Italia
Brasile, scatta la raffica di arresti
Si teme la fuga dei turisti. Fermati 32 manifestanti, corteo pacifico sulla spiaggia di Copacabana
Il Brasile del samba, delle spiagge infinite, della gente sempre allegra che vive di calcio e musica. Un cliché che ormai non esiste più. La situazione dello stato sudamericano resta complicata, al limite. Anche ieri sono state numerose le manifestazioni di protesta in tutte le città brasiliane. I motivi, ovviamente, restano i soliti: la corruzione della classe politica, gli aumenti promossi dal governo per tenere in piedi la macchina organizzativa della Confederations cup e del Mondiale del prossimo anno.
Pallone blindato. Le città e gli stadi restano blindatissimi. Le nuove disposizioni emanate dal presidente Dilma Rousseff prevedono cordoni di polizia e militari dell’esercito intorno a ogni impianto dove si svolgono le partite. Il tentativo (goffo) è quello di mantenere all’esterno un’immagine di serenità e di festa. La realtà però è ben diversa e parla di scontri continui tra le forze dell’ordine e i manifestanti. Il bilancio comincia a essere imponente. A Belo Horizonte durante il match tra Giappone e Messico il corteo di protesta ha cercato di violare la “zona rossa” intorno allo stadio “Minerao”. Sono partite le cariche e di conseguenza i feriti. Sono 13 i manifestanti rimasti contusi, cinque i poliziotti. E 32 gli arrestati. Anche a Salvador de Bahia la tensione era altissima, tanto che le forze armate hanno fatto ricorso a lacrimogeni e proiettili di gomma per disperdere la folla.
La nuova Copacabana. La grande manifestazione di ieri ha mosso migliaia di persone. Emblematico il teatro della protesta: tutti in corteo lungo la spiaggia di Copacabana, a Rio de Janeiro. Tutti in fila con striscioni e bandiere, tutti a chiedere l’annullamento della legge che riduce il potere dei pubblici ministeri favorendo di fatto la corruzione politica. Una protesta pacifica con circa mezzo milione di palloni disposti sulla sabbia a rappresentare i morti in Brasile per la criminalità. Un lungo striscione a guidare il corteo: «Abbiamo bisogno di scuole, ospedali e sicurezza pubblica di qualità elevata come quella degli stadi della Coppa del Mondo Fifa».
L’Italia. Ieri l’Italia ha lasciato Salvador per raggiungere Fortaleza, sede della prossima gara contro la Spagna. Gli azzurri erano blindati, con un cordone di sicurezza studiato nei minimi dettagli. Ma va sottolineato che la gente non ha nulla contro i giocatori. Basti pensare che ad attendere la squadra fuori dall’hotel c’erano centinaia di sportivi che hanno applaudito tutto il gruppo.
La Fifa contro tutti. I vertici del calcio mondiale sono sull’attenti. Il rischio che salti tutto è ancora elevato, soprattutto in ottica Mondiale 2014. La Fifa teme un calo degli introiti: per il prossimo anno l’attesa è quella di almeno 600mila visitatori che parteciperanno alla manifestazione calcistica più importante al mondo. Le proteste rischiano di allontanare il pubblico, con un conseguente calo degli incassi.
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