Il Tirreno

Livorno

Luna Rossa si lecca le ferite ma la gara è ancora aperta

di Roberto Cestari
Luna Rossa si lecca le ferite ma la gara è ancora aperta

New Zealand ha surclassato gli italiani: più equilibrio sulle ali e accelerazione Con Artemis già fuori gioco, però, i Prada Boys hanno tempo per migliorare

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SAN FRANCISCO. Alla fine i mostri, i catamarani Ac 72, ovvero le barche di 72 piedi, che tradotti in metri fanno 21,9, sono scesi in acqua insieme e hanno dato vita ad una vera regata, la prima con questi bolidi da oltre 40 nodi.

I responsi della prima gara nell’incredibile scenario della baia di San Francisco, tra case, grattacieli, ponti sospesi e persino l’isola dell’ex carcere di Alcatraz, hanno consegnato una Luna Rossa che ha masticato amarissimo, e una Emirates New Zealand che ha mostrato una superiorità disarmante. Ma allo stesso tempo la regata all’ombra del Golden Gate e della Transamerica Pyramid ha mostrato cose letteralmente mai viste in Coppa America e nel mondo della vela in generale.

Vittoria per ko. Nei giorni precedenti il primo scontro diretto tra Luna Rossa e i kiwi, qualche commentatore si era sbilanciato in favore dei velisti di patron Patrizio Bertelli, segnalando una presunta particolare abilità nelle virate sui foils, le “ali” su cui si innalzano questi bestioni che avrebbe potuto impensierire il team dei tutti neri. In più, si era aggiunto che il successo legale ottenuto dagli italiani contro i defender di Oracle che avevano tentato di cambiare le regole in corsa, sarebbe stato un grande tonico per il morale dei ragazzi guidati da Max Sirena. Semplicemente, non c’è stato niente di tutto ciò. La partenza è stata un’autentica mazzata: Dean Barker, ai timoni di Emirates New Zealand, si è letteralmente mangiato vivo il timoniere di Luna Rossa, il britannico Chris Draper, medaglia di bronzo alle olimpiadi nei 49er, che ad onta dei suoi trascorsi in una classe votata al trambusto allo stato puro, è sembrato fin troppo timido. Così Barker lo ha infilato e tenuto sotto controllo assoluto fino a quando ha deciso di partire e lo ha più o meno lasciato sul posto.

La partenza è stato solo l’antipasto di una regata a senso unico: i neozelandesi hanno continuato a banchettare allegramente con i velisti in tuta argentata, nonostante qualche tentativo di Luna Rossa, (ancora una volta relativamente timido), di cercare delle alternative, incorrendo anche in una penalità per essre usciti dal campo di regata.

E se i due catamarani hanno dimostrato più o meno una velocità massima simile (si sono toccati tranquillamente i 41 nodi, con punte momentanee di 43, circa 80 chilometri all’ora), New Zealand ha dimostrato una maggiore accelerazione, lasciando regolarmente indietro gli italiani ad ogni ripartenza dai bordi, mostrando nel contempo una manovrabilità parì se non superiore e - è sembrato a chi scrive - anche un maggiore equilibrio sui foils. Tutti ingredienti che alla fine hanno servito in tavola alla folla assiepata lungo la baia uno spezzatino di Luna Rossa, regolata sul traguardo con un distacco di 5minuti e 23”.

Rivincita cercasi. Ma se la regata d’esordio non è andata certo bene, Luna Rossa non deve darsi per vinta: i margini di miglioramento a detta di molti ci sono e la barca sembra nata comunque bene. E in questo aiuterà il fatto che in pratica, con il consorzio svedese Artemis ancora senza barca, e che difficilmente la potrà mettere a punto in tempo, Luna Rossa e i kiwi si ritroveranno in finale nella Louis Vuitton Cup. Intanto ci sono altri tre match race del ruond robin contro New Zealand, il primo dei quali è in programma sabato prossimo: speriamo che la lezione sia servita.

Lo spettacolo. Una cosa è comunque è già certa: una Coppa America come questa non si era mai vista. Gli Ac 72, degli aggeggi grossi come tir, sono infatti impressionanti quando si alzano sulle ali e volano sull’acqua, come è impressionante vedere l’equipaggio correre da uno scafo all’altro durante le virate. Sarà interessante vedere cosa succederà quando il confronto sarà più equilibrato, e i catamarani si troveranno a affrontare a stretto contato le boe ed i cancelli del percorso. Sicuramente sarà spettacolare; speriamo, anche alla luce di quanto è già successo ad Artemis, che non sia troppo pericoloso.

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