Il Tirreno

Livorno

Paulinho: 10 gol per la mia gente

di Alessandro Bernini
Paulinho: 10 gol per la mia gente

«L’obiettivo è la doppia cifra, questa squadra può fare bene. E voglio sfidare Chiellini...»

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INVIATO A FOLGARIA. Maglietta sudata, codino che cola sudore, ma gli occhi brillano appena ci mettiamo a sedere facendo riaffiorare un flashback da brividi.

Paulinho, dì la verità. Quante volte hai rivisto il gol segnato in finale all'Empoli?

«Bella domanda… Non lo so, sono troppe, ormai ho perso il conto. Io e mio papà Sergio abbiamo fuso Youtube…».

Che emozioni.

«Indimenticabili, a livello sportivo non avevo mai provato una sensazione del genere. Vedere il mio popolo (lo chiama proprio così, ndr) impazzito di felicità e sapere di essere stato tra i protagonisti di questa grande gioia, mi ha riempito il cuore».

Sai che i livornesi sono fieri di te.

«Per i gol che ho segnato?»

No, per come ti sei comportato quest'estate.

«Ah sì? Spiegami. dai».

Da noi sono passati molti giocatori che, dopo aver ricevuto offerte da società di A di maggior blasone, hanno chiesto di essere ceduti. Tu invece…

«Ma io non avevo ragione di chiedere di andar via. La società mi è sempre stata vicina, il popolo lo stesso. I miei procuratori seguivano la situazione, loro sapevano come la pensavo. Aver prolungato fino al 2018 è un motivo d'orgoglio, adesso ci prepariamo per nuove battaglie».

20 luglio 2011, cosa ti dice questa data.

(attimo di silenzio) «Non so…».

Altro indizio: amichevole Savona-Livorno, Paulinho va sul dischetto e…

«Allora sai anche tu di questa storia?»

Già…

«Ma sì, adesso si può ancora raccontare. Ero reduce da una bella stagione a Sorrento, dopo le vacanze in Brasile dovevo rientrare a Livorno ma ero combattuto. Sentivo che il mio ciclo con la maglia amaranto era finito, avevo la sensazione che non avrei combinato niente di buono. Il presidente mi disse di venire in ritiro, che avremmo valutato insieme, e io rispettai il suo ordine. Mi presento in ritiro e il giorno dopo c'è l'amichevole Savona-Livorno, con Novellino in panchina. A un certo punto ci conquistiamo un rigore, il mister mi fa "tiralo tu". A Sorrento non avevo mai sbagliato, vado sul dischetto e calcio fuori. Lì ho capito che ero al capolinea. Sono andato da Novellino e gli ho detto "mister, ha visto? C'è una maledizione, con il Livorno non riesco a combinare niente di buono. Devo cambiare aria, per il bene mio e del Livorno».

Poi invece…

«Poi invece nessuna delle società che mi avevano richiesto ha trovato l'accordo con il Livorno, io ho continuato a lavorare e pian piano ho ritrovato la fiducia. Chi mi ha aiutato? Un po' tutti, soprattutto la fiducia del popolo che mi ha sempre sostenuto anche nei momenti più difficili. Adesso quella giornata di Savona sembra lontanissima, e pensare che sono passati solo 2 anni… Strano il calcio».

Quanto ha influito Davide Nicola sulla tua esplosione.

«Col mister si lavora bene. Lui mette la squadra al centro di tutto, però cerca di far rendere ciascun giocatore al massimo per le caratteristiche che ha. E poi ti carica, ti regala entusiasmo».

Nicola è stato tra quelli che più ha spinto per farti restare a Livorno.

«Mi ha mandato anche un sms qualche giorno prima del ritiro. C'era scritto "Ho una voglia matta di ricominciare, ti aspetto". E' bravissimo nella gestione del gruppo».

E il tuo amico Emerson?

«Ah, con lui ci sentivamo almeno una volta al giorno. Sono felice che sia qua insieme a noi, è una grande persona»

Su Emerson la domanda che si fanno in tanti è duplice: come è possibile che fino a 31 anni sia rimasto nascosto nei meandri della serie C, e soprattutto sarà in grado di essere decisivo anche in A come lo è stato lo scorso anno.

«Sul perché sia rimasto in categorie basse, in effetti è un mistero. Ma garantisco io sul fatto che sarà protagonista anche in serie A. Ramon ha tutto: un calcio favoloso, sicurezza da leader, senso della posizione. E noi ci fidiamo ciecamente di lui».

E Paulinho invece cosa si aspetta dalla sua prima stagione in A?

«Sarà una bella avventura. Il primo ad essere curioso e affascinato sono proprio io. Un sogno? Beh, da attaccante è chiaro anche spero di lasciare un segno nella classifica marcatori. Andare in doppia cifra in serie A sarebbe come segnare più di 20 gol in B. Anche se poi cambierei la salvezza del mio Livorno con qualsiasi traguardo personale».

Il difensore che più temi?

«Temere è una parola che non mi piace. Diciamo che non vedo l'ora di giocare contro Chiellini, grande difensore. Mi ha fatto piacere vederlo in tribuna con Alino Diamanti a tifare per noi nella finale contro l'Empoli».

L'attaccante che ti piace di più in serie A?

«Lista lunga. Se però devo fare un nome, dico Vucinic».

Sensazioni di questo ritiro?

«Ottime. E' come se la scorsa stagione non fosse mai finita, ci siamo ritrovati con lo stesso entusiasmo e la stessa voglia di lavorare».

Ci servono ancora dei rinforzi.

«Sì, sono d'accordo. La serie A è una brutta bestia, noi abbiamo già un'organizzazione , un gruppo e un entusiasmo che sono la base perfetta per una stagione importante, però dobbiamo mettere dentro ancora qualche altro giocatore per rendere la rosa competitiva».

Un messaggio ai tifosi.

«Non servono appelli, perchè loro amano la maglia del Livorno come nessun altro. però conosco i miei compagni, amano la maglia . Ci attendono grandi battaglie, se il popolo sta al nostro fianco possiamo sognare ancora».

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