Sicurezza
Fognini si ferma a un passo da Panatta
Tennis: l’azzurro sbaglia tutto con Robredo, niente record. Ma è 15 al mondo
Il primato di adriano Panatta, 14 vittorie consecutive in quel magico 1976, è salvo. Fabio Fognini infatti, dopo le due vittorie in Germania, si è arreso dopo 13 successi nella finale del torneo di Umago, in Croazia, al solido ed esperto spagnolo Tommy Robredo, che ha chiuso la pratica in un’ora e tre minuti con un netto 6-0, 6-3.
Non c’è stata partita, Fognini è apparso scartico a livello mentale e soprattutto molto affaticato da un tour de force incredibile di partite ed emozioni. Robredo ha preso la partita per il collo, chiudendo il primo set in 20 minuti, bombardando Fognini da fondocampo e soprattutto sfruttando l’altissimo numero di errori gratuiti da parte del tennista di Arma di Taggia. Fogna, all’apertura del secondo set, sembrava poter rientrare in partita strappando due volte il servizio all’avversario, ma propio quei due games infiniti e tiratissimi hanno prosciugato le uiltime riserve di energie e per Robredo è stato semplice inanellare quattro giochi consecutivi e chiudere la pratica sul 6-3. Per Fabio, comunque, oggi arriverà il personale best ranking: l’azzurro raggiunge, infatti, Marin Cilic, quindicesimo nella classifica internazionale a quota 2,075. In virtù del regolamento Atp, però, pur avendo gli stessi punti del croato, Fognini risulterà sedicesimo (contano infatti i piazzamenti nei tornei del Grande Slam e Master 1000, nei quali è avanti Cilic). Per Fognini quella di oggi è stata la quinta finale Atp in carriera, dopo quelle perse a Bucarest e a San Pietroburgo lo scorso anno e quelle vinta a Stoccarda (due settimane fa) e ad Amburgo (sette giorni fa). Per Robredo, invece, è stata la diciannovesima finale: 12 vittorie e 7 sconfitte per l’iberico. Dopo questo torneo, Fognini diventa il primo italiano dai tempi di Barazzutti (1979) a sfondare il muro dei primi 18 giocatori del mondo. Camporese, Gaudenzi e Andreas Seppi si erano tutti fermati al numero 18, una cifra che per il tennis maschile azzurro aveva rappresentato un muro invalicabile per 34 anni.
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