Gioco
Massimo Rizzoli, la vittoria dell’autostima
Il caposcuola del Rendoki asfalta Marsiglia. «Una dedica ad allievi, amici e soprattutto a mio figlio»
LIVORNO. «Non mi piace dire di no a qualcuno che chiede di potermi picchiare».
Ci scherza sopra Massimo Rizzoli dopo la vittoria nell’incontro di MMA di sabato scorso a Montichiari contro Daniel Marsiglia. Match che segue a distanza di sei mesi la sconfitta al rientro contro Cristian Binda. «In questo momento non faccio programmi per il futuro – continua Rizzoli – quando mi propongono un incontro valuto se l’idea mi eccita o meno. Nell’aria c’è la rivincita con Binda: vedremo, se ci saranno le condizioni si farà». Il caposcuola del Rendoki vince per finalizzazione un match condotto fin dai primi istanti, mostrando una ritrovata condizione fisica. Dopo un primo scambio andato a vuoto, Rizzoli va a segno con un montante al viso seguito da un gancio, che gli permette di cinturare l’avversario e proiettarlo a terra. Marsiglia cerca un ribaltamento, Rizzoli lo controlla e riesce tenere la mezza guardia, andando a segno con le ginocchia e i pugni. L’avversario reagisce tentando un altro ribaltamento ma commette l’errore di aprire la guardia. Rizzoli ne approfitta per passare in monta e bloccargli il braccio, allargando il ginocchio sinistro e bloccandoglielo con quello destro. A quel punto Marsiglia tenta comunque il ribaltamento ma Rizzoli aveva già chiuso la leva al braccio, facendo così esplodere la sua gioia e del suo pubblico, settanta persone assiepate fuori dalla gabbia che lo hanno fatto sentire come a casa.
«Avevo bisogno di questo match – dichiara a fine gara – contro Binda ero l’ombra di me stesso. Sbagliai a fare sei mesi di preparazione: sono arrivato nella gabbia scarico. Volevo provare a me stesso che ero ancora in grado di fare una preparazione corretta e una battaglia vera. E così è stato. Questa vittoria è per tutti i miei allievi e gli amici che mi hanno aiutato nella preparazione, per tutti gli "zingari" venuti fin qua a tifarmi ma soprattutto per mio figlio Cosmo: è il numero uno, senza di lui non ce l’avrei mai fatta. E un saluto particolare a tutti coloro che non credevano in un mio ritorno: le loro parole mi hanno dato ancor più carica».
Carlo Fantoni
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