Il Tirreno

Livorno

Qui dove Nibali ha imparato ad andare in bici

di Aldo Della Nina
Qui dove Nibali ha imparato ad andare in bici

Tra la gente di Mastromarco dove Vincenzo ha preso la laurea all’Università del ciclismo

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MASTROMARCO. Siamo nel Triangolo delle Bermude. Là dove le province di Firenze e Pistoia si accarezzanno e diventano passione pura. Passione per il ciclismo. Stabbia, Lazzeretto, Mastromarco, un po’ più su Lamporecchio, quindi Cerbaia. Allargando il raggio ci sarebbero anche Castelmartini e Larciano, altre terre impastate di tradizione per la bici. È qui che è cresciuto Vincenzo Nibali. È qui, nel Triangolo delle Bermude, appunto, che Vincenzino si è forgiato, è diventato campione. Lo rivendicano in tanti, soprattutto Stefano Benvenuti ideatore del Triangolo, e Carlo Franceschi, storico direttore sportivo di Nibali.

Mastromarco. Dodici anni fa Nibali scelse la Toscana e quel pugno di case di Mastromarco per diventare un corridore. Era allievo, sedicenne e con la sua valigia di cartone lasciò Messina per trasferirsi da Carlo Franceschi e la sua famiglia. Sani principi, correre per vincere ma sempre senza andare mai fuori dal seminato. A Mastromarco c’era (c’è) una società di ciclismo formato modello. Ha cinquant’anni di storia, è il fiore all’occhiello del luogo. Vincenzo doveva passare da là per qualche stagione, poi emigrare altrove. Invece convinse i dirigenti di allora (che poi sono quelli attuali) ad andare oltre le squadre allievi e juniores. «Se fate i dilettanti resto con voi» disse. E loro, i dirigenti, accettarono. È stato un bene per tutti. Per Nibali, che non ha frequentato altri ambienti, e per Mastromarco che ha conosciuto un po’ più di popolarità.

Università del ciclismo. Nibali da un anno e mezzo si è trasferito in Svizzera, a Lugano. Si è sposato con Rachele ma non ha mai dimenticato i suoi luoghi del cuore: Messina e Mastromarco. «In Sicilia ho i miei genitori, i fratelli, i cugini, i parenti tutti. A Mastromarco gli amici più veri» ha sempre riconosciuto. Amici che si sono trasformati in un fan club unico, per idee e fantasia, il migliore in Italia secondo Benvenuti, personaggio che conosce il ciclismo toscano come le sue tasche. Ex corridore professionista ed ex dirigente nazionale Benvenuti, che vive a Stabbia, sottolinea due cose: «Nel famoso Triangolo delle Bermude, Stabbia è il capoluogo mentre a Mastromarco c’è l’Università del ciclismo». In effetti tutte le volte che Nibali vince qualcosa di importante, nella piazza davanti al circolo Arci spunta uno striscione con su scritto “Polo universitario del ciclismo”. E la laurea conseguita da Nibali al Giro d’Italia conferma che da queste parti studenti e professori sanno il fatto loro.

Introverso. Mai stato uno con i grilli per la testa, Nibali. Tanto introverso lui, quanto loquace Giovanni Visconti, altro siciliano trapiantato nel Pistoiese (vive a San Baronto). Quando erano ragazzini, nelle categorie giovanili, se le sono date, sportivamente e non, di santa ragione. A Poggio alla Cavalla, durante una corsa dei dilettanti, arrivarono quasi alle mani. Visconti, che era più veloce del rivale, lo accusò di averlo ostacolato in volata facendolo volontariamente perdere. Volarono borracce e qualche schiaffo. Col tempo le cose sono decisamente migliorate. Fra i due ora c’è una bella amicizia a tal punto che qualche anno fa Nibali si spese non poco per portare l’ex nemico nella sua stessa squadra, la Liquigas. Operazione poi non riuscita per motivi economici.

Tre milioni. A fine 2012 Nibali ha firmato un triennale per l’Astana, squadra kazaka gestita dall’ex grande campione Aleksandr Vinokourov. Le voci parlano di tre milioni netti a stagione. Una cifra che ti cambia la vita anche se Vincenzo è sempre stato una bella formichina e non ha mai buttato via i soldi. Con i primi guadagni si è comprato una casa proprio a Mastromarco dove ora vive il fratello Antonio, dilettante e ovviamente affidato alle cure di Franceschi. Facile immaginare che una volta passato professionista Antonio raggiunga Vincenzo all’Astana.

