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La vetta più alta Gli ultrarunners sfidano la fatica

La vetta più alta Gli ultrarunners sfidano la fatica

Boom di iscritti alla gara nata per scommessa Interrotto il dominio straniero: vince Buccilli

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Fatica allo stato puro. Voglia di affrontare e superare i propri limiti lungo cinquanta chilometri massacranti, un tracciato tanto affascinante quanto traditore: bellissimo per chi ne ha nelle gambe, una via crucis per tutti gli altri. Questo è il fascino della Pistoia-Abetone, ultramaratona nata per scommessa e capace, ieri, di radunare oltre 1.500 persone in piazza del Duomo. Di questi, 838 hanno guadagnato il pettorale di «ultrarunners», quelli che hanno raggiunto (o comunque ci hanno provato) il traguardo posto lassù, sulla montagna più alta. Tanti, tantissimi ardimentosi, un record: mai come ieri così tanti atleti, professionisti ma anche runners della domenica, ci avevano provato. E questa è già una vittoria. Altri 300 podisti si sono accontentati, si fa per dire, di chiudere la loro fatica a San Marcello, mentre le famiglie e gli amatori hanno puntato dritto sul primo traguardo intermedio, quello delle Piastre, dopo 14 chilometri di ascesa. C’erano anche i 50 iscritti del fitwalking (da San Marcello ad Abetone, camminata di 20 chilometri) e i 45 camminatori notturni (Rifugio Portafranca-Abetone). Ma il successo più bello della giornata sono stati i 400 del cosiddetto quarto traguardo, la tappa speciale di tre chilometri dedicata ai diversamente abili, dalle Regine all’Abetone.

La gara. Dopo due anni di dominio straniero, la Pistoia-Abetone è tornata a parlare italiano con Carmine Buccilli, atleta laziale della Asd Brooks Team Italia che - al primo tentativo in carriera - si è aggiudicato la 38ª edizione con il tempo di 3h24'36'’, la quarta miglior prestazione di sempre. L'atleta di Frosinone, primo alla Maratona del Mugello nel 2012 e detentore del sesto tempo italiano sui 42 chilometri nell'anno in corso, ha messo in fila il marocchino Mohamed Hajji dell'Atletica Castenaso Celtic Druid (3'32'' di ritardo) ed il kenyano Nicodemus Biwott della Farnese Vini, distaccato di cinque minuti dal vincitore.

La trentina Monica Carlin si conferma dominatrice assoluta in campo femminile: per lei è la quarta vittoria dopo quelle del 2006, 2007 e 2012. L'atleta della GS Valsugana ha chiuso in 4h08'08'', quindicesimo tempo assoluto di giornata. Dietro di lei la marchigiana Barbara Cimmarusti, che con 4h12'52'' migliora il terzo posto dello scorso anno ritoccando il suo personale di ben cinque minuti. Terza, con oltre mezz'ora di ritardo dalla Carlin, la vincitrice della 100km del Passatore del 2010 Sonia Ceretto. Senza storia la competizione in questa categoria, con la Carlin sempre all'attacco e svariate centinaia di metri di vantaggio sulla seconda. Un distacco che ha permesso all’atleta trentina di gestire le energie completando il poker personale nonostante qualche piccola noia muscolare all'altezza dello stomaco.

I memorial. A Buccilli è andato anche il 14° Memorial "Sergio Pozzi", mentre Monica Carlin ha ricevuto il 12° Memorial "Lucia Prioreschi". Il 9° Memorial "Artidoro Berti", riservato alla prima società per numero di iscritti, è andato al Gruppo Podistco Cai di Pistoia. Massimo Tredici e Cristina Pitonzo, infine, hanno conquistato il 3° Memorial "Alessandro Del Cittadino" come primi atleti pistoiesi (uomo e donna) all'arrivo di Abetone.

San Marcello. Per quanto riguarda il traguardo di San Marcello, vittoria per Giuseppe Calabrese del team Gabbi di Bologna, con un tempo di poco superiore alle 2 ore. Prima donna al traguardo dei 30 chilometri, la lucchese Chiara Giangrandi - portacolori del Gp Alpi Apuane - che ha chiuso invece in 2h18'.

Record. Va in archivio un'edizione sicuramente da ricordare per il vero e proprio boom di iscritti per il traguardo di Abetone: gli 847 partenti rappresentano un'affluenza straordinaria che ha permesso di battere per l'ennesima volta il primato di partecipanti. Sono infatti 1717 gli iscritti ai vari traguardi, 11 in più rispetto al 2012.

I pionieri e i...russi. La Pistoia Abetone, con i suoi 36 anni di storia e fatica, è considerata una sorta di tesi di laurea per un podista. Durissima, ma splendida. Per alcuni ha significato il coronamento di una carriera, per tutti una vittoria strepitosa sui propri limiti, con un prestigio che va ben oltre un montepremi in palio od un semplice albo d'oro. Era il 1968 quando Artidoro Berti, simbolo dell’atletica pistoiese, custode del campo scuola del Coni, azzurro di maratona alle Olimpiadi di Helsinki, per dare l’esempio ai ragazzi che allenava si mise in testa la pazza idea: «Ora vedrete che cos’è la fatica: vado all’Abetone di corsa!». Tutti gli dettero del matto ma lui non sentì ragioni e il 20 ottobre partì. In poco più di 5 ore arrivò all’Abetone, dove lo attendeva niente meno che Zeno Colò.

Che impresa. Tanto grande che nessuno, per altri otto anni, si azzardò a provarci. Ma nel 1976 il progetto va finalmente in porto grazie alla testardaggine della Silvano Fedi, società pistoiese di atletica. L'iscrizione costa 2.500 lire (bei tempi…) e sono in 420 a presentarsi al via da Piazza del Duomo: soltanto 251 vedranno lo striscione di arrivo. Vince un pistoiese doc, Roberto Lotti, ex azzurro di maratona, in 3.53'. Da lì decolla il mito della grande maratona delle montagne. Che negli anni Novanta vede lo sbarco dall’est: prima con gli ungheresi e poi con i russi, che dominano diverse edizioni. Poi è la volta degli africani: in 36 edizioni la corsa si apre ai migliori specialisti, anche se spesso e volentieri sono i toscani a dettare legge, questa corsa è nel loro Dna.

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di Redazione web