Gioco
Quel sogno chiamato Europeo
Taddei pronto a sollevare 800 kg ma serve l’attrezzo omologato
LIVORNO. Parafrasando la celebre frase di Archimede, grande scienziato e inventore siracusano, c'è un atleta livornese che non vuole sollevare il mondo, ma solo provare a stabile il record continentale alla pressa, che è quel macchinario che permette di spingere il peso in verticale con le gambe. Luca Taddei, 48 anni, lancia così una sorta di appello alle palestre livornesi, ma anche a quelle toscane: «Punto a sollevare oltre 800 chili, però mi serve un attrezzo omologato e sicuro, altrimenti oltre a rischiare la vita il giudice della federazione non può fare svolgere questo tentativo».
Ed è un peccato, perché Taddei è pronto per portare il record a Livorno, segnatamente nella sezione nautica Salviano, Colline, Coteto e Stazione, ubicata sugli Scali D'azeglio, dove ci sono le cantine del Palio, dell'Unione Canottieri e del Tomei. Tre giorni fa la dimostrazione. Ore 12, i soci della palestra trattengono il fiato mentre Taddei carica l'attrezzo con tutti i pesi disponibili poi sul carrello fa sedere anche due amici: Dario Colombini, 82 kg e Alessandro Luchetti, 100 e così raggiunge 550 kg perché di più il vetusto macchinario non può reggere. Un grido e Luca si scatena: uno, due, tre… e per sedici volte, con piegamenti ampi delle ginocchia, scaraventa il carrello verso l'altro. Poi applausi, sorrisi, urla e tifo da stadio mentre Riccardo Repetti, il nostro fotografo, immortala la scena.
Luca è sfinito, si prende qualche minuto per riprendere fiato poi spiega: «So di valere il record del mondo, dove basta una sola alzata, però già da qualche settimana sto cercando un attrezzo moderno senza riuscirci, ecco perché lancio questo appello…».
In palestra Taddei iniziò ad andarci vent'anni fa, dopo aver subito l'intervento per un carcinoma alla tiroide. «Fu il mio modo per reagire alla malattia - spiega -. Ho praticato il karate dal maestro Carlo Simonetti, il pugilato con Nenci e Fanali e anche il ju jitsu con Perullo e Niccolini e mi sono ricostruito fisicamente perché la malattia mi aveva provato. E questo è anche il messaggio che voglio mandare a tutti coloro che combattono contro il male: non arrendetevi mai».
Alla tiroide Luca fu operato dal dott. Viviano Morini, mentre negli ultimi anni viene costantemente seguito dai dottori Daniele Barbaro e Fabrizio Malvaldi: «Li ringrazio tutti per la competenza e la gentilezza».
Luca Taddei, sportivo poliedrico, è stato anche rallista: «La mia piccola impresa è stata la vittoria di classe e gruppo nell'edizione della Coppa Liburna, anno 1987. Al volante di una 127 Fiat Sport con il navigatore Fabrizio Paoli ci togliemmo davvero una bella soddisfazione». Per anni Luca ha aiutato il padre Aldo nella gestione di un banco di frutta in piazza Cavallotti, poi si è specializzato come autista di camion. «Ora sono tempi difficili anche per noi - commenta amaramente -. Perché c'è stato il crollo dei traffici portuali ed il settore è entrato in crisi». Nel frattempo Luca, in palestra, scarica stress, rabbia e preoccupazioni per il futuro. «Un paio d'anni fa ho scoperto di essere portato per questa disciplina e sai com'è? Mi sono appassionato e adesso vorrei togliermi questa soddisfazione». Un titolo europeo, ma serve questo attrezzo.
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