Il Tirreno

Livorno

Bardi e un vecchio amore ritrovato

di Fabrizio Pucci
Bardi e un vecchio amore ritrovato

«Da livornese doc, è il massimo tornare e giocare in serie A. Sono cresciuto molto, con mister Nicola faremo bene»

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LIVORNO. A volte ritornano. Francesco Bardi, dopo un anno di esilio dorato a Novara è di nuovo qui a difendere la porta del suo Livorno. Con un bagaglio di esperienza in più e tanto entusiasmo. Sorride, il fresco vicecampione d'Europa con l'Under 21. Sorride perché sa di essere arrivato nel posto giusto e nel momento giusto e non impiega molto a spiegare il concetto: «Sono molto contento di come è andata questa sessione di mercato. Non potevo chiedere di più. Darò il 110% per questa maglia anteponendo ai miei obiettivi personali quelli della squadra».

Un portiere giovane come te, livornese, nel Livorno. Ti spaventa questa considerazione?

«No, anche se so perfettamente che è complicato essere profeta in patria. Tuttavia credo che con l'impegno quotidiano e la massima attenzione durante le partita sia possibile assestarsi su uno standard di rendimento importante».

Rispetto a due anni fa, che Bardi ritroviamo?

«Sono cresciuto. Sono migliorato sul piano tecnico, ma sono consapevole che posso ancora progredire. Nelle ultime stagioni credo di aver fatto bene. Con la Primavera dell'Inter ho vinto il Viareggio. Poi ci fu la parentesi di Livorno. Quando ci stavamo rialzando dopo un girone di andata sofferto accadde la tragedia di Piermario e accusammo un grande calo. Grazie alla società e ai tifosi riuscimmo a salvarci. Quella fu un'esperienza molto importante. Poi c'è stato il Novara».

Appunto. Con la maglia dei piemontesi ti sei laureato miglior portiere della B l'anno passato...

«Sì. Infatti ringrazio la società del Novara che mi ha dato la possibilità di migliorarmi. Sono un tipo che si adatta alle dinamiche del gruppo e della città dove vive. Forse per questo ho fatto bene in Piemonte».

Da Novara come hai vissuto la promozione del Livorno?

«Speravo che il Livorno salisse direttamente e che noi vincessimo i playoff. Non è stato così. Quando siamo stati eliminati in semifinale ho fatto un tifo sfegatato per gli amaranto. Ero in ritiro con l'Under altrimenti sarei venuto allo stadio. Quando venni a giocare con il Novara detti il 100% per quella maglia perché sono un professionista, ma il Livorno è sempre nel mio cuore. Qui sono cresciuto come calciatore e come uomo. Qui ho debuttato in serie A».

Già. La serie A. Che campionato ti aspetti ?

«Duro, durissimo. Sarà una bella esperienza. Di un aspetto sono sicuro: anche nella massima serie contano i valori morali e questo gruppo ne ha e di solidi. Credo che ci toglieremo delle belle soddisfazioni e che supereremo le difficoltà che inevitabilmente si presenteranno sul nostro cammino».

Avresti accettato di fare il secondo all'Inter?

«Certe decisioni spettano alle società. A Milano c'è un superportiere come Handanovic e la loro filosofia prevede di mandare a giocare i giovani. La società ha dimostrato di credere in me e di questo sono orgoglioso».

E poi hai appena 21 anni e tanto futuro davanti...

«Sì. Se mi guardo allo specchio e vedo ciò che ho fatto nella mia breve carriera, sono felice perché mi sono tolto qualche piccola soddisfazione. Ma non sono il tipo che si accontenta. Diciamo che la base di partenza è buona. Ora viene il difficile: riconfermarsi».

La trattativa per venire a Livorno sembrava facile, poi c'è stata qualche complicazione...

«Sì. L'Inter ha valutato fino all'ultimo quella che riteneva l'opzione migliore. Quando è uscita l'ipotesi Livorno non ho esitato un attimo».

Il rapporto con Mazzoni com'è?

«Ottimo. Ci conosciamo da anni. Siamo amici. Abbiamo un obiettivo comune: la salvezza del Livorno. Non ci sono gerarchie stabilite. Contano solo i risultati della squadra».

Che impressione ti ha fatto Nicola?

«Ottima. Crede nelle qualità morali dei suoi ragazzi. E il gruppo, già l'anno scorso ha sposato la sua mentalità vincente».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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