Le auto e la velocità. Come dice un vecchio proverbio, i soldi vanno ai soldi e Nibali, che ora non ha più problemi finanziari, ogni volta che torna a Mastromarco viene trattato come un principino. Capelli gratis dal barbiere, abbigliamento in omaggio da “Vescovi sport”, il negozio gestito dalla famiglia Vescovi che ha un avo famoso: Raffaello, difensore sopraffino, vinse lo scudetto col Cagliari di Gigi Riva, nel 1965. E poi c’è il benzinaio, il cui privilegio è quello di lavargli l’auto senza chiedere un centesimo. Già, le auto, un vecchio pallino di Vincenzo. Aveva un’Audi A4 che sembrava un go-kart. «Veniva giù in discesa - racconta Raniero Bindi, uno dei suoi amici più fidati - come un missile. Forse si spiega anche così la sua padronanza a scendere in bici: non ha mai avuto paura». Ora che ha sposato Rachele, però, è diventato più morbido nella guida. E l’Audi go-kart è stata sostituita da un più comodo Suv Mercedes.

“Gli Schizzati”. Il cuore della passione per lo Squalo a Mastromarco pulsa soprattutto al circolo ricreativo Arci “Gli Schizzati”. In realtà il nome doveva essere diverso, ovvero “I CanNibali”, gli adepti del famoso fan club, ma i due nuovi gestori del locale hanno pensato che sarebbe stato troppo di parte. Come troppo di parte? Perché a Mastromarco c’è qualcuno che tifa contro Nibali? «No, tifare contro no - spiega Carlo Alberto Malucchi da dietro il bancone - ma si sa come va nei bar: non si può essere tutti d’accordo altrimenti che bar sarebbe». Carlo Alberto, uno dei nipoti di Bruno Malucchi, storico presidente della società ciclistica, è quasi un coetaneo di Nibali e lo aveva seguito anche in cima al mondo. Cioè, alla Bola del Mundo, la montagna spagnola che consacrò Vincenzo alla Vuelta del 2010. «Trionfo memorabile - ricorda Malucchi junior - . Quattro chilometri a piedi insalita per essere lì e abbracciare Vincenzo dopo l’arrivo».

Cavendish? E chi lo conosce. Al ritorno all’aeroporto di Firenze c’era un gruppo di una trentina di CanNibali scatenati. Sullo stesso volo e sempre dalla Spagna rientrava in Toscana anche Mark Cavendish. Appena apparse Vincenzo si scatenò l’inferno mentre Cavendish, che pure era già un personaggio, passò inosservato. «Ma chi se ne frega del Cav - il commento più gettonato - noi abbiamo il nuovo re di Spagna».

In cinquanta a Brescia. Ieri a Brescia per il trionfo rosa sono partiti in cinquanta. Un pullmann, un prosciutto, un salame, una mortadella e tanto vino. Stavolta niente braciata, perché per motivi di sicurezza non potevano portarsi dietro la bombola del gas. Racconta Enrico Tesi, 58 anni, pensionato e fotografo del club: «È andata alla grande. In attesa di preparare la grande festa a casa nostra. Cosa faremo? Ancora non so, ma la vittoria del Giro è qualcosa di veramente importante per una comunità piccola come la nostra. Di sicuro la fantasia non ci manca».

Campane a festa. Come a Maranello per i trionfi Ferrari a Mastromarco le campane suonano a festa ogni volta che Nibali firma un successo. Figurarsi se don Francesco, da mezzo secolo priore della chiesa di Santa Teresa del Bambin Gesù, si lascia scappare queste occasioni. Tesi precisa: «Sempre stato un grande appassionato di ciclismo, il nostro don Francesco, e quando facciamo festa soprattutto in piazza non manca mai. È un po’ su con gli anni ma lo spirito è quello di un ragazzino. E poi anche lui stravede per Nibali. Un ragazzo d’oro che merita di essere arrivato così in alto». E di aver portato un po’ di gloria a Mastromarco e nel Triangolo delle Bermude.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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