Gioco
Dal colpo al cuore al gol liberatorio di “Paolo”
La partita vista davanti al maxischermo del Cral Eni con 320 tifosi: «E ora nel ritorno si mangiano»
LIVORNO. Le facce sbiadite e scavate dalla sofferenza, d'improvviso riprendono corpo e colore, e un sorriso fa capolino, ad allentare la tensione. «Questi ci fanno prendere un colpo al cuore - urla Bruno, tifoso che di partite ne ha viste di certo abbastanza - ma siamo contenti così, il pareggio è un risultato positivo in vista del ritorno. Forza Livorno». Soddisfazione, è la parola corretta per descrivere la reazione del pubblico livornese all'1-1 del Rigamonti. Concetto sintetizzato da Omar Franchi, trentenne pronto a gustarsi il ritorno in curva Nord. «Una buona gara - afferma - che ci regala serenità. Domenica sera i nostri avranno l'appoggio dei 15mila del Picchi, saremo talmente affamati che il Brescia ce lo mangiamo».
L'andata della semifinale playoff, vista insieme agli occhi dei sostenitori del Cral Eni, è uno di quegli avvenimenti che fa tanto "sentir comune". Un cartello affisso al cancello del circolo, già nella mattinata annunciava che per i ritardatari non ci sarebbe stata trippa per gatti: biglietti esauriti (al costo di 4 euro ciascuno), 320 poltroncine tutte occupate. E infatti, alle 18.30, nella sala-cinema non c'è posto nemmeno per uno spillo. Gli amaranto sbucano dal sottopassaggio e scatta, fragoroso, l'applauso. "Crediamoci", è il ritornello più gettonato. Il pubblico medio del Cral è quello di gradinata-curve laterali, ma non per questo meno appassionato. È tanta la voglia di gioire e liberarsi del macigno inghiottito a Modena, che al primo tiro da distanza impossibile di Emerson, alcuni saltano in piedi con l'esultanza strozzata in gola.
La gara è nervosa, ma il Livorno gioca di fioretto, mentre il Brescia utilizza la sciabola. «Ci picchiano come fabbri, non è possibile che l'arbitro non abbia ancora ammonito nessuno». L'aria è tesa, a tratti si rasenta la rassegnazione e quando Caracciolo di testa batte Mazzoni, il funerale sembra già celebrato. Ma è un soffio, perché le immagini dimostrano come il calcio d'angolo da cui è scaturito il gol bresciano non ci fosse, ingiustizia che rianima il pubblico amaranto. Finisce il primo tempo è il sentimento più diffuso è quello della speranza. «Nonostante lo svantaggio ho visto un buon Livorno - racconta nell'intervallo Curzio Galatolo, dirigente del club Magnozzi - io sono fiducioso, perché al momento il pareggio sarebbe di sicuro il risultato più giusto. Spero solo in un attegiamento meno rinunciatario».
Nella ripresa non c'è neanche il tempo per capire come andrà che Paulinho raccoglie in area, stoppa di petto e realizza il pari. Al Cral Eni scoppia la festa, un'esultanza che sa tanto di liberazione. E allora arriva il tempo per le battute e le prese in giro. Si ironizza sulle condizioni atletiche del brasiliano-bresciano Sodinha («hai un fisico da lanciatore di coriandoli!»), sulla somiglianza fra Arcari e Milito, e sul nome di estremo appeal per gli sfottò di casa nostra ("Il Budel di tu mà!"). Altri bersagli diventano l'arbitro Ciampi e i commentatori di Sky. Sei minuti di recupero ("Mai visti così tanti") e, infine, il fischio finale. Il coro è unanime: "Brescia, ti aspettiamo a Livorno per farti la pelle".
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