Gioco
«Pronto a parare anche le emozioni»
Mazzoni, superstar da playoff: l’Empoli? La finale più giusta
LIVORNO. Con le sue manone ha contribuito a spennare le rondinelle. Finazzi si ricorderà per molto tempo il duo destro al veleno disinnescato da Lucone Mazzoni al minuto 93' di gara-1 di semifinale. E anche Picci e Corvia terranno sul comodino la foto di questo marcantonio di quasi un metro e novanta tutto made in Leghorn a eterno monito: anche quando il più sembra fatto c'è sempre qualcuno più abile di te in grado di mandare in frantumi i tuoi sogni.
Nell'arrembante finale del Brescia all'Ardenza, il loro guastafeste indossava la maglia gialla con il numero uno amaranto e una scritta a caratteri cubitali: Mazzoni. Lui ripercorre gli ultimi istanti di una sfida infinita: «In quei momenti - dice - giochi solo di nervi. Se ti soffermi a pensare sei finito. Il portiere deve solo pensare ad arpionare il pallone senza perdere tempo a guardare chi c'è in area in quelle mischie furibonde».
Otto in pagella. Dopo la bella prestazione di mercoledì a Mompiano, Luca, ha fatto il bis sotto gli occhi di oltre diecimila livornesi trepidanti. Nel contesto di una serata di sofferenza, lui ha conferito sicurezza al tutto il reparto difensivo. Uscite perfette, parate plastiche, interventi decisivi, tanta serenità e capacità di reggere le pressione di una partita che poteva essere senza domani. E' il riscatto di un ragazzo diventato uomo che gioca con il cuore.
E' la giustizia che gli rende merito dopo una carriera vissuta dietro le quinte, alle spalle di portieri più conosciuti (De Lucia) o emergenti (Bardi, Amelia) e dopo una stagione incredibile con la ripetuta alternanza tra i pali con Fiorillo. Ma lui si schermisce: "Non ho fatto una carriera eccezionale, ma sono arrivato al quinto playoff. Qualcuno è andato bene. Altri male. Fatto sta che ho un pizzico di esperienza che metto a disposizione della squadra. E' un compito che assolvo molto volentieri. Vedere la felicità negli occhi dei miei compagni è qualcosa di straordinario".
Maturità. C'è un'immagine di Livorno-Brescia che riassume la crescita di questo portiere fatto in casa. Corvia ha appena segnato lo 0-1. In tribuna c'è il gelo. Luca invece è lucido. Corre in fondo alla porta a raccogliere subito il pallone perché non c'è tempo da perdere e quella partita va raddrizzata in un modi o nell'altro. E alla fine del braccio di ferro con la squadra di Calori, Mazzoni parla da vero leader: «Concediamo l'onore delle armi al Brescia - ha detto - che ha giocato benissimo la gara di ritorno. Noi abbiamo rischiato, ma alla fine credo che abbiamo meritato. Una squadra senza personalità, una volta andata sotto, non avrebbe mai avuto la forza di rimontare. Nessuno in campo si è smarrito nel momento più difficile quando rischiavamo l'eliminazione».
Pronti per la finale. Luca è già proiettato sulla doppia sfida con l'Empoli ed esprine concetti da condividere: «Sono per la meritocrazia e per questo sono felice che ce la giochiano con gli azzurri. Dopo tutto è giusto così: la terza contro la quarta. L'Empoli ha tenuto in vita i playoff e trovo corretto che sia arrivato fino all'ultimo atto. Siamo attesi da un'altra settimana di passione. L'ultima. Ma siamo pronti. Avete visto? L'altra sera nessuno si è lasciato andare ad esultanze eccessive. Non avevamo vinto niente e non c'era un bel nulla da festeggiare». Certo che la maledetta lotteria degli spareggi è una fregatura. A prescidere. Luca fa buon viso a cattiva sorte: «Non dobbiamo pensare ai valori emersi durante la stagione regolare. Guardo l'organico dei nostri avversari e basta».
Per Brando. Nello scorso mese di agosto Mazzoni è diventato padre del piccolo Brando. Ieri su facebook il portiere ha postato la foto di una maglietta amaranto con il numero uno e il nome di suo figlio. Se il suo, il nostro sogno dovesse diventare realtà, la dedica è già pronta. Ma per il momento non è opportuno avventurarci in previsioni e auspici. C'è solo da pedalare, da sudare. Fino a domenica due giugno: con Luca il porta e tutta Livorno dietro di lui.
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