. Il talento al femminile del calcio labronico (in forza al Torres, Serie A Femminile), che poco più di due settimane fa si è esibito in Svezia in occasione dell'Europeo.

Un'esperienza unica, formante, archiviata ai quarti di finale al cospetto della favorita Germania (0-1), poi campione continentale per la sesta volta consecutiva (!); e per la Iannella sono arrivate 4 presenze su 4, addirittura 2 da titolare nel girone di qualificazione contro Danimarca e Svezia.

Sandy, davvero un peccato non essere riuscite a entrare nel lotto delle prime quattro…

«Difatti un po' di rammarico rimane, ci credevamo e, senza dubbio, potevamo toglierci qualche soddisfazione in più. Ma in campo internazionale chi sbaglia, paga. E a caro prezzo. Su 5 gol subiti, 3 sono stati autogol. Ma ripeto, la concentrazione e la testa sono fondamentali».

La preparazione rigorosamente svolta al centro sportivo di Coverciano?

«Sì, esatto; prima settimana all'insegna della fatica con tabelle di fondo per affinare la base atletica e fisica. Poi ogni weekend disputavamo due amichevoli con formazioni Allievi maschili e il mister valutava la salute delle giocatrici e gli errori commessi. Al mattino, inoltre, lavoro con il preparatore e il pomeriggio con il pallone: quasi sempre doppia seduta...».

A livello umano, che bagaglio lascia in eredità un Europeo?

«Prezioso, davvero. Vedere l'organizzazione curata al minimo particolare, le persone che incroci e ti chiedono di scattare una foto. Gli stadi esauriti, e soprattutto la sensazione indescrivibile di inalare l'odore dell'erba e indossare la maglia azzurra con scritto il proprio nome sulle spalle. Ecco perché poi non è mai semplice tornare sulla terra…».

Che tipo di allenatore è Antonio Cabrini?

«Prima di tutto è una persona eccezionale, in seconda battuta un mister altrettanto fantastico e preparato. Il suo passato lo aiuta, anche se con le donne è po' diverso. Figura calma e riflessiva, ma sa pure farsi sentire».

Invece qual è la giocatrice più forte che hai incontrato?

«Ce ne sono più di una, ma faccio un nome su tutte: si chiama Lotta Schelin, è il capitano della Svezia, gioca in Francia nel Lione e l'ho incontrata anche con il mio club». Prospettive future? Quando inizierà la nuova stagione?

«Mi auguro che l'Europeo diventi un punto di partenza per me e tutte le mie compagne. Tra due anni ci saranno i mondiali in Canada e vorrei esserci; adesso, però, un po' di vacanza e il 12 agosto inizierò la preparazione, in attesa del primo impegno in Supercoppa contro il Tavagnacco».

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