Toscana
Murray a Wimbledon riscrive la storia
Tennis: 77 anni dopo Fred Perry trionfa un suddito di Sua Maestà. In tre ore lo scozzese ha spazzato via Djokovic
LONDRA. Non ce l’hanno fatta Henman e Austin. C’è riuscito Andrew Barron Murray, detto Andy, 26enne scozzese di Dunblane, in Scozia. I sudditi di Sua Maestà attendevano da 77 anni, dall’impresa di Fred Perry, di rivedere il nome di un britannico nell’albo d’oro di Wimbledon: il grande giorno è finalmente arrivato. A riscrivere la storia, a sfatare una maledizione che sembrava non dovesse mai avere fine, è stato Murray, al termine di una delle edizioni più pazze di sempre. Infortuni, ritiri eccellenti, polemiche sul manto erboso e un rivale in finale di nome Novak Djokovic: lo scozzese è stato più forte di tutto, senza dimenticare l’enorme pressione che da sempre un giocatore britannico si porta addosso ogni volta che varca l’ingresso dell’All Centre Club. Murray, poi, aveva da battere anche lo spettro della finale di dodici mesi fa, quando sulla strada del titolo trovò sua maestà Roger Federer, anche se il ragazzo di Glasgow si vendicò nella finale olimpica, vittoria che per certi versi lo ha lanciato definitivamente sulla strada dell’olimpo dei più grandi.
Questa volta lo scozzese si è trovato di fronte Djokovic, uno che la gioia di sollevare il prestigioso piatto d’argento l’aveva già vissuta due anni fa. La sensazione è che Murray stavolta sia sceso sull’erba più celebre del mondo intenzionato più che mai a far capire di non valere meno del numero uno del ranking. Missione compiuta: match dominato, sin dai primi game in 3 ore e 8’ (6-4 7-5 6-4). Alla fine, saranno 36 i vincenti di Murray, a fronte di 21 gratuiti, contro i 31 vincenti e 40 errori non forzati del serbo. Sotto gli occhi attentissimi e speranzosi dei 15mila del Centre Court, il britannico ha sempre mantenuto la lucidità necessaria, anche nei momenti difficili: come nel secondo set, quando si è trovato sotto 4-1, e nel terzo, che lo vedeva in svantaggio 4-2. Murray era atteso da una vera prova di maturità, sul 5-4. Perché andava in scena lo scatto d’orgoglio di Djokovic, che sul 40-0 al servizio per l’avversario, aveva la forza per annullare tre match point e di procurarsi tre palle break. Murray non si scomponeva e chiudeva al quarto tentativo: 6-4, fine dei giochi ed ingresso nella storia del tennis, con il tripudio del pubblico ’di casà accorso in massa a sostenere il proprio rappresentante. 77 anni dopo, il Regno Unito del tennis può finalmente incoronare il suo re.
«Mi sento un po’ diverso rispetto allo scorso anno, quando persi una difficilissima finale. Quella è stata una delle giornate più difficili della mia carrierai, invece, sono veramente contento: spero che vi siate goduti questo successo, che tutti qui in Gran Bretagna attendevamo da 77 anni». Così il 26enne scozzese Andy Murray, rivolgendosi al pubblico del Centre court dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club di Londra, al termine di questa finale di Wimbledon, poco prima di alzare al cielo quell’importante trofeo che non vinceva un tennista britannico dal 1936, anno nel quale trionfò Fred Perry. «E’ stata una gara molto dura, con scambi interminabili. Ancora non so come abbia fatto a vincere, soprattutto l’ultimo game, nel quale Djokovic mi aveva annullato 3 match ball», ha aggiunto lo scozzese.
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