Gioco
La rabbia di Nicola contro l’arbitro poi elogia la squadra
Il vantaggio del Brescia nato da un calcio d’angolo inventato Spinelli protesta con Abodi: «Più tutela, così non va bene»
INVIATO A BRESCIA. Non brillano gli occhi di Nicola, anzi. Sprizzano rabbia. Che è successo? «Lasciamo stare, diciamo che non ho voglia di parlare…». Che c'è sotto? L'unica ipotesi è che Nicola sia infuriato per l'episodio del gol del Brescia. Poi i dubbi crollano quando si presenta Attilio Perotti. «Conoscete il nostro mister, lui ama parlare solo della partita. Forse dopo dirà due parole (come infatti avverrà prima di salire sul pullman, ndr) ma adesso ci sono dei concetti che ci tengo a precisare io. Non ci siamo mai lamentati durante tutta la stagione, abbiamo scelto la linea del rispetto e del silenzio sulle decisioni arbitrali. Stavolta però non possiamo passarci sopra».Perotti riordina le idee. «L'episodio del gol del Brescia è incredibile. Abbiamo un arbitro che prende una decisione e un assistente di linea che lo costringe a cambiare, sbagliando clamorosamente. Da quell'errore è arrivato il gol e guardate che sono proprio questi piccoli episodi che spesso fanno la differenza. Immaginate la mazzata che abbiamo preso: avevamo il possesso della partita e ci siamo trovati sotto 1-0 per un errore non nostro». Attimo di silenzio, Perotti parla poco ma quando lo fa non sbaglia un colpo: «Vorrei poi sapere quale unità di misura viene presa per i minuti di recupero. Contro il Sassuolo, dopo una partita spezzettata in continuazione e con sei cambi, l'arbitro ha dato 5' di recupero. Oggi, con gli stessi cambi ma un decimo di interruzioni, sono stati dati 6' di recupero. Che logica c'è? È inutile fare riunioni coi capitani, con gli allenatori, se poi in campo ognuno fa cosa gli pare». Prima di andare via c'è una carezza per la squadra: «Dopo le mazzate ci rialziamo sempre. Abbiamo giocato una gran bella partita sotto ogni profilo, dalla personalità al senso tattico».
Nicola e la sua cura. Perotti saluta, torna nello spogliatoio da dove esce Davide Nicola. Va dritto quando vede le telecamere e i microfoni, si ferma solo davanti al pullman, prima di salire. L'aria di “giornalisti amici” lo rinfranca. «Sono soddisfatto di questa prestazione, ringrazio i ragazzi e tutto lo staff che durante la settimana si è adoperato per regalare serenità ai ragazzi. Già, serenità, perché non dovevamo abbatterci dopo la sconfitta di Modena. I ragazzi hanno dato l'anima, sempre, e quando c'è la prestazione a me va bene». Prestazione che c'è stata anche a Brescia. «La partita è stata preparata bene, tatticamente abbiamo fatto scelte che si sono rivelate giuste. Abbiamo un modulo col quale ci troviamo bene, ma qui a Brescia abbiamo capito di avere anche una soluzione alternativa che ci lascia a nostro agio. Con una punta e un centrocampo più folto abbiamo chiuso bene gli spazi al Brescia».Nicola ha voglia di salire sul pullman, «ora recuperiamo energie e pensiamo al ritorno. È un bel risultato ma dovremo comunque stare attenti alla voglia del Brescia di ribaltare la situazione».
Spinelli e Abodi. Scena eloquente e inquietante all'intervallo. Il presidente della Lega di B Abodi si avvicina a Spinelli, il presidente è ancora impietrito per il gol. Ci avviciniamo. Facciamo notare che il gol del Brescia è nato da un calcio d'angolo inventato, perché quella era una rimessa da fondo a favore del Livorno. Spinelli si volta verso Abodi. «Ha sentito? Così non va bene…». Il vice Silvano Siri, lì vicino, annuisce: «Si era visto anche dal vivo, era netto». Abodi, in difficoltà, allarga le braccia: «Ci ha messo lo zampino il diavolo. Mica sempre da un calcio d'angolo nasce un gol…». Vero, ma mica sempre trovi un giudice di linea che fa cambiare le decisioni dell'arbitro? A fine partita Spinelli, in compagnia di Perotti e Armenia, è invece decisamente più rilassato. «Questo gol di Paulinho ci voleva proprio. Ci meritavamo alla grande il pareggio. Bravo Nicola che ha schierato in campo una squadra compatta, con un bel centrocampo. Ora è importante non pensare al pareggio, al ritorno servirà un'altra grande partita. Ma sono fiero della mia squadra».
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