Gioco
Il Ferguson piombinese del nuoto
Massimo Giuliani, il ct più vincente nella storia del fondo. «Salvati dalla Grimaldi»
Di «signori» dello sport in giro per il mondo ce ne sono davvero tanti e di tutte le specie. Ma in Gran Bretagna lo avrebbero già rinominato Sir Max, come Sir Alex Ferguson. Che lo scorso anno ha deciso di salutare la panchina (e la scrivania) del Manchester United dopo ventisei anni di trionfi. Ce l’abbiamo noi invece Sir Massimo Giuliani da Manciano (località in provincia di Grosseto), da ben diciotto stagioni al timone della nazionale italiana di nuoto di fondo (tradotto nell’odierno Acque Libere) in qualità di commissario tecnico, e che fortunatamente «soffre» dello stesso vizio del collega gallese: vincere.
Vincere medaglie pesanti, europee, iridate, e pure olimpiche. In sostanza stiamo parlando di un commissario tecnico, o per meglio dire di un manager, che l’intero globo c’invidia e che quindi ci teniamo orgogliosamente ben stretti in vista del prossimo quadriennio olimpico che sfocerà a Rio de Janeiro nel 2016.
Nel frattempo, però, mirino puntato su tutte le tappe intermedie, compreso il Mondiale di Barcellona che si è concluso sabato con il titolo (diciamolo pure, inaspettato) nella 25 km di un’immensa Martina Grimaldi. Un Mondiale nato sotto una cattiva stella (zero medaglie nei primi quattro giorni di gare), ma per fortuna archiviato con i carati della distanza più lunga, quella che ti spreme, quella che la Grimmy è riuscita a prendersi di rabbia con uno sprint impeccabile e toccando di un solo decimo davanti alla tedesca (avversaria di mille battaglie), Angela Maurer.
«Un gran bel sollievo – ha commentato Giulianinell’immediato posto gara – e un bellissimo regalo per tutta la squadra, la federazione e gli appassionati di Acque Libere; Martina si è davvero superata conducendo una 25 di spessore e tatticamente impeccabile. Onore a lei, ma anche ad Alice Franco finita ai piedi del podio per mezzo di una prestazione generosa al pari dei compagni di squadra, Simone Ruffini (settimo) e Valerio Cleri (ventunesimo)».
A distanza di dieci anni dal doppio oro di Viola Valli, dunque, l’Italfondo e Massimo Giuliani (che in quel di Piombino ricopre la carica di assessore allo sport e del bilancio) non hanno perso il vizio d’intonare l’Inno di Mameli guardando alla prossima Olimpiade con grande, ma grande, fiducia. E di chi è il merito? «Di tutti…», piace sottolineare a Sir Max, che quando chiamato in causa ha sempre voluto mettere davanti a tutto il lavoro svolto dai suoi collaboratori e dagli allenatori delle società senza il cui apporto sarebbe impossibile formare caimani di caratura internazionale.
Per il resto spazio a un bagaglio d’esperienza più unico che raro, che nei giorni addietro ha lasciato spazio a un’analisi oculata e concisa: «Il trionfo di Martina ha parzialmente medicato la ferita delle 5, 10 e del Team Event – ha concluso Giuliani – infatti a freddo rivisiteremo con calma preparazione, per valutare le cause di tali prestazioni che non riteniamo soddisfacenti.
Dovremo capire perché nelle boe abbiamo perso posizioni anziché acquisirle; perché è mancata la velocità nel finale in tutte le gare condotte per tre quarti; se i tempi di carico e scarico sono stati produttivi o meno; se la tattica adottata con percorsi piatti e stretti sia giusta.
E alla resa dei conti rimane comunque il fatto che l’Italia è stata, è e sarà una potenza a livello mondiale, un modello da seguire anche per le altre nazioni a fronte dei risultati degli ultimi anni. Alcuni passaggi a vuoto possono capitare e non significa necessariamente dover inseguire, ma capire come tornare leader in ogni specialità».
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