Gioco
Froome, l’apoteosi A Kittel l’ultimo sprint
Passerella per il britannico della Sky sugli Champs Elysees: «Successo pulito» Il tedesco incoronato re delle volate: battuti Greipel e l’ex sovrano Cavendish
PARIGI. A benedire il suo trionfo, sui Campi Elisi, c'erano anche Greg Lemond, Eddy Merckx, Miguel Indurain, Bernard Hinault, praticamente la storia del Tour de France, la cui edizione numero 100 è stata vinta da Chris Froome. Il corridore del Team Sky si è trasformato nell'insuperabile uomo in giallo, in salita e a cronometro, un pò meno in discesa, mettendo il sigillo sulla Grande boucle che già avrebbe meritato di vincere l'anno scorso, quando ordini di scuderia lo segregarono a tutore di sir Bradley Wiggins. Il baronetto inglese non ha reso la cortesia, quest'anno, finendo prima a gambe all'aria al Giro d'Italia, quindi rinunciando (misteri del ciclismo moderno) a disputare la corsa gialla. Froome, nato in Kenia, cresciuto in Sudafrica e naturalizzato britannico, ha fatto tutto da solo. O quasi. Il tasmaniano Richie Porte lo ha sostenuto nei momenti difficili, confermandosi gregario di altissimo profilo tecnico, di straordinaria forza ed efficacia. Senza di lui, con ogni probabilità, Froome avrebbe vinto lo stesso, ma è chiaro che dà grande serenità il fatto di poter contare su un gregario di lusso. La Sky ha centrato così il bis, nella prestigiosa corsa a tappe francese che, per il resto, ha messo in mostra un colombiano, classe 1990, di nome Nairo Quintana: avrebbe dovuto indossare i panni di gregario del quotato spagnolo Alejandro Valverde e, invece, si è ritrovato un gradino più in basso dell'imbattibile Froome, sul podio a Parigi, precedendo Joaquim Rodriguez, già fra i primi tre al Giro e alla Vuelta. La tappa di ieri sera, partita dalla reggia di Versailles - è stata vinta dal tedesco Marcel Kittel, che ha battuto - dopo uno sprint al cardiopalmo - sua maestà Mark Cavendish, intascando la quarta vittoria in questo Tour.
«È bellissimo. Arrivare qui, a Parigi, in questo scenario, con questa maglia gialla addosso è veramente una grande emozione. Ho mai avuto paura di non riuscire a vincere? Si, sempre: tutti i giorni. Lotta al doping? Sono felice di avere dimostrato, consegnando con la mia squadra i dati e i valori relativi ai miei allenamenti e alle mie gare degli ultimi due anni, che la mia è una vittoria pulita e che il nostro sport è veramente cambiato».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